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Promozioni, bocciature, compiti delle vacanze e ciò che i ragazzi porteranno con sé per tutta la vita

È finito anche questo anno scolastico.

In questi giorni molti ragazzi si sono imbattuti nelle sentenze di promozione, rimandatura o bocciatura. Anche quest’anno ho seguito alcuni giovani con difficoltà scolastiche e psicologiche e, come accade spesso a giugno, ho ricevuto diversi messaggi che mi informavano sugli esiti finali. Alcuni erano felici, altri preoccupati, altri ancora delusi.

Naturalmente una difficoltà psicologica è diversa da una difficoltà scolastica. Tuttavia, nella mia esperienza clinica, spesso le due dimensioni si incontrano. Un disagio emotivo può trasformarsi in una perdita di concentrazione, in una demotivazione allo studio, in un progressivo allontanamento dalla scuola. Altre volte accade il contrario: una sofferenza scolastica prolungata può diventare una ferita all’autostima e al senso di efficacia personale.

In questi anni ho avuto modo di conoscere molti insegnanti attraverso i ragazzi che seguo. Ho incontrato docenti straordinari, capaci di lasciare segni positivi che durano una vita, e altri che probabilmente non si sono mai accorti dell’effetto che le loro parole producevano.

In questo momento di festa e di chiusura di un percorso, vorrei proporre alcune riflessioni ad alta voce.

Quanto un insegnante si mette in discussione?

Quando un ragazzo incontra difficoltà in una materia, quanto l’insegnante si interroga sul proprio metodo?

Quando uno studente chiede di rispiegare un argomento, è davvero soltanto disattenzione? È davvero mancanza di impegno? Oppure potrebbe essere il segnale che qualcosa nella comunicazione non ha funzionato?

Naturalmente esistono differenze individuali, capacità diverse, motivazioni differenti. Ma la domanda rimane: quanto siamo disponibili, come adulti, a considerare che anche il nostro modo di insegnare possa essere migliorato?

I ragazzi non imparano soltanto dalle informazioni che ricevono. Imparano anche dalla passione che vedono negli occhi di chi insegna, dalla capacità di coinvolgere, dalla sensazione di essere compresi.

Il voto: misura o giudizio?

Alla fine dell’anno arrivano i voti.

I voti sono necessari. Una scuola senza valutazione sarebbe difficilmente immaginabile. Ma il problema non è il voto in sé: è l’uso che ne facciamo.

Quanto il voto serve a misurare un percorso e quanto diventa uno strumento di punizione?

Quanto teniamo conto del fatto che per molti ragazzi il riconoscimento rappresenta una delle più importanti motivazioni allo studio?

Molte disaffezioni verso determinate materie non nascono dalla materia stessa, ma dalla relazione con il docente che la insegna.

Un ragazzo può amare la letteratura grazie a un professore appassionato e arrivare a detestarla con un altro. Può scoprire la bellezza della matematica oppure convincersi di essere “negato” per sempre.

Il voto dovrebbe essere una fotografia parziale e provvisoria, non una diagnosi della persona.

Ho conosciuto studenti mediocri diventati professionisti eccellenti e studenti brillanti che hanno faticato a trovare la propria strada. La vita è molto più ampia di una pagella.

I compiti delle vacanze e il diritto al riposo

Forse ho avuto la fortuna di incontrare insegnanti particolarmente illuminati.

Mi hanno insegnato a studiare, ma anche a vivere.

Mi hanno stimolato allo sport, al teatro, alla lettura, al cinema. Mi hanno fatto capire che la cultura non coincide con il programma scolastico.

Ricordo con gratitudine il professor Adduci, il professor Cifarelli, il professor Sciscioli, la professoressa Mascoli e molti altri.

Sono ancora oggi un coro di voci che porto dentro di me.

Per questo guardo con qualche perplessità alla progressiva invasione del tempo libero dei ragazzi.

Lo studio è per il giovane ciò che il lavoro è per l’adulto.

Provate a immaginare di andare in ferie e ricevere quotidianamente telefonate dall’ufficio, pratiche da completare, relazioni da consegnare. Probabilmente non chiameremmo più quel periodo “vacanza”.

Eppure molti ragazzi vivono qualcosa di simile.

Non sto sostenendo che durante l’estate si debba smettere di leggere, riflettere o imparare. Al contrario. La curiosità dovrebbe accompagnarci tutto l’anno.

Mi chiedo però se una parte di quel tempo non debba essere restituita alla vita: alle amicizie, allo sport, ai viaggi, alle esperienze, alle passioni, perfino alla noia.

