Ciao ragazzi, siamo ancora qui, pensate alla fortuna di avere semplicemente la possibilità di leggermi e per me di scrivervi. Non ci avete mai pensato?
Questo articolo avrebbe dovuto avere qualche foto fatta ieri durante una visita silenziosa ad alcuni luoghi più colpiti dal terremoto. Non pubblicherò le foto, perchè ne girano già tante nel WEB, come forma di rispetto per le persone colpite: se avessi perso la casa, non mi farebbe piacere pensare ai curiosi che guardano con pietà il mio dolore.
Sapete che la mia idea di fronte alla morte è quella del silenzio e della vicinanza: ci sono per voi, ma resto in silenzio perchè solo gli attori del dolore sanno cosa significa, resto vicino per darvi quello che posso in caso di richiesta.
Torniamo al giro fatto ieri con tre stupendi compagni di viaggio: la collega dr.ssa Daniela De Vito, la dr.ssa Linda Tancini, esperta di età evolutiva e l’amico Matteo Rasoli. Avevo bisogno di immergermi, di empatizzare.
Ci siamo trovati nel mezzo di situazioni irreali, non ci sarebbero parole, ma ci provo.
Mirandola, il centro chiuso completamente transennato, una città fantasma e senza accesso. Pensate alle persone che hanno lasciato tutto nei negozi, nelle case… tutto fermo, bloccato. Eppure intorno la gente provata da notti insonni, disagi, trauni e ferite, prova a riprendersi la vita: anziani per strada, ragazzi che camminano, biciclette… tante biciclette. Si prova lentamente ad uscire da un incubo. La zona industriale, ci sembrava conosciuta: la ditta Menu’ con le gru fisse a sorreggere i muri ad evitare l’apertura laterale e il crollo definitivo. Tante, troppe aziende, tutte lesionate. Acetum sulla strada sventrata.
Cavezzo, anche in questo caso centro chiuso. Le tende della protezione civile, le tende dei militari. Ad ogni angolo ci sale l’angoscia. Crolli, case con lesioni ad X, che significano abbattimento sicuro, tetti che hanno ceduto, pareti spostate. La gente del posto ha uno sguardo particolare…
Rovereto, paesino molto vicino a Carpi, lo choc è forte. Rispetto agli altri centri, deserti nelle zone dei crolli, Rovereto appare un misto di case inagibili e case solo provate. Ma quello che colpisce di più e che fra le case c’è tanta gente, gli abitanti delle stesse, con tende, sedie, sgabelli… Scusate ma non riesco a spiegare. Tutti si muovono, fanno qualcosa, in silenzio, con ordine, sembra che ci sia confidenza tra loro, che tutti appartengano alla stessa famiglia… un grande senso di collaborazione, una grande fiducia nell’altro.
Abbiamo visto altro… abbiamo avuto momenti di sgomento e di commozione. Ho pensato molto agli amici che abitano queste zone, a coloro che ho conosciuto in questi anni di lavoro. Le storie, le famiglie, gli affetti… Vi abbraccio tutti commosso, sapete che sono con voi.
La terra continua a vibrare anche mentre vi scrivo, siamo in continuo allarme. La cosa più importante è che finiscano le scosse forti. Ho sentito parlare degli Emiliani e della loro forza… ma l’Emilia è fatta dalla gente che ci abita, ci sono emiliani, ma ci sono anche tanti figli acquisiti come me che sono di Bari. Sono convinto che nella vita ci siano sempre possibilità, sono convinto che nonostante tutto si possa e si debba ripartire. Certo qui si vive un allarme particolare, un senso di continua provvisorietà. E’ come se il senso di morte abbia preso forma, ma quel senso di morte appartiene a tutti, è sempre presente nella nostra vita. Averlo presente, come in questo momento, è di sicuro scomodo, ma se ben gestito può essere una grossissima risorsa, una forza psicologica enorme, una carica energetica pronta a ricostruire con la stessa potenza ed intensità del Terremoto. Uniti ce la faremo.
