Ci sono giorni in cui il confine tra vita e morte sembra assottigliarsi.

Il 2 novembre è uno di quei giorni: non un rito di malinconia, ma un momento di dialogo silenzioso con chi non c’è più.

Valérie Perrin scriveva: “C’è qualcosa di più forte della morte: è la presenza degli assenti nella memoria dei vivi.”

È un pensiero che attraversa ognuno di noi — terapeuti, figli, genitori, uomini e donne che ogni giorno accompagnano e sono accompagnati dal ricordo.

La memoria non è un archivio, ma una relazione viva. È il modo in cui continuiamo a far esistere l’altro dentro di noi, a sentirne l’odore, la voce, il gesto.

Nel racconto “Il mio infinito” ho provato a dare voce a questa presenza.

Un uomo, prossimo alla morte, si ritrova a sognare il mare di Sardegna, lo stesso dove anni prima un padre aveva disperso le ceneri della figlia. Quel mare diventa simbolo di un passaggio: non la fine, ma un luogo di unione.

Lì la morte smette di essere assenza e diventa continuità.

Come dice il protagonista: “… mi sforzo di riaprire gli occhi e guardarti ancora, nel tentativo di portati via con me per raggiungere insieme il mio infinito, quello di Chiara, di mia madre e di mio padre, quello che i cattolici chiamano Paradiso”

Rileggendo oggi le parole di Borges su “L’immortale” — dove vivere per sempre diventa una condanna e non un privilegio — appare chiaro quanto la mortalità sia ciò che dà senso alla vita.

Senza il limite non esisterebbe il valore dell’istante.

Senza la fine non ci sarebbe il desiderio, né l’amore.

Essere vivi significa accettare di finire.

Essere mortali significa imparare a lasciare un segno, un ricordo, una voce che resti.

Come scrivevo allora, nel silenzio di quella scogliera a picco sul mare:

“Mi piacerebbe dirle di portare le mie ceneri in Sardegna, nel posto in cui volarono le ceneri di Chiara… per raggiungere insieme il mio infinito.”

 

Bibliografia

Borges, J. L. (2013). L’Aleph. Milano: Feltrinelli.

Perrin, V. (2018). Cambiare l’acqua ai fiori. Milano: Edizioni e/o.

Pascale, A. (2024). Il manuale della buona morte. In Mind – L’amore raccontato, n. 10, ottobre 2024, pp. 6-9.

Johnson, B. (2023). Blueprint Project. [Online].

Bateson, G. (1972). Verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi.

Telfener, U., & Viganò, M. (a cura di) (2016). Complessità e psicoterapia sistemica. Milano: Raffaello Cortina.

Tarantini, P. (2017). Il mio infinito. [Racconto inedito vincitore del Premio Espressioni di Cura].