Terremoto in Emilia: Immagini e poesia … di Massimo Verrina
Si agita la terra
tra il silenzio di una notte
che scivola nel letto della primavera.
Urla nel buio
accendono il terrore
mentre il cupo rombo implode
sull’inerme popolo.
Cedono le vecchie mura
tra sipari di lacrime
e l’agonia di chi spera
di ritrovare la luce.
Tutto è polvere
tra i vagiti di un’alba
che chiama aiuto
mostrando coraggio.
Mani volenterose
lavorano senza tempo
offrendo umiltà
e una speranza fra gli occhi
di chi non trova la sua identità.
Siamo nudi e impotenti
di fronte alla natura che grida
la sua verità
inghiottendo ricordi
e pagine d’amore.
Stringiamoci a loro
aiutiamoli a rinascere
ci sono mani tese verso il sole
nel canto di un’anima
che brucia di dolore
fra sussulti di rabbia.
Il viaggio sarà lungo
ma la vita del domani
ripagherà i nostri attimi
con un gesto di bontà
che ci ricambierà.
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Che belle parole cariche di sofferenza ma anche e per fortuna ricche di speranza.
Non ho vissuto in modo drammatico il terremoto perché nonostante fossi di Carpi, la mia abitazione non ha subito danni. Ma ho sentito i terremoti, ho avuto paura e ho provato per diversi giorni una sensazione di estraniazione e di rifiuto verso quello che per me era il luogo di rifugio, la mia "casa" intesa come "Home" e non solo "house" (costruzione).
Riappropriarsene non è stato semplice e non immagino nemmeno cosa si prova a non poter più nemmeno vedere quello che un'istante prima c'era e rappresentava la sicurezza.
Un pensiero di vicinanza a chi non c'è più, ma soprattuto a chi c'è ancora e fa battere il suo cuore per amor proprio e di chi lo circonda.