Oggi vi riporto una Mail della mia amica Dr.ssa Alice Vignoli (medico allergologo Policlinico di Modena), che i soci di Accademia della Narrazione, ricorderanno per il seminario tenuto lo scorso anno sulle allergie. Ho pregato Alice, che aveva fatto un POST su FB, di scrivere per il nostro BLOG. Ringrazio Alice per la disponibilità e la pronta risposta. Alice è madre di uno splendido bambino di nome Giulio.

Riflessioni di mamma.

Buongiorno…voglio scrivere questa lettera aperta ai lettori del blog, mossa da un dolore quasi fisico che ha colpito me e mio marito in occasione dell’ultima tragica notizia del padre che ha gettato il bambino di 16 mesi nel Tevere. Poco tempo fa, un altro bambino messo IN LAVATRICE, e ancora, un bambino dimenticato in auto e morto per caldo, sete o chissà quale altra atroce sofferenza.

E sono solo i casi più eclatanti, quello che viene alla ribalta perchè clanmoroso, ma chissà quante situazioni tragiche ci sono, quanti bambini sono sottoposti a torture e maltrattamenti fisici e psicologici ogni giorno, senza che questo diventi una notizia.

Da persone e soprattutto da genitori, sperimentando quotidianamente la meraviglia di vedere un bambino che cresce, e al contempo avvertendo tutta la fragilità dei bambini, la loro ingenuità e la loro mancanza di difese, in virtù di questa meravigliosa ingenuità e buona disposizione d’animo naturale, ci è venuto spontaneo chiederci se queste persone, che per problemi di vario tipo, personali, di lavoro, relazionali o quant’altro, meritino di continuare a vivere, nel momento in cui decidono ( e sono fermamente convinta che di decisione si tratti, al di là dei problemi psichici non credo si possa parlare di incapacità di intendere in molti di questi casi) di spezzare la vita di una creatura indifesa, creatura alla quale paradossalmente proprio loro hanno dato la vita.

Penso che una parte del problema sia dovuta alla non comprensione delle proprie difficoltà, dei propri problemi psicologici, che porta anche a volte a non essere consapevoli di ciò che si sta facendo: mettere al mondo un figlio comporta uno sforzo fisico e psichico enorme, al quale nemmeno chi è più consapevole di sè molte volte è preparato, è una sfida quotidiana alle proprie capacità personali e relazionali, che mette in crisi (nell’accezione di “cambiamento” del termine) ogni giorno. Quindi certamente in un contesto in cui un figlio “capita”, magari per ignoranza dei genitori (sembra incredibile, ma c’è), non sempre ci sono i presupposti mentali per affrontare una simile esperienza. Anzi, spesso credo che il figlio serva per “tamponare”, lenire in qualche modo un dolore di fondo che la prospettiva di una nuova vita che nasce sembra poter spazzare via. Non è vero.

L’altro aspetto che mi sembra molto rilevante è che il paziente con problemi psichici, molto spesso, è abbandonato a se stesso, e la famiglia che gli gravita intorno, pure. O ti puoi permettere una terapia individuale, a tue spese, o hai problemi così eclatanti da essere seguito a livello psichiatrico, dove però spesso viene dato uno o più farmaci e un minimo di psicoterapia volta soprattutto a capire se coi farmaci sei in compenso. Resta fuori tutta una serie di difficoltà meno gravi nei confronti delle quali la persona è sola. In tale contesto possono maturare anche gesti estremi. Tuttavia non mi sento comunque di giustificare un uomo che spezza la vita di suo figlio, magari perchè è incazzato perchè la moglie non gli lascia vedere il figlio, che mi è sembrato l’ultimo caso… non posso pensare che una persona così, sebbene morta dentro come dici tu, possa continuare a vivere.

Dite la vostra!!

Tanti spunti interessanti. Di pancia mi viene di riportare le parole che ho postato su FB “… a mio parere una persona cosi’ era gia’ morta prima ed e’ x sempre finita dopo… Il problema e’ che al mondo di zombi viventi ce n’e’ un tot… Sono gia’ morti dentro e nn aspettano altro di ribadirlo al mondo… E’ un problema sociale xche’ e’ il sistema che produce zombi…

Il mondo delle Violenze sui bambini è purtroppo vasto e complesso.

Due idee per il popolo del  BLOG:

di fronte ai fatti della vita c’è sempre una possibilità alternativa, perchè non provare a percorrere altre strade. La via più facile (per questo si dice dei vigliacchi) è prendersela con i più deboli BAMBINI e DONNE;

si parla in Italia da anni di affiancare al medico di base uno psicologo di base: spendiamo di più, ma spendere per migliorare la qualità della vita è un investimento… e aldilà di tutto se potesse servire a salvare una sola vita (aldilà dei costi) sarebbe ben fatto.

http://www.psicologipuglia.it/images/stories/file/il-sogno-degli-psicologi-affincare-i-medici-di-base.pdf