Oggi vi parlerò di un libro che mi ha consigliato una lettrice del blog… di cui in un primo momento successivo alla lettura avevo deciso di non parlare in questo spazio. Il libro si chiama “La separazione del Maschio” di Francesco Piccolo.

I contenuti (da un sito di vendite on-line)

Il protagonista di questo libro, il Maschio, è un padre capace di tenerezza e di attenzione (mah !!!) , è un marito allegro e appassionato (ma dove!!!) . Ma ha molte altre donne. Relazioni di lunga durata, in cui il sesso è il veicolo primario attraverso il quale passano la comunicazione, l’affetto, la curiosità, la scoperta dell’altro. Il sesso è un pensiero costante, un’ossessione e una consuetudine, un modo per entrare in contatto con il mondo esterno. Più ancora della seduzione e della conquista, più dell’amore che in forme diverse è parte fondamentale di ciascuna di queste relazioni. E questa la separazione del maschio, dunque. Dove per maschio s’intende davvero, genericamente, il maschio di uomo nell’apice dell’età riproduttiva, in un ambiente circostante quanto mai generoso di sollecitazioni e stimoli. E per separazione s’intendono due cose: quella, letterale, dalla moglie, a cui condurrà fatalmente il percorso del libro; e quella, fisica e metaforica, che divide all’interno dello stesso uomo il padre dal marito e dall’amante. Quasi che fosse impossibile conciliare gli impulsi e i sentimenti, quasi che l’unica strada per tenere tutto insieme fosse una rigida compartimentazione, cioè: vivere molte vite.

L’AUTORE (da Wikipedia)

Francesco Piccolo (Caserta, 1964) è uno scrittore e sceneggiatoreitaliano. Ha scritto romanzi e raccolte di racconti: Allegro occidentale, E se c’ero dormivo, Il tempo imperfetto, Storie di primogeniti e figli unici (tutti pubblicati da Feltrinelli), l’Italia spensierata (Laterza) eLa separazione del maschio(Einaudi). Con Storie di primogeniti e figli unici ha vinto il Premio Giuseppe Berto e il Premio letterario Piero Chiara. Il suo ultimo libro, edito da Einaudi si intitola “Momenti di trascurabile felicità”, una raccolta di aneddoti sulla felicità delle piccole cose quotidiane. Ha lavorato anche per il cinema scrivendo sceneggiature, tra cui ricordiamo My Name Is Tanino, Paz! (tratto dai fumetti di Andrea Pazienza), Ovunque sei, Il caimano, Nemmeno in un sogno, Caos calmo Giorni e nuvole e “Habemus Papam“. Collabora con riviste e quotidiani e tiene una rubrica su l’Unità. Attualmente vive a Roma e cura il laboratorio di sceneggiatura al D.A.M.S. della terza Università di Roma.

E’ un libro che definirei pericoloso. Credo sia diventato un po’ di moda scrivere libri sulla sessualità. Per il lettore è un po’ come assistere ad un film porno di quelli con un po’ di trama. Il protagonista è l’espressione del MASCHIO che segue l’ORMONE, perdendo nella relazione d’AMORE la parte più bella. Il protagonista mi ha irritato, non poco, ma in una visione circolare mi hanno irritato le donne che girano da co-protagoniste, rese dalla storia senza’ANIMA, forse proprio come oggi diventano tante donne deprivate della propria ESSENZA da esperienze di vita tali da renderle OGGETTO DISPONIBILE, in uno spettro psicopatologico da disturbo Borderline di personalità, raccontato a sè stesse e agli altri come una possibile via di libertà, ma che in realtà imprigiona nel VUOTO ASSOLUTO della NON RELAZIONE.

Il libro, tolta questa parte istintuale guidata da questo mega ORMONE del protagonista, trasmette altri piccoli frame di interesse psicologico, nella relazione padre figlia, in cui un padre presente può tuttavia risultare assente se esaurito da esperienze fuori dalla famiglia e tuttavia provare (almeno a detta dell’autore) un brivido di sana tristezza nel vedere la figlia che cresce e il tempo che passa. Il tempo, che fa sentire il VUOTO e che anche quando può sembrare domato e appagato da tanta sessualità, ritorna come vomito inconscio di angoscia per il suo procedere… quasi che anche la strada delle più vite (le più sessualità) si stringa inevitabilmente verso la vecchiaia, in cui però l’animale maschio rischierà di trovarsi solo con la sua aridità e con i ricordi di una giovinezza che (nonostante tutto) non torna.