Un sintomo non nasce nel vuoto

La tradizione sistemico-relazionale ha sempre diffidato delle spiegazioni lineari.

Quando una persona manifesta un sintomo, la domanda non riguarda soltanto ciò che accade dentro di lei, ma anche ciò che accade nel sistema di relazioni di cui fa parte.

L’ansia, in questa prospettiva, non è semplicemente un disturbo individuale.

Può diventare una risposta adattiva a una tensione relazionale.

Può contribuire a mantenere un equilibrio.

Può evitare un conflitto.

Può proteggere un legame.

Può persino impedire un cambiamento che il sistema non è ancora pronto ad affrontare.

Il sintomo come regolatore delle distanze

In molte famiglie e coppie il sintomo svolge una funzione invisibile.

Una persona sviluppa l’ansia e l’intero sistema si organizza attorno a quel problema.

Si riducono i conflitti.

Si mobilitano cure.

Si rinforzano vicinanze.

Si ridefiniscono ruoli.

Il sintomo diventa una sorta di organizzatore relazionale.

Non perché qualcuno lo scelga volontariamente.

Ma perché il sistema trova inconsapevolmente un nuovo equilibrio.

Quando guarire diventa difficile

Da questa prospettiva comprendiamo un fenomeno apparentemente paradossale.

Talvolta il paziente desidera guarire.

Anche il terapeuta lavora per la guarigione.

Eppure qualcosa sembra ostacolare il cambiamento.

Perché?

Perché la scomparsa del sintomo obbligherebbe l’intero sistema a riorganizzarsi.

E non tutti sono pronti a pagare quel prezzo.

Vignetta clinica

Un uomo arriva in terapia dopo anni di attacchi di panico.

Il primo episodio compare durante un viaggio in automobile.

Improvvisamente sente il cuore accelerare, le gambe irrigidirsi e la sensazione di perdere il controllo.

Da quel momento evita progressivamente autostrade, treni e aerei.

La sua vita si restringe.

Ogni spostamento diventa una prova.

Nel corso della terapia lavoriamo sui significati del sintomo, sulla sua storia personale e sulle relazioni familiari.

Gli attacchi diminuiscono.

Riprende gradualmente a guidare.

Ricomincia a viaggiare.

Il sintomo sembra risolversi.

Ma è proprio in quel momento che emerge qualcosa di inatteso.

La moglie, fino ad allora apparentemente tranquilla, inizia a mostrare paure ancora più intense delle sue.

Evita luoghi, situazioni e spostamenti.

L’attenzione della coppia si sposta improvvisamente su di lei.

Nel corso del lavoro diventa sempre più evidente che il sintomo dell’uomo aveva svolto per anni una funzione relazionale.

L’ansia aveva occupato tutto lo spazio disponibile, impedendo alla coppia di confrontarsi con una crisi profonda che esisteva da tempo.

Finché c’era il panico, il problema era il panico.

Quando il panico scompare, resta la coppia.

Qualche mese dopo i due decidono consensualmente di separarsi.

Non ci sono più attacchi di panico.

Non ci sono più fobie.

Entrambi costruiscono nuove relazioni affettive e, a distanza di anni, conducono una vita soddisfacente.

La domanda sistemica non diventa allora:

“Come abbiamo eliminato il sintomo?”

Ma:

“Quale funzione stava svolgendo quel sintomo nella loro storia?”

L’ansia come richiesta del sistema

Talvolta il sintomo sembra dire:

“Fermatevi.”

Altre volte:

“Qualcosa deve cambiare.”

Oppure:

“State evitando di guardare un problema più grande.”

In questa prospettiva l’ansia non è soltanto una sofferenza individuale.

Può diventare una comunicazione relazionale.

Un messaggio che il sistema invia attraverso il membro più sensibile.

Una domanda diversa

Quando una persona entra nel mio studio dicendo:

“Ho gli attacchi di panico”

spesso non mi chiedo soltanto:

“Che cosa le sta accadendo?”

Mi chiedo anche:

  • Che cosa sta accadendo nella sua famiglia?
  • Nella sua coppia?
  • Nella sua rete di relazioni?
  • Quale cambiamento è in corso?
  • Quale equilibrio rischia di rompersi?

Perché, molte volte, il sintomo non parla soltanto della persona che lo manifesta.

Parla della storia relazionale che quella persona sta vivendo

“Dal punto di vista sistemico l’ansia non è soltanto una risposta individuale. È spesso una conversazione silenziosa tra una persona e il sistema di relazioni di cui fa parte.”

