Una coppia non nasce per trattenere. Nasce per permettere di fiorire.
Quando osserviamo una coppia che funziona, spesso notiamo qualcosa di semplice e difficile da descrivere.
Assomiglia a una danza.
Non perché i partner siano sempre d’accordo.
Non perché non litighino mai.
Non perché siano perfetti.
Ma perché riescono a muoversi insieme mantenendo ciascuno il proprio equilibrio.
Una coppia sana non è composta da due persone che chiedono continuamente:
“Che cosa riceverò oggi?”
È composta da due persone che, almeno qualche volta, si svegliano chiedendosi:
“Che cosa posso fare oggi perché l’altro stia un po’ meglio?”
L’amore maturo non elimina il Sé.
Lo rende più ampio.
Ci porta a rinunciare a qualcosa di noi stessi non per sottomissione, ma per costruire uno spazio comune.
La coppia moderna
Le coppie contemporanee affrontano sfide che le generazioni precedenti conoscevano meno.
I ruoli sono diventati più flessibili.
I compiti domestici, educativi, economici e organizzativi non sono più rigidamente assegnati.
La coppia moderna richiede negoziazione continua.
Richiede capacità di adattamento.
Richiede dialogo.
Quando questa negoziazione funziona, la relazione diventa un luogo di crescita reciproca.
Quando fallisce, può trasformarsi in un campo di battaglia.
Quando una coppia diventa tossica?
Oggi il termine “tossico” viene utilizzato per descrivere quasi ogni relazione difficile.
In realtà una coppia non diventa tossica perché litiga.
Non diventa tossica perché attraversa una crisi.
Non diventa tossica nemmeno perché uno dei due commette errori.
La tossicità emerge quando la relazione produce sistematicamente sofferenza e contemporaneamente impedisce il cambiamento.
Si crea un circuito chiuso.
Le stesse discussioni si ripetono.
Le stesse ferite vengono riaperte.
Le stesse accuse ritornano.
Nessuno dei due sta bene.
Nessuno dei due riesce ad andarsene.
Nessuno dei due riesce a trasformare il legame.
La collusione della sofferenza
In molte coppie osservate in terapia non troviamo semplicemente un colpevole e una vittima.
Troviamo due persone che partecipano alla costruzione di un equilibrio disfunzionale.
Uno urla.
L’altra critica.
Uno si chiude.
L’altra rincorre.
Uno minaccia di andarsene.
L’altra implora di restare.
Poi i ruoli si scambiano.
La coppia continua a funzionare, ma al servizio della sofferenza.
È ciò che in terapia sistemica chiamiamo collusione.
Un accordo implicito, spesso inconsapevole, che mantiene vivo il problema.
Perché restano insieme?
Questa è la domanda che molti osservatori esterni si pongono.
La risposta è quasi sempre più complessa di quanto sembri.
Alcune persone restano per amore.
Altre per paura.
Altre ancora per abitudine.
Esistono dipendenze economiche.
Dipendenze affettive.
Dipendenze identitarie.
A volte la relazione sopravvive semplicemente perché la solitudine appare più spaventosa della sofferenza.
Il partner non rappresenta più una scelta.
Diventa una necessità.
Quando il legame diventa un obbligo
Una relazione comincia a deteriorarsi profondamente quando il desiderio lascia il posto all’obbligo.
Non sto con te perché ti scelgo.
Sto con te perché non riesco a immaginare altro.
È in questo passaggio che molte coppie smettono di crescere.
La relazione continua ad esistere, ma perde vitalità.
Diventa una struttura che protegge dalla paura, più che un luogo nel quale vivere.
Tornare a scegliersi
Il contrario della tossicità non è la perfezione.
È la libertà.
Una coppia sana non è quella che non litiga mai.
È quella nella quale entrambi possono esistere senza annullarsi.
Possono cambiare senza sentirsi traditori.
Possono esprimere bisogni senza paura.
Possono scegliere ogni giorno di restare.
Perché l’amore non diventa tossico quando compaiono i conflitti.
Diventa tossico quando due persone smettono di crescere e iniziano a utilizzare la relazione per difendersi dalla vita.
E nessuna relazione può restare viva se il suo unico compito è impedire il cambiamento
CASO CLINICO: Marco e Laura arrivano in terapia dicendo di non riuscire più a sopportarsi.
Lui lamenta critiche continue. “Non faccio mai niente che la soddisfi… Se vado fuori con i cani sto poco o molto non sarebbe il momento… Se sono in bagno lo occupo per troppo tempo… ”
Lei lamenta distanza emotiva. “Non si mette nei miei panni, lavoro pulisco e bado ai miei genitori, sono anziani… Non vuole mai stare con me appena può scappa al PC a fare i suoi giochini… alza i toni di voce, urla e non riusciamo a capirci… e piange, piange, piange …”
Durante il colloquio emerge che ogni critica di Laura produce il ritiro di Marco e ogni ritiro di Marco produce nuove critiche di Laura. Nessuno dei due vuole realmente ferire l’altro, ma entrambi partecipano alla costruzione dello stesso circuito. Il problema non è uno dei due. Il problema è la danza che hanno imparato a ballare insieme
Bibliografia ragionata
Le forme dell’amore (1988)
John Bowlby. Un testo fondamentale per comprendere come i modelli di attaccamento influenzino la scelta del partner e la stabilità delle relazioni affettive.
The Seven Principles for Making Marriage Work (1999)
John Gottman e Nan Silver. Basato su decenni di ricerca empirica sulle coppie. Descrive i comportamenti che favoriscono o minacciano la stabilità della relazione.
La coppia. Dove va la famiglia (2007)
Eugenia Scabini e Vittorio Cigoli. Un classico italiano sul legame di coppia come patto affettivo e progetto condiviso.
Il linguaggio del cambiamento (1978)
Paul Watzlawick, John Weakland e Richard Fisch. Fondamentale per comprendere come i problemi relazionali si mantengano attraverso tentate soluzioni ripetitive.
Verso un’ecologia della mente (1972)
Gregory Bateson. Una delle opere più importanti per comprendere la natura sistemica delle relazioni umane.
Il viaggio della coppia (2017)
Vittorio Cigoli. Una riflessione contemporanea sul legame di coppia, sulle crisi e sulle possibilità di trasformazione del rapporto nel corso della vita.
L’amore non basta (1988)
Aaron T. Beck. Un classico della terapia cognitiva di coppia che mostra come convinzioni e interpretazioni reciproche possano alimentare conflitti cronici.
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