Cinema e psicoterapia: “La chiave di Sara”.
Come sa bene chi mi conosce, difficilmente scrivo in concomitanza di un accadimento, ma spesso lascio decantare lo stesso, prima di scrivere un articolo sul Blog.
Domenica scorsa è stato il GIORNO della MEMORIA, ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime del nazismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati. In questo giorno si celebra la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell’Armata Rossa.
Molti di voi hanno postato su FACEBOOK, TWITTER o altri SOCIAL NETWORK un qualche post di commemorazione, sdegno… Grazie a questa giornata si spera che mai più possa ripetersi una tale brutalità di un essere umano ai danni di un altro uomo.
Alla sera ho avuto la fortuna di guardare su Sky, un film che vi consiglio dal titolo: La chiave di Sara. E’ un film del 2010 tratto dall’omonimo romanzo di Tatiana de Rosnay e interpretato magistralmente da Kristin Scott Thomas e dalla “bimba-prodigio” Mélusine Mayance nei panni si SARA. Affronta un episodio poco noto della Shoah durante l’occupazione nazista di Parigi: il rastrellamento del Velodromo d’Inverno. Un film toccante, che riesce a trasmettere il dramma degli ebrei e in particolare quello della famiglia Starzynski.
Il film offre tanti spunti di riflessione. In particolare voglio soffermarmi su un fatto: i francesi poliziotti maltrattanoo i francesi ebrei; tuttavia ci sono nel film personaggi francesi che, a rischio della propria vita, aiutano questa bambina a salvarsi (si fa per dire che una persona si possa salvare da una tale esperienza, in effetti come per Primo Levi – leggetelo – anche in questa bambina, divenuta donna, la ferita dell’esperienza non elaborata la porterà a….).
La domanda che mi ha fatto mia moglie, nel bel mezzo del film, che mi ha spiazzato, tolto certezze, aumentato la difficoltà di empatia con eventi del genere e che vi giro è stata: se oggi in Italia vi fosse una persecuzione verso una delle tante etnie presenti, per esempio indiani, pakistani, cinesi etc. con la stessa bruttura e ferocia utilizzata dai nazisti, tu rischieresti la vita per salvare un bambino (di etnia diversa ma italiano di nascita)?
E’ con questo interrogativo che ha a che fare con il nostro Essere (Etica, Educazione, Morale, Psiche, Saggezza…) lascio a voi la parola per rispondere…. con l’invito a non perdervi il film.
Ciao Pasquale,
Il tuo articolo è toccante, anche se non ho ancora visto il film che consigli, ma ne ho visti tanti altri, che parlavano della Shoah, è soprattutto storie di persone che hanno salvato molti ebrei, che erano destinati ai campi di concentramento, e che a dire il vero mi fanno riflettere sulla domanda che hai posto! A caldo ti rispondo che secondo il nostro "Essere", anche se attualmente nel nostro paese vi è un avversione "muta" verso le altre etnie, credo che la generosità e la nobiltà d'animo che la maggior parte di noi italiani ha, avrà la meglio su qualsiasi sentimento di odio che nutre vs questa gente!
Forse la mia è una fiducia vs i nostri simili molto alta! Ma voglio pensare che siamo persone che hanno una coscienza e hanno rispetto per la vita, in genere, e pertanto davanti a delle atrocità come queste non possono restare indifferenti!
Ciao Assunta grazie per il commento. E' chiaro che bisognerebbe trovarsi nelle situazioni, che oggi sembrano lontane da noi. Ti faccio riflettere sulla difficoltà della coerenza tra quello che spesso si dice e quello che di fatto si fa. Guarda il film e capirai come ancora più difficile è essere vicini al proprio dire, quando si rischia la propria vita e quella dei familiari. Mi piace molto la fiducia nell'uomo, nei nostri simili come dici tu, ma forse in questo meccanismo psicologico (se proiettivo delle nostre bontà) rischiamo di farci male…
Io credo che in un contesto socialmente "malato" il singolo viva come "normali" dei comportamenti malati.
Però credo che quello che resta intatto è l'istinto primordiale di sopravvivenza. E se una persona ha in pericolo la propria vita, per me, nella maggior parte dei casi, pensa solo a se e poche altre persone.
Quelle persone che hanno salvato tanti ebrei dall'eccidio nazista, credo fossero persone illuminate, guidate da uno spirito umanitario non comune. Non ho visto il film di cui parli, ma ho visto ad esempio "Schindler's list"… e il personaggio principale salva tantissime persone dai campi di sterminio. E' rimasto nella storia di un popolo… ma non sono molti quelli come lui…
siamo animali evoluti per questo + pericolosi degli animali stessi che sono capaci di uccidere solo per istinto di soppravivenza.
io se mi guardo dentro vedo in me' sia la bonta,che tutta quella cattiveria che vedo nel mondo , potrei essere io nella mia parte folle hitler,per questo non mi meraviglio piu' di nessuna cattiveria di cui sono capaci gli uomini,cerco solo di combatterla per riuscire a restare nella parte di me'migliore.
se non lo avete visto vi consiglio di guardare il film il bambino con il pigiama a righe .
Ciao pasquale,ma che domande ti fa la dani???cosa spinge un guardacostiere americano,a buttarsi nel mare di bering,per salvare delle vite sapendo che potrebbe perdere la sua???life guard,uno dei miei film preferiti,riferendomi al film le chiavi di sara e al suddetto citato prima,la mia risposta è …… Di base un grande amore,un caro abbraccio naty