mi piace il passaggio sul senso di morte… noi ogni giorno non ci pensiamo, perche' ci sentiamo invincibili. e proprio per quest'equivoco viviamo delle vite vuote… che almeno questa "tangibilità della precarietà" ci faccia rendere conto che – se non abbiamo riempito la nostra vita di contenuti – questa se ne andrà via, quando sarà, senza aver lasciato nulla ne' a noi stessi, ne' agli altri…
Grazie per l'articolo … toccante,empatico!! Ieri ho vissuto tantissime emozioni dall'angoscia alla voglia di ripartire, di non aspettare … Come hai citato all'inizio mi sento fortunato con tutto il rispetto della sofferenza di chi ha perso una casa, un lavoro,un giocattolo preferito,una foto,un libro … tutti pezzi di una vita … Ma l' immagine di chi cammina, cerca di sorridere, sorseggia un thè e gira in bicicletta è quello di cui hanno bisogno… Siamo impauriti,stanchi,con le orecchie che captano qualsiasi minimo rumore … ma non fermiamoci perchè abbiamo bisogno di provare ancora l'emozione di un abbraccio una carezza una vacanza un cinema un ristorante, di tutto quello che ora non sembra poi così "normale" !!
Bel testo e bella la vs partecipazione e il vs affetto.
Eros e Thanatos, morte e vita, distruzione e rinnovamento. Una rilancia l'altra ed entrambe forze di grande, potente energia se siamo in grado di cavalcarne la "potenza". La parola stessa CRISI ha nelle lingue orientali una valenza positiva: e' cambiamento, spinta a rinnovare. Cosi' la "crisi" di qs ns terra, distruzione ma anche spinta vs il cambiamento. Prima di tutto delle coscienze, alla riscoperta dei valori di solidarieta' e reciprocita'…di etica come nelle politiche edilizie mordi e fuggi che nn pagano nel lungo periodo.
L'Emilianita' nn si fonda su uno Jus-Solis (sono nato qui), ma sulla condivisione di qs valori, di qs modo di vivere la vita con solidarieta' 🙂
A volte mi sembra proprio di fuggire da questo senso di morte… non soò se sono brava a "gestirlo bene" … anzi forse non molto.
Credo che non riesco proprio ad immaginare che tutto quello che mi circonda e che mi è caro domani potrebbe non esserci…
Cerco di andare avanti, di lavorare, di non agitarmi inultimente facendo preoccupare i miei cari ed in particolare mia figlia. .. Ecco, l'idea di perdere mia figlia o che le possa succedere qualcosa mi spaventa. Stamattina mentre l'allattavo pensavo ad una ipotetica lettera da lasciarle se fossi io morta il giorno dopo… piuttosto riesco a pensare di morire io ma non lei!!!
Alle volte mi sento forte e le dico che passa il treno quando si spaventa per una scossa alle volte ho il cuore in gola e l'abbraccio mentre dorme.
Ho sentito in televisione di storie di persone di Cavezzo, Mirandola, Fianle Emilia… e ieri sera mi sono commossa vedendo un fornaio che continuava a fare il pane per tutta la città, un agricoltore che piangeva pe ril suo bestiame, un imprenditore col vuoto negli occhi per la sua azienda distrutta.
Dovremmo rivolgerci agli affetti ma nel lavoro che facciamo o nelle cose che costruiamo o realizziamo ci mettiamo parte di noi… e vederle in frantumi fa tanto male. Certo si deve ripartire e costruire altro, ma cavoli che smarrimento dentro!
grazie ancora Pasquale per il tuo articolo.
Questo terremoto non ha solo portato "CAOS" sulla terra costruita, fatta di mattoni, di cemento, di soldi, di denaro facile, di storia, di passato e di presente … ma ci ha reso ancora più consapevoli della nostra precarietà! E difronte tutto ciò ti senti impotente,e la PAURA sopraggiunge e ti lega a sè! E tutto questo mi ha impedito di essere libera, di vivere … Vedere le mie "terre d'origine", la mia "Bassa", i miei legami affettivi a paesaggi, a ricordi di un infanzia vissuta in questi luoghi devastati. I miei parenti già sfollati da dieci giorni, la mia gente che torna a vivere nel terrore… pensi che sia tutto surreale! E ti preoccupi per amici, parenti, conoscenti,che hanno perso i loro "RIFUGI", e vorresti fare tutto per colmare la loro distruzione, perchè il fatto di sentirti "fortunato" ti da un po' fastidio! Ma il fatto di aver ripreso la mia vita nella sua bellezza, nella sua quotidianità, mi ha permesso di non essere in attesa!
UN ABBRACCIO A TUTTI I BAMBINI, TUTTE LE DONNE, AGLI UOMINI CHE STANNO RIPRENDENDOSI LA LORO VITA! CORAGGIO!
Grazie Pasquale per l'articolo!
Grazie Daniela per l'energia!