Mi scrive una cara amica di Psises  cogliendo l’invito al commento dei lettori fatto alla fine dell’articolo “Come regolare il nostro bambino”. La ringrazio di cuore per aver dedicato tempo alla riflessione.

Buonasera,

che dire il modello pedagogico della regola è imperante e, soprattutto per i genitori al primo figlio è molto facile “cascare” nel pensiero che il bambino debba essere cresciuto con regole rigide, fin da neonato. Ho sentito persone dire alle giovani mamme “non tenerlo sempre in braccio se piange perché altrimenti non lo abitui a stare da solo nella culla”, oppure mamme esasperate dire che il neonato “è viziato” perché sta sempre al seno. Come se lui non fosse istinto. Per non parlare del metodo “fate la nanna” Estivill credo, che viene propugnato mi pare anche da un pediatra famoso del mio territorio e immagino abbia fatto sfracelli in diverse famiglie.
Purtroppo, però, per quanto mi riguarda se non avessi fatto una psicoterapia anche io sarei caduta nel tranello, e mica tutti possono permettersi il supporto di un terapeuta. Non sapete quante mamme sento dire al proprio figlio”sei uno stupido”, una frase tremenda.
Ogni giorno mi chiedo come educare e che peso dare alle regole, quante e quali dare. Da noi funziona che nostro figlio sa che a casa ci sono meno regole che a scuola, e scherziamo sul fatto che deve stare attento a non fare/dire cose di un certo tipo quando è fuori dalla famiglia. Poi abbiamo qualche regola anche interna, cui sono ammesse deroghe ogni tanto: ad esempio, una volta ogni tanto si può cenare davanti alla tv o andare a dormire senza lavare i denti. Lui non avrà gravi conseguenze e avrà il brivido di avere infranto una regola!

Cara lettrice,

mi trovi d’accordo sul fatto che spesso i genitori fondano l’educazione del figlio su regola e punizione. In effetti un campo come lo chiama il dott. Recalcati o confine come spesso lo definisco in seduta, è necessario. Ci pensa tanto la scuola che abitua il bambino alle regole per cui non è in discussione la regola quanto le punizioni e le modalità improprie di farla passare.

Il peso del quotidiano, le situazioni stressanti di vita, la richiesta di energia che richiede l’accudimento di un figlio e altre vicissitudini (individuali e familiari), provano i genitori a tal punto che il bambino, capace di captare umori, rabbie, emozioni del sistema (spesso li definisco cartine di tornasole tanto sono capaci di assorbire gli umori degli adulti e dipendere/reagire ad essi), diventa incontenibile per modalità e richieste, infrange regole, provoca con comportamenti che sa benissimo essere per il genitore irritanti. Il sistema genitoriale al collasso ricorre alla punizione creando un loop di fraintendimenti, sofferenze, rabbie che non solo non contengono il bambino ma tendono a cronicizzare uno schema di comportamento sistemico, che può diventare a volte etichetta per la persona psicologicamente più debole: “sei stupido”, “non sei un bravo bambino”, “se non obbedisci chiamo i vigili”, “adesso basta le prendi” etc.

Come dire in maniera provocatoria che con certi comportamento genitoriali il bambino disobbediente dimostra forza e sanità psicologica. Riprenderò con il prossimo articolo l’argomento.

Ringrazio ancora la lettrice che ha dato spunti su cui riflettere e concludo ribadendo che le situazioni sono talmente complesse da risultare uniche per modalità e gestione per cui ogni lettore/genitore deciderà il modo più idoneo di educazione tenendo conto dell’effettiva situazione contingente e strutturale.