In occasione della prossima apertura di un nuovo gruppo prevista per il 29 aprile 2024, abbiamo pensato sia utile riproporre le regole che le persone di gruppo devono rispettare per farne parte.

1. Puntualità. E’ richiesta puntualità di inizio e di fine delle sedute. La puntualità permette al gruppo di poter lavorare senza eventuali interruzioni dovute a persone che arrivano in ritardo o che escono prima del concludersi della seduta. Con puntualità si inizia l’incontro e con puntualità si finisce. La prevedibilità dell’interazione consente di non dover sprecare tempo ed energie marginali perturbanti, concentrandosi invece su aspetti qualitativamente più pregiati.

2. La frequenza delle sedute è quindicinale. Il gruppo deve fare una differenza nella vita dell’individuo, deve essere qualcosa di rilevante (produrre significato), è per questo che è necessaria una certa frequenza nelle sedute. Questo contribuisce a creare relazioni stabili e permette ai membri del gruppo di sviluppare maggiormente il senso d’appartenenza, soprattutto all’inizio della loro terapia. La frequenza quindicinale permette quindi di fornire una stabilità sufficiente a motivare i pazienti. Ciò permette inoltre ad ogni membro un’importante identificazione con il gruppo affinché si crei intensità e possa continuare l’elaborazione… Nella nostra esperienza se si lasciasse passare più tempo probabilmente le persone, si sentirebbero di appartenere meno al gruppo modulando e riducendo l’intensità dell’esperienza. Affinché sia legittimo descrivere una terapia di gruppo in termini sistemici è necessario che il gruppo possa costruire una propria storia. La partecipazione ai nostri gruppi prevede che il partecipante abbia in corso una psicoterapia individuale o se l’avessero conclusa, possano richiedere una seduta individuale per chiarire eventuali difficoltà rispetto ad aspetti trattati in gruppo. In tutti i casi devono fare almeno una seduta individuale ogni due mesi.

3. Circolarità della disposizione e della partecipazione. Le sedie sono disposte in cerchio in base al numero dei partecipanti che prevedibilmente parteciperanno alla seduta. A volte capita che vi possa essere un’assenza di un partecipante non preannunciata. In questo caso il gruppo decide cosa fare della sedia. Il gruppo decidendo di mantenere o togliere la sedia in tutti i casi si prende la responsabilità di presentificare o no l’assente. Nei nostri gruppi si è attivato un meccanismo molto carino: la persona che non partecipa al gruppo manda di solito un saluto al gruppo e giustifica a tutti l’assenza quando non preavvisata.

4. Pagamento delle sedute. Il pagamento avviene successivamente all’incontro. La tariffa degli incontri è di 30€, importo che, a nostro avviso, consente una partecipazione continua nel corso dell’anno. Non prevediamo mai un pagamento di seduta da parte degli assenti, come in altre scuole. Il partecipante al gruppo difficilmente salta la seduta di gruppo e se lo fa è per un motivo al quale non diamo interpretazione. Le persone che per motivi vari sono costretti ad assenze numerose, si rendono conto che una partecipazione parziale li fa sentire provvisori e si chiarificano in tal senso.

5. I membri sono impegnati alla reciproca riservatezza. I partecipanti sono impegnati, sulla base del’art. 14 del codice Deontologico degli Psicologi, ad una forte protezione reciproca della privacy, si ricordano ai partecipanti i significati e le valenze di un comportamento protettivo reciproco. Questa è una regola fondamentale, soprattuto per il fatto che si lavora in realtà piccole e in cui è facile conoscersi. All’ ingresso di un nuovo partecipante al gruppo, può succedere che quest’ultimo conosca un membro del gruppo. In questo caso viene richiesta al membro facente parte del gruppo, l’autorizzazione/accettazione di ingresso del nuovo membro che a sua volta confermerà la sua partecipazione. Le persone che si conoscono e fanno parte del gruppo sono chiamate in maniera responsabile nelle frequentazioni extra-gruppo a mantenere un comportamento di protezione degli altri membri e delle dinamiche di gruppo e a restituire all’inizio  eventuali infrazioni di questa regola.

6. Sedute individuali. I partecipanti ai nostri gruppi hanno in atto anche un percorso di psicoterapia individuale. E’  possibile richiedere una seduta individuale supplementare per chiarire la dinamica di una seduta di gruppo.

