Oggi parlare di virilità, di erotismo e in generale di sessualità è più facile, in quanto è in atto da alcuni decenni, a partire dal mitico 1968, un processo definito di “liberalizzazione sessuale” che ha profondamente mutato i costumi sessuali e, con essi, i ruoli maschili e femminili tradizionali.
La definizione di virilità è oggi figlia di questo cambiamento culturale.
Il mutato significato dell’orgasmo, dai movimenti femministi viene rivendicato come una riappropriazione, è un elemento irrinunciabile del diritto ad una piena espressione della sessualità femminile, che per gli uomini diventa un indice della propria potenza virile.
Se in passato la virilità dell’uomo era misurata dal numero di figli (indicavano gli avvenuti rapporti sessuali, pilastro biologico di mascolinità), al giorno d’oggi la virilità viene misurata dal numero di orgasmi che egli riesce a far ottenere alla sua partner. Virilità è capacità di provare il piacere psicologico relazionale: il riflettersi nello specchio del piacere orgasmico espresso dalla propria partner.
Mi piace parlare di virilità come coniugazione dei tre aspetti più importanti nella sessualità umana e cioè il biologico, lo psicologico, il culturale. Oggi è difficile parlare di virilità e di femminilità, perché è divenuto impossibile integrare i suddetti aspetti.
L’intimità erotica, dipendente sia dalla sicurezza individuale, che dalla fiducia che abbiamo nell’altro: “ per scoprire le nostre parti più oscure dobbiamo sentirci sufficientemente forti e fidarci sufficientemente dell’altro, ed è questo il punto debole di molte coppie”; la base per una relazione virile/femminile.
Mi sembra interessante l’idea di virilità di Ballabio, che nel suo libro “Virilità essere maschi tra le certezze di ieri e gli interrogativi di oggi” (Ballabio, 1991) parla di virilità trasformata in guscio vuoto, in un’armatura che cela dentro di sé un cavaliere inesistente, un potenziale re nudo.
È, a mio parere, sul piano della cultura che la sessualità deve cambiare, bisogna pensare con occhi nuovi alla nostra identità di genere, cercare di sottrarci alle rigidità ancora oggi presente in molti uomini, quello stereotipo di virilità che ti vede costretto a scegliere in alternativa omosessualità o transessualità.
Fino a ieri la principale preoccupazione, nella formazione della personalità di un uomo, è stata la preoccupazione negativa, derivante dal divieto esplicito o implicito, di comportarsi come una donna. In questo modo noi uomini siamo stati, consapevolmente o inconsapevolmente, costretti non solo a comprimere dentro di noi, fino ad annullarle, le nostre potenzialità divergenti rispetto a quel divieto, ma anche ad essere assillati dalla paura di trasgredirlo. Al contrario è possibile coltivare la propria identità maschile attraverso una preoccupazione positiva, attraverso la valorizzazione di tutte le nostre potenzialità, senza rinunciare dunque alla ricchezza delle diverse possibilità comunicative e creative che sono proprie, al di là di ogni stereotipo, di ciascun essere umano maschio e femmina: che sono proprie dei sensi, dell’intelligenza, della fantasia, dell’emotività e dell’attività di ciascun essere umano sessuato.
La trasformazione della maschile paura di somigliare a una donna nell’opposta introiezione di attitudini e sentimenti che ancora vengono considerati tipicamente ed esclusivamente femminili, può del resto rivelarsi, se tentata e sperimentata davvero, non solo inevitabilmente difficile e faticosa, ma anche sorprendentemente gratificante: può infatti contribuire in modo decisivo a soddisfare non solo il bisogno di autostima, di responsabilità e di autonomia personale, ma anche, per chi ce l’ha ed aspira a coltivarlo, il desiderio di felicità individuale.
Questa possibile metamorfosi, in realtà non dipende soltanto da noi uomini. Dipende anche dalle donne, dall’immagine che esse hanno di virilità, dai segnali e dai messaggi, verbali e non verbali, che esse ci inviano. Segnali, messaggi oggi spesso enigmatici, ambigui e contraddittori che hanno sempre più a che fare con il cambiamento culturale di femminilità.