Quando l’ansia compare nei passaggi della vita

Dal punto di vista sistemico l’ansia non compare casualmente.

Molto spesso emerge nei momenti in cui una persona, una coppia o una famiglia stanno attraversando un passaggio evolutivo importante.

Ogni cambiamento richiede infatti una riorganizzazione degli equilibri precedenti e non sempre il sistema è pronto ad affrontarla.

L’ansia può comparire nell’adolescenza, quando il giovane è chiamato a separarsi gradualmente dalla famiglia e a costruire una propria identità.

Può emergere nei giovani adulti quando si affacciano le prime responsabilità lavorative, la costruzione di una coppia stabile o il distacco definitivo dalla famiglia d’origine.

È frequente nelle coppie che affrontano la nascita del primo figlio, evento che modifica profondamente ruoli, aspettative e modalità relazionali.

Può comparire quando i figli diventano adolescenti e chiedono maggiore autonomia, mettendo in discussione modelli educativi e gerarchie familiari.

Talvolta emerge quando i figli lasciano la casa, nel cosiddetto “nido vuoto”, costringendo la coppia a ritrovarsi senza il ruolo genitoriale che per anni aveva organizzato la relazione.

Anche pensionamento, malattia, separazioni, lutti e nuovi legami affettivi rappresentano momenti particolarmente sensibili.

Da questa prospettiva l’ansia non è necessariamente il segnale di una patologia.

Può essere la risposta naturale di un sistema che sta cercando un nuovo equilibrio.

Esistono famiglie più predisposte all’ansia?

La terapia sistemica ha mostrato che non esistono famiglie “colpevoli” dell’ansia.

Esistono però organizzazioni relazionali che possono rendere più difficile lo sviluppo della sicurezza personale.

L’ansia compare più facilmente nelle famiglie caratterizzate da elevata preoccupazione reciproca, forte controllo, difficoltà nella separazione emotiva e scarsa tolleranza dell’incertezza.

Sono contesti nei quali il mondo viene spesso raccontato come pericoloso, imprevedibile o minaccioso.

In alcune famiglie la protezione diventa così intensa da limitare progressivamente l’autonomia dei figli.

In altre il conflitto viene evitato sistematicamente e il sintomo finisce per esprimere tensioni che non trovano spazio nelle parole.

Talvolta l’ansia attraversa generazioni diverse. Non si eredita semplicemente una predisposizione biologica, ma anche modalità di lettura della realtà, strategie di fronteggiamento e convinzioni implicite sul pericolo, sulla fragilità e sulla sicurezza.

Per questo motivo, quando incontriamo una persona che soffre di ansia, raramente osserviamo soltanto un individuo.

Osserviamo una storia familiare, una rete di relazioni e un sistema di significati che si è costruito nel tempo.

Bibliografia ragionata

Bateson, Gregory (1972). Verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi (ed. italiana 1976).
Testo fondamentale per comprendere il pensiero sistemico e l’idea che i sintomi possano essere letti all’interno delle reti relazionali e comunicative.

Minuchin, Salvador (1974). Famiglie e terapia della famiglia. Roma: Astrolabio.
Opera classica sulla struttura familiare e sul rapporto tra sintomi individuali e organizzazione del sistema familiare.

Haley, Jay (1976). Problem Solving Therapy. San Francisco: Jossey-Bass.
Uno dei testi che hanno maggiormente influenzato la comprensione strategica del sintomo come elemento inserito in una sequenza relazionale.

Selvini Palazzoli, Mara, Boscolo, Luigi, Cecchin, Gianfranco, Prata, Giuliana (1978). Paradosso e controparadosso. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Testo storico della scuola sistemica milanese sulla funzione del sintomo nei sistemi familiari.

Sluzki, Carlos E. (1996). La rete sociale nella pratica sistemica. Torino: Bollati Boringhieri.
Approfondisce il ruolo delle reti relazionali nella comparsa, nel mantenimento e nella risoluzione dei sintomi psicologici.

Andolfi, Maurizio (2014). Il padre ritrovato. Milano: FrancoAngeli.
Una riflessione contemporanea sulle dinamiche familiari e sui passaggi del ciclo vitale.

Carter, Betty & McGoldrick, Monica (1989). The Changing Family Life Cycle. Boston: Allyn & Bacon.
Probabilmente il testo più importante sul ciclo vitale familiare e sulle crisi evolutive che accompagnano i cambiamenti della famiglia.