7. Storia Personale.  Per quanto riguarda l’esplicitare vissuti della storia personale, viene lasciata la libertà ai membri di scegliere i tempi, si informano i nuovi partecipanti dell’avere cautela nel raccontare contenuti più intimi nelle prime tre sedute, in quanto si è notato che spesso il fatto di esplicitarli (specie quando sono molto forti e di impatto emotivo), non essendosi ancora creata una buona rete relazionale con gli altri, porta ad avere dubbi e perplessità sulla possibilità di continuare l’esperienza di gruppo. In tutti i casi non si attiva nessuna spinta a raccontare, invece si richiede una responsabilità alla partecipazione sul qui e ora di seduta, comunicando verbalmente rispetto a tutti gli argomenti trattati.

8. Responsabilità ed il controllo dei propri comportamenti. Il paziente impara ad assumersi la responsabilità del proprio funzionamento all’interno e in relazione al gruppo.

9. Ognuno è libero di decidere quando svelare il proprio segreto o manifestare le proprie emozioni. L’atteggiamento del terapeuta si mantiene caldo e stimolante ma capace anche di autorizzare le persone a vivere le proprie difficoltà nell’aprirsi. Questa difficoltà nell’autosvelamento viene comunque dichiarata esplicitamente e non taciuta. In particolare nel lavoro con soggetti portatori di esperienze di trascuratezza è elevato il rischio di confondere il rispetto con il rinnovarsi di una condizione di trascurezza. Particolarmente nelle sedute di gruppo, la coazione a ripetere che porta alcuni pazienti a rintanarsi in una sorta di invisibilità, deve essere gestita con comprensione per la fatica, ma anche con un certo grado di intraprendenza necessaria almeno per dichiarare esplicitamente quella condizione come non funzionale o quantomeno problematica in quanto coatta.  Viene promossa la libertà di raccontare quello che si vuole e un continuo stimolo a fidarsi e lasciarsi andare gradualmente alle emozioni. Chi arriva al gruppo spesso è spaventato e sorpreso e nelle prime sedute fatica a capire e ad inserirsi. Il percorso all’inizio è delicato, instabile, ricco di perplessità. Solo in seguito si comprendono gli altri e le storie raccontate prendono forma, collocandosi nel progetto terapeutico comune. Gli invisibili sono invitati a comunicare su ogni dinamica per abituarsi a sfidare resistenze e paure, ma anche per abituarsi alla relazione empatica.

10. Utilizzo del qui e ora e di tecniche gruppali in cui il paziente sperimenta scambio di ruolo, possibilità alternative, condivisione di vissuti, viaggi nel tempo, utilizzo del corpo, sculture… sono la norma, ma si cerca di mantenere una modalità di conduzione che permetta la co-costruzione cercando di allargare le possibilità: il “là e allora”, qualora emergesse, presentificato dal compagno di gruppo, può divenire momento di alto contenuto empatico condiviso.

11. Nelle sedute tutti si impegnano al non giudizio. Nei nostri gruppi si chiede di essere diretti e non filtrare le  comunicazioni ritenendo  impossibile, come evidenziato, che non emergano giudizi, spesso figli di proiezioni del proprio vissuto intrapsichico. Quello che viene continuamente ricordato è che la comunicazione in generale e quella giudicante in particolare è un’ipotesi della persona che comunica sul vissuto di un’altra (in nessun modo una verità assoluta)  e che questo sforzo di tirare fuori una comunicazione relativa al vissuto del compagno di gruppo è, al di là del contenuto, un interesse concreto alla persona. Inoltre si sottolinea che il non filtrare apre alla conoscenza profonda di chi comunica e che la cura prevede la coscientizzazione di queste parti di comunicazione sull’altro. Liberare queste parti compresse consente l’accesso a gradi di libertà maggiori sia nella relazione con se stessi che con gli altri.

12. Prima dell’arrivo dei terapeuti non comunicare e interagire con gli altri membri del gruppo per evitare un detensionamento e perdere in concentrazione. Questa regola è continuamente sfidata e di solito la persona che tende a parlare prima dell’inizio della seduta è silenziosa in seduta.

13 . Alla fine della seduta, non disperdere il contenuto della stessa, cercando per una trentina di minuti di non incontrare nessuno, per riflettere con se stessi e far decantare la stessa.

14. La fine di una terapia di gruppo è possibile, come ogni altra forma di terapia, in qualsiasi momento il paziente lo ritenga opportuno. E’ importante in questo caso parlarne con i terapeuti prima della seduta di gruppo.

Da oltre 20 anni con la dott.ssa Daniela De Vito conduciamo gruppi, in linea con l’approccio sistemico relazionale e possiamo affermare che questo tipo di esperienza diviene una marcia in più nell’attivazione (a volte ri-attivazione) delle capacità relazionali del paziente, completamento di un percorso di crescita psichica individuale.

Bibliografia: Giordano C., Curino M., “Terapia Sistemica di Gruppo”, Alpes, 2013