Perfetti fuori, in affanno dentro

Non basta più vivere: bisogna riuscire. E possibilmente farlo vedere.
Il viso va corretto, il corpo potenziato, il sesso deve essere una prestazione.
Ma la vita non obbedisce: ci sono limiti, fallimenti, casualità. E nessuno controlla tutto.
È in questo scontro che il perfezionismo diventa una fabbrica di ansia.
Si può arrivare al doping, a interventi estetici ripetuti, a inseguire un’immagine che chiede sempre un’altra correzione.
Quanto è libera una scelta se sentirsi inadeguati rende impossibile fermarsi?
Il “fake” prende forma qui: nella distanza tra ciò che dobbiamo esibire e ciò che possiamo permetterci di essere.
Intanto celebriamo l’errore a parole, ma continuiamo a vergognarci dei nostri.
Chi dobbiamo convincere, e che cosa temiamo accadrebbe se smettessimo?