Anche la noia, a volte, educa.

Una scuola che è cambiata

I ragazzi di oggi non sono quelli degli anni Ottanta.

Vivono in un mondo più veloce, più competitivo, più esposto al giudizio.

Sono continuamente confrontati con immagini di successo, perfezione e prestazione attraverso i social network.

Molti di loro mostrano fragilità emotive che un tempo vedevamo meno frequentemente: ansia, attacchi di panico, ritiro sociale, sentimenti di inadeguatezza, difficoltà relazionali.

Quando un ragazzo non studia, non sempre è pigro.

A volte è semplicemente stanco.

A volte è spaventato.

A volte si sente solo.

Questo non significa abbassare le richieste o eliminare le regole.

Significa ricordarsi che dietro ogni rendimento scolastico esiste una persona.

La violenza che cresce

C’è però un’altra riflessione che non possiamo ignorare.

Negli ultimi anni assistiamo sempre più spesso a episodi di aggressività verbale e fisica verso insegnanti e compagni.

Sarebbe ingiusto attribuire tutte le responsabilità agli adulti.

Anche i ragazzi devono essere educati al rispetto, alla responsabilità e alla capacità di tollerare la frustrazione.

Il rispetto dell’autorità non può essere sostituito dall’insulto.

Così come l’autorità non dovrebbe trasformarsi in autoritarismo.

La scuola è uno dei pochi luoghi in cui si impara che il mondo non ruota soltanto attorno ai propri desideri.

E questa rimane una lezione fondamentale.

La responsabilità degli adulti

Anche le famiglie sono cambiate.

Talvolta i genitori si schierano automaticamente contro la scuola.

Altre volte delegano completamente agli insegnanti il compito educativo.

Entrambe le posizioni rischiano di essere inefficaci.

I ragazzi crescono meglio quando percepiscono una comunità educativa capace di dialogare pur mantenendo ruoli differenti.

Nessun insegnante può sostituire una famiglia.

Nessuna famiglia può sostituire una scuola.

Ma entrambe possono contribuire a costruire il futuro di un giovane.

Ai ragazzi

Adesso alcuni di voi stanno affrontando l’ultimo sforzo: l’esame di maturità.

Vi faccio i miei auguri.

Non soltanto per l’esame.

Per la vita.

Non confondete mai un voto con il vostro valore.

Non confondete un’insufficienza con un fallimento.

Non confondete una bocciatura con una condanna.

La vita è molto più creativa dei programmi scolastici e spesso le strade più interessanti nascono proprio dagli imprevisti.

Studiate.

Leggete.

Fate sport.

Andate al cinema.

Viaggiate.

Ascoltate musica.

Innamoratevi.

Coltivate amicizie.

La cultura non è soltanto quella che si trova nei libri. È tutto ciò che vi aiuta a comprendere meglio il mondo e voi stessi.

E ricordatevi che gli insegnanti che oggi vi sembrano insopportabili, meravigliosi, severi o incomprensibili, sono persone come voi.

Alcuni diventeranno voci che continuerete ad ascoltare per tutta la vita.

Altri saranno ostacoli che vi avranno insegnato, loro malgrado, a resistere.

La scuola finirà.

Quello che resterà dentro di voi, invece, vi accompagnerà per sempre.

Buone vacanze.

Bibliografia ragionata

  • Lettera a una professoressa – Scuola di Barbiana (1967), Libreria Editrice Fiorentina. Un classico della riflessione critica sulla scuola, sul merito e sulle disuguaglianze educative.
  • I sommersi e i salvati – Primo Levi (1986), Einaudi. Pur non essendo un testo sulla scuola, offre riflessioni profonde sulla responsabilità educativa, sull’autorità e sulla memoria.
  • Pedagogia degli oppressi – Paulo Freire (1968), Mondadori (ed. italiana). Un’opera fondamentale sul rapporto educativo come dialogo e crescita reciproca.
  • L’errore di Cartesio – Antonio Damasio (1994), Adelphi. Un contributo essenziale per comprendere il ruolo delle emozioni nei processi di apprendimento e nelle decisioni.
  • Emilio o dell’educazione – Jean-Jacques Rousseau (1762), varie edizioni. Uno dei testi fondativi del pensiero educativo moderno.
  • I ragazzi sono cambiati – Matteo Lancini (2022), Raffaello Cortina Editore. Un’analisi contemporanea delle nuove fragilità adolescenziali e del rapporto tra giovani, scuola e adulti.