La vita mentale del gruppo è sempre assai complessa. In parte è ancorata alla realtà: ogni gruppo si riunisce “per fare qualche cosa” e questo è l’aspetto del funzionamento mentale del gruppo che riguarda l’obiettivo cosciente, per Bion chiamato “gruppo di lavoro”. Ma all’interno del gruppo compaiono delle tendenze emotive molto potenti che talora favoriscono e talora ostacolano gli individui nel raggiungimento di questo obiettivo, ed essi sembrano comportarsi, dice Bion, come se avessero degli assunti di base in comune.

I tre assunti di base descritti, quello di dipendenza, quello di attacco-fuga e quello di accoppiamento, hanno la funzione di far sì che le ansie primitive messe in moto dal partecipare al gruppo non si manifestino come tali: sono quindi meccanismi di difesa del gruppo. Nel gruppo è necessaria la cooperazione cosciente dei membri che lo compongono, mentre nei gruppi che si strutturano secondo un assunto di base non è necessaria la partecipazione volontaria e agisce “una funzione spontanea e inconscia delle qualità sociali della personalità dell’uomo” definita da Bion “valenza”. I gruppi basati su di un assunto di base spesso però intralciano la funzione del gruppo e si costituiscono allora dei sottogruppi che hanno il compito di neutralizzare i fenomeni derivati dagli assunti di base.

E’ difficile definire il buon spirito di gruppo, così come è difficile definire il concetto di buona salute del singolo, ma alcune delle sue qualità sembrano essere associate a:

  1. Uno scopo comune nel campo delle relazioni sociali
  2. Il riconoscimento da parte di tutti i membri del gruppo dei “legami” del gruppo e della loro posizione e funzione in relazione a quelli di gruppi o di unità più grandi
  3. La capacità di assorbire nuovi membri e di perderne altri senza timore che vada persa l’individualità del gruppo, cioè il “carattere” del gruppo deve essere flessibile.
  4. L’assenza di sotto-gruppi interni con legami rigidi cioè esclusivi. Se esiste un sotto-gruppo non deve essere polarizzato attorno ad un membro ovvero centrato su se stesso e creare tra il sotto-gruppo e gli altri membri una barriera; deve essere riconosciuta l’importanza del sotto-gruppo per il funzionamento del gruppo.
  5. Ogni singolo membro deve essere valutato per il contributo che porta al gruppo, gode all’interno di una certa libertà limitata da condizioni accettate, decise ed imposte dal gruppo.
  6. Il gruppo deve avere la capacità di affrontare il malcontento all’interno di se stesso ed i mezzi per poterlo dominare.
  7. Il gruppo minimo è costituito da tre persone; due hanno rapporti personali e oltre tre si verifica un salto qualitativo.

 

La psicologia e la psicopatologia hanno messo in luce i problemi dell’individuo spesso escludendo l’ambiente sociale di cui egli è parte. Vi è un futuro ricco di possibilità per comprendere le relazioni tra gli individui. Individuo e sistema sono da sempre elementi di uguale importanza che si influenzano reciprocamente …

… un albero che cade in una foresta … fa rumore?

 

Esperienze nei gruppi W.R. Bion