La pedofilia può essere curata?In questo nuovo spazio “domande allo psicoterapeuta“, daremo voce ai vostri quesiti rispetto ad alcune tematiche psicologiche, che ci arriveranno attraverso i canali usuali a nostra disposizione. L’idea in ottica sistemica è quella di non darvi risposta, la verità sul quesito, ma piuttosto di far circolare le diverse verità che rispetto ad una problematica, possono essere possibili.
Mi scrive G. (uomo) e ci fa una domanda molto interessante e complessa per rispondere alla quale ci vorrebbero giorni…
Domanda: Vorrei sapere se la pedofilia può essere curata?
Caro G. il mio lavoro si basa su un importante convinzione, che potenzialmente tutte le persone hanno la possibilità di ottenere con la psicoterapia una migliore consepevolezza di sé stessi e con un percorso più o meno lungo, risolvere alcune problematiche e vivere meglio con sé e con gli altri.
Di fronte ad alcuni comportamenti psicopatologici, ed uno di questi è la PEDOFILIA, la psicoterapia ha gradi di difficoltà elevatissimi.
Partirei tuttavia con una domanda da porci generalmente quando parliamo di psicoterapia : è idoneo il termine curare o potrebbe essere sostituito, con sinonimi meno patologizzanti? Uno psicoterapeuta apre a possibilità alternative che nascono durante il racconto con il paziente. Lo psicoterapeuta è un facilitatore in quanto con la sua capacità, con le tecniche studiate, con i riferimenti teorici, cerca di costruire con il paziente (co-costruire) una storia del suo passato, del suo presente e del suo futuro meglio adatta alle richieste dello stesso e del sistema in ci questo vive. E’ il paziente che determina il successo della propria psicoterapia, perchè a lui sarà affidato il timone della propria barca e lui dovrà tenerlo nel tempo e riabilitarsi.
Potremmo quindi porre il tuo quesito in un altro modo: ha una persona pedofila la possibilità di costruire un diverso futuro, lavorare sulle parti di sofferenza del passato, riabilitarsi con se stesso e socialmente?
A questo punto saranno in molti a ribellarsi al mio precedente capoverso, perchè chi fa male ad un bambino ed il pedofilo ne fa tanto, fisicamente e psicologicamente, è per i più un malato da curare, se non da rinchiudere…
Per farti capire come diventa difficile rispondere alla domanda e come questa difficoltà sia figlia della difficoltà del lavorare con il sistema pedofilo, mi faccio e vi giro alcune domande rimandando a voi lettori l’eventuale risposta al quesito.
1. E’ possiblie per un terapeuta gestire il controtrasfert con una persona che ha fatto del male ad un bambino, pur essendo vero che di solito i pedofili sono stati anch’essi vittime di pedofilia? Il controtrasfert è l’insieme delle emozioni che un terapeuta sviluppa durante il percorso nei confronti del paziente. Spesso il paziente pedofilo non viene preso in carico, perchè lo psicologo, in quanto uomo, padre o madre che sia, può non sentirsela.
2. Un paziente pedofilo come va gestito? Per farla breve, una delle problematiche più dibattute nei convegni è relativa al fatto che il pedofilo se non arriva dai servizi sociali, dal tribunale cioè con una denuncia sulle spalle e si apre con uno psicologo nel suo studio, nel privato (utopia perchè spesso è un familiare a parlarne), essendo una persona con un’ alta percentuale di recidiva, come fa uno psicoterapeuta a mantenere il segreto professionale e allo stesso tempo a denunciare un parente di un proprio paziente alle autorità giudiziare, nel rispetto di un’etica personale e professionale?
3. Nei casi di pedofilia occorrerebbe lavorare in rete ed in équipe, per ottenere migliori risultati. Parlavo prima non casualmente di sistema pedofilo, in quanto la pedofilia è la punta di un iceberg, come se fosse la scoria dei partecipanti al sistema. La realtà di cura psicologica del servizio pubblico (sarebbe impossibile per un paziente essere in una rete di professionisti privati per gli alti costi di percorso), l’organizzazione e la strutturazione dei nostri servizi, permette una idonea gestione di questi casi?
Le mie domande sono anche un modo per avere informazioni aggiornate su centri specializzati esistenti sul territorio… per cui via al dibattito ed ai vostri commenti.
da tutto questo ho capito che il pedofilo è praticamente debole mentalmente e che quindi non riesce ad avere quella forza necessaria per respingere quella voglia che lo spinge a violentare un determinato bambino.Ho capito quindi che può essere curato per poter riottenere la forza mentale per poter dire basta a questa ignobile vita ma tutto questo grazie a voi. il pedofilo che sta ancora in cura dovrebbe stare solo in casa sua per un certo periodo per poter essere di nuovo normale?ho deve far uso di medicinali?
Caro Cataldo, credo che il primo passo sia parlarne con uno psicologo/psicoterapeuta. Il restare solo in casa è una via, ma in ottica psicologica non risolutiva. Come dicevo è importante il sentirsi contenuto e in un percorso per ridefinirsi (come dici tu curarsi). Questo percorso potrà prevedere dei farmaci, questa parte sarà quella dello psichiatra dell'equipe che verrà formata. Un'altra parte fondamentale del percorso è avere una persona vicina al pedofilo e ben informata, che possa prendersi l'onere di gestire la vicinanza dello stesso a bambini: bisognerà proteggere i bambini dall'impulso che potrebbe scattare anche se la persona è già in cura.
Pensare che il pedofilo sia una persona sofferente, che ha subito violenze, che è un "bambino" ferito, è umano, illuminato e saggio. Ma il pensiero di ciò che ha causato in altre vite a sua volta, mi fa istintivamente essere meno comprensiva.
Forse possono essere portati a condurre una vita "normale" … grazie alla terapia. Ma con che certezza? Altri bambini potrebbero passare nella sua vita .. ed essendoci alte probabilità di recidiva… mi viene da chiedermi come fare? Non sò veramente!
Lo stesso discorso forse può valere per gli alcolisti o i tossicodipendenti? Forse delle comunità?