La vita mentale del gruppo è sempre assai complessa. In parte è ancorata alla realtà: ogni gruppo si riunisce “per fare qualche cosa” e questo è l’aspetto del funzionamento mentale del gruppo che riguarda l’obiettivo cosciente, per Bion chiamato “gruppo di lavoro”. Ma all’interno del gruppo compaiono delle tendenze emotive molto potenti che talora favoriscono e talora ostacolano gli individui nel raggiungimento di questo obiettivo, ed essi sembrano comportarsi, dice Bion, come se avessero degli assunti di base in comune.
I tre assunti di base descritti, quello di dipendenza, quello di attacco-fuga e quello di accoppiamento, hanno la funzione di far sì che le ansie primitive messe in moto dal partecipare al gruppo non si manifestino come tali: sono quindi meccanismi di difesa del gruppo. Nel gruppo è necessaria la cooperazione cosciente dei membri che lo compongono, mentre nei gruppi che si strutturano secondo un assunto di base non è necessaria la partecipazione volontaria e agisce “una funzione spontanea e inconscia delle qualità sociali della personalità dell’uomo” definita da Bion “valenza”. I gruppi basati su di un assunto di base spesso però intralciano la funzione del gruppo e si costituiscono allora dei sottogruppi che hanno il compito di neutralizzare i fenomeni derivati dagli assunti di base.
E’ difficile definire il buon spirito di gruppo, così come è difficile definire il concetto di buona salute del singolo, ma alcune delle sue qualità sembrano essere associate a:
- Uno scopo comune nel campo delle relazioni sociali
- Il riconoscimento da parte di tutti i membri del gruppo dei “legami” del gruppo e della loro posizione e funzione in relazione a quelli di gruppi o di unità più grandi
- La capacità di assorbire nuovi membri e di perderne altri senza timore che vada persa l’individualità del gruppo, cioè il “carattere” del gruppo deve essere flessibile.
- L’assenza di sotto-gruppi interni con legami rigidi cioè esclusivi. Se esiste un sotto-gruppo non deve essere polarizzato attorno ad un membro ovvero centrato su se stesso e creare tra il sotto-gruppo e gli altri membri una barriera; deve essere riconosciuta l’importanza del sotto-gruppo per il funzionamento del gruppo.
- Ogni singolo membro deve essere valutato per il contributo che porta al gruppo, gode all’interno di una certa libertà limitata da condizioni accettate, decise ed imposte dal gruppo.
- Il gruppo deve avere la capacità di affrontare il malcontento all’interno di se stesso ed i mezzi per poterlo dominare.
- Il gruppo minimo è costituito da tre persone; due hanno rapporti personali e oltre tre si verifica un salto qualitativo.
La psicologia e la psicopatologia hanno messo in luce i problemi dell’individuo spesso escludendo l’ambiente sociale di cui egli è parte. Vi è un futuro ricco di possibilità per comprendere le relazioni tra gli individui. Individuo e sistema sono da sempre elementi di uguale importanza che si influenzano reciprocamente …
… un albero che cade in una foresta … fa rumore?
Esperienze nei gruppi W.R. Bion
Complimenti Daniela!! Bell'articolo, molto interessante e utile a chi, come me, vive un'esperienza gruppale.. non sempre semplice ma sempre bella ed emozionante!!
La cosa veramente bella di un gruppo è proprio l'attenzione rivolta alle relazioni… il gruppo ti arricchisce in relazione agli altri proprio come scrivi sul finale dell'articolo.
Mentre una psicanalisi individuale mette a nudo te stesso ma in un contesto a se stante, il gruppo contestualizza quanto esprimi, permette di cogliere "ich et nunc" – qui e ora – cosa susciti nell'esprimerti di fronte ad altre persone. La guida di bravi psicoterapeuti poi ti fa capire cosa c'è dietro alla relazione o meglio "dinamica" che si crea di volta in volta.
Io all'esperienza di gruppo devo molto… e continuo ad apprendere, sentirmi spronata ad affrontare i miei limiti, oltre a capire meglio cosa le persone vogliono realmente esprimere quando si relazionano a me. E' una palestra di vita emotiva che consiglierei a tutti.
Albero caro albero solo e senza foresta saresti solo e chi si accorgerebbe che cadi e fai rumore? Penso che possa essere il sunto vissuto da me all'interno di un gruppo molto stimolante e non x niente facile da comprendere….. ma che emozioni…. ciao e grazie a Daniela
Complimenti Dott!! Anch'io al gruppo devo molto. Ho aperto gli occhi su tante cose e a volte mi ritengo fortunata a farne parte.
Un grazie di cuore al mio gruppo! Vi voglio bene!
Grazie Daniela per aver parlato di gruppo, perchè mi da la possibilità di ribadire anche nel blog quello che dico ai ragazzi che fanno parte dei nostri gruppi e cioè che la psicoterapia di gruppo è per me un fondamentale completamento di percorso individuale, il modo per aprirsi alla relazionalità, il contenitore in cui vivere le differenze, costruire progettualità, sfidare paure, crescere psichicamente affrontando parti segrete del nostro psichismo e delle esperienze di vita, per immergersi (utilizzando Jung) nell'inconscio collettivo, nella danza fluida e flessibile della nostra relazionalità, per mantenere un alto livello di curiosità per il mondo, per le persone che lo vivono e per incontrare sofferenze e difficoltà degli altri facendosene un po' carico, con l'idea che condividere aiuti e favorisca l'essenza delle presone…. Grazie a te Daniela e grazie agli eroi dei nostri gruppi
Grazie Daniela per ave pubblicato questo splendido articolo, dove ci dai ancora una volta la possibilita' di condividere l'emozione di esprimere cio' che il gruppo e' per tutti noi. Una palestra dove s'impara a tenere vive l'emozioni e l'empatia con gli altri, cosa ormai che nell''attuale societa', diffidente e frenetica, e' sempre piu' difficile intrecciare relazioni con gli altri.
L'esperienza di gruppo è una grande palestra di relazioni, che ti forgia ogni qual volta che partecipi. Io devo tanto alla terapia di gruppo, perchè grazie alla relazione, alle emozioni condivise, mi ha permesso di evolvermi. "La continuità ci dà le radici; il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volontà di estenderli e di farli crescere fino a raggiungere nuove altezze" P.R. Kezer.
Grazie Daniela per questo articolo!
La mia esperienza gruppale è incominciata da pochissimo e devo ancora comprendere molti meccanismi…spero che il tempo possa farmi comprendere meglio gli obiettivi coscienti e tutti gli assunti di base e "valenze" che vi sono e possono nascere all'interno di un gruppo!