Riprendo a parlare di PERICOLI IN RETE partendo dal commento di VALERIA, che ha risposto al precedente articolo anticipando alcune idee che andrò a riprendere in questo.

Valeria ha scritto: sì, parliamo anche di tante minorenni che – non controllate da genitori troppo presi o troppo ignoranti – si creano dei profili web su facebook o su badoo o altri siti analoghi con foto AL LIMITE DELLA PORNOGRAFIA! io mi chiedo dove siano questi genitori quando queste ragazzine usano il pc, e che tipo di trasmissioni televisive consentano loro di guardare… bah!

Partiamo con alcuni dati della situazione attuale, andando a sfatare più di un luogo comune sui giovani internauti o come vengono oggi definiti gli internet-nativi ovvero le generazioni nate “col mouse in mano”.

Tra luoghi comuni, risultati falsi in una recente ricerca presentata in Novembre a Milano durante i lavori della conferenza Stati Generali della Pediatria. Bambini, adolescenti e web. Per navigare sicuri e non cadere nella retec’è quello che i nativi digitali ne sappiano di più di informatica degli adulti e che siano creatori di contenuti online. Blog, chat e file sharing sono risultate tra le attività meno diffuse tra i giovani, rispetto invece a quelle del gioco e della ricerca di informazioni. Inoltre in una recente ricerca gli adulti messi a confronto con i figli sono risultati tanto preoccupati quanto inconsapevoli della verità riguardante la vita on line dei propri figli.

Quanto tempo i giovani passano online, cosa fanno e in quali rischi possono incorrere? I giovani passano diverse ore sul web: da 50 a 118 minuti al giorno, a seconda che appartengono alla categoria dei “principianti” (50 minuti), “giovani networker (72 minuti), “moderati” (71 minuti), degli “esploratori  (188 minuti) o networker esperti (118 minuti). I motivi sono comuni a tutte le categorie: voglia di imparare, creare, giocare, fare conoscenza, “stare assieme”, sperimentare e purtroppo sempre più spesso fare i bulli. Le ragazze sono quelle che passano più tampo sui social network, anche se i rischi della rete non hanno sesso e si diversificano tra: contenuti dannosi (violenti, pornografici, razzisti e di incitamento all’odio), pubblicità occulta, furto di identità, bullismo, sexting e dipendenza da internet. E’ interessante notare che i “principianti” poco esperti e più ingenui, sono maggiormente vulnerabili rispetto alle altre categorie, nonostante passino meno tempo sul web.

Uno dei problemi più drammatici del web è la possibilità di PEDOFILIA IN RETE. Questo problema oggi è aumentato grazie ad internet, per la facilità con cui è possibile reperire foto e video, per la segretezza di identità e possibilità di falsare la realtà. Secondo un articolo su web e minori (PSICOPUGLIA) i  genitori possono fare molto per combattere questa “piaga”. Se vi è un buon livello di dialogo, si può scegliere assieme ai figli la lista dei siti su cui navigare, posizionare il computer in sala dove un adulto lo può sempre montorare, concordare un limite giornaliero di ore di navigazione, usare software di protezione, mantenere segreta le proprie password ai figli, non scaricare programmi di cui non si conosce la provenienza, chiedere ogni sera ai figli non solo chi hai visto oggi a scuola, ma anche “cosa hai fatto oggi al computer, chi hai conosciuto e con chi hai chattato. E’ importante ricordare che nessun software può sostituire il controllo dei genitori. Per esempio, si può verificare insieme al figlio la cronologia dei siti e far capire ai propri figli che qualsiasi video o foto venga postato su un socialnetwork non è più loro, ma di dominio pubblico e materiale allettante per i pedofili. Un’altra attenzione si può avere stando alla larga e non accettando la ricerca di amicizia di gente sconosciuta (che magari si finge coetanea e invece non lo è), non chattando con estranei, nè dando loro numero di telefono o indirizzo di casa, anche se questi conquistano facilmente la fiducia dei minori con attenzioni “amichevoli” che durano settimane o mesi interi. Per chi lavora con gli adolescenti e per i genitori di alcuni adolescenti sfidanti, queste raccomandazioni sembrano essere utopia, per la difficoltà di attuazione e la sfiducia che alcuni genitori trasmettono rispetto al proprio figlio spesso considerato bugiardo, arrogante, sbagliato, piuttosto che PERSONA. C’è da dire, che molti genitori sono “PRINCIPIANTI” come i figli nel gestire i propri movimenti nel WEB e diventano esempi di modalità pericolose. Basti pensare al numero di adolescenti che scopre relazioni dei genitori sul WEB o invio di materiale intimo via telefonino o cronologie spesso creative su siti porno o simili.

Tra i pericoli in rete sta prendendo sempre più piede il CYBER-BULLISMO. Di recente su SKY è passato in prima serata un film LA MIA MIGLIORE AMICA,  con Emily Osment e Kay Panabaker sul cyberbullismo al femminile, molto diffuso tra le ragazze. I motivi che portano ad indirizzare gli atti di bullismo su un coetaneo o su una coetanea sono svariati: razzismo, omofobia, disprezzo per i disabili, per i timidi, per chi va male in ginnastica  e per chi non veste con abiti di marca. Per i bulli è fondamentale l’aspetto della spettacolarizzazione, hanno bisogno di pubblico che li acclami e /o li tema e in questo senso internet è un mezzo perfetto. La maggior parte dei persecutori online è stato o è vittima di bullismo. Un luogo comune da sfatare è quello che le vittime non sanno come reagire. La realtà ci offre sempre diverse possibilità, ma il primo passo è quello di dare al ragazzo perseguitato identità, lavorando sul fatto che il bullo è il vero debole, è la persona problematica, che maschera la propria inconsistenza psichica e le proprie sofferenze con un atteggiamento di falsa abilità: agire con potere in una relazione è sempre la fine della stessa e l’inizio della guerra, che il Bullo si illude di vincere attaccando e sconfiggendo  il rivale ma che è invece dentro di lui e che va risolta nel proprio sistema di significati. Il Cyber-Bullismo è un reato e, come tale, perseguibile dalla legge. Il bullo crede che la rete garantisca l’anonimato (per esempio quando mette online un video), ma si sbaglia: grazie all’indirizzo IP è possibile risalire al nominativo e all’indirizzo del colpevole.