Vi parlo oggi di un film che ieri sera mi ha commosso: Abbraccialo per me di Vittorio Sindoni con Stefania Rocca, Vincenzo Amato, Moise Curia, Giulia Bertini, Pino Caruso.

La Storia:

Francesco Gioffredi, meglio noto come Ciccio, è un ragazzo stravagante, con dei non chiari problemi mentali. Vive in un piccolo paesino della Sicilia, dove è conosciuto come un ragazzo problematico, a cui è meglio rimanere lontani. La madre Caterina e la sorella Tania lo difendono dalle accuse dei compaesani e, in ogni situazione, cercano di assecondare i desideri e le attitudini del ragazzo. Con il proseguire degli anni, però, i problemi di Ciccio si accentuano, rendendo necessario un ricovero. La conseguenza di questo dramma porterà alla separazione di Caterina dal marito Pietro, che non riuscirà ad accettare la malattia del figlio.

Questo film vi commuoverà grazie alla fantastica interpretazione di Moise Curia che ha ricevuto per questa interpretazione il Nastro d’argento nel 2016 e il premio Guglielmo Biraghi.

Temi su cui riflettere:

Contesto della storia in piccolo paese tra pregiudizi e socialità stereotipate.

Accettazione della diversità e valutazione delle risorse delle persone accettate nel proprio Essere.

Psichiatria di vecchio stampo che basava le cure sulla sola farmacologia e completa latitanza di aspetti psicoterapeutici individuali e del sistema. in altri tempi importanza della rete e di un sistema di cura che si basi sulle risorse piuttosto che sulla patologizzazione.

Difficoltà delle famiglie nella gestione di situazioni di questo tipo che se trascurate e abbandonate possono sviluppare complicazioni intrapersonali e relazionali.

Vissuti forti che se trascurati o maltrattati sviluppano situazioni al limite di rabbia, aggressività e depressione con forti componenti di pericolo per le persone coinvolte.

Il messaggio del parroco e della religione raccontata evidenziandone i limiti e senza l’onnipotenza (in linea con Papa Francesco che ha ammesso di aver avuto bisogno di aiuto psicologico).

Difficoltà di applicazione delle conquiste di Basaglia (psichiatra che ha rivoluzionato la gestione della malattia mentale) e pericoli connessi a un sistema sanitario disfunzionante o poco contenitivo non solo della persona con problema, ma dell’intero sistema (famiglia, amici etc) che vive il/nel problema.

Evidente sofferenza delle persone vicine, degli affetti del sistema che possono trasformarsi da risorse a mine pericolose quando raggiungono un inevitabile burn-out dovuto all’isolamento e all’improvvisata gestione della situazione.

La relazione madre figlio (iperprotezione, non accettazione, invecchiamento, difficoltà di svincolo…). La relazione padre figlio (idealizzazione dei padri e aspettative sui figli, il figlio vissuto come vincolo, la vergogna per lo stigma, la ricerca delle colpe e la difficoltà di relazione…). La relazione sorella fratello (tra momenti di amore e difficoltà contenitiva, assorbimento inevitabile delle risorse individuali, difficoltà nel poter vivere situazioni di normalità, dolore e frustrazione per la sofferenza del fratello…).

Conclusione:

Ho voluto commentare questo film per lanciare un messaggio di vicinanza alle famiglie che si trovano in situazioni simili. Purtroppo in studi privati (come il nostro) le situazioni di questo tipo finiscono per ottenere un ulteriore forma di rimbalzo e non contenimento per le famiglie quando non reggono i costi delle psicoterapie che inevitabilmente devono essere individuali, familiari, farmacologiche. Inoltre la mancanza di contenitori simili alla Comunità Casa Famiglia capaci di collaborare con i privati, porta in tutti i casi a un lavoro parziale. Il film omette questo passaggio che oggi potrebbe essere una possibilità. Queste situazioni hanno necessità di collaborazione tra professionisti e strutture sociali. La sanità pubblica è sempre più lontana da questa modalità di gestione dei casi per cui il rischio sociale derivante dall’abbandono di queste famiglie a se stesse è altissimo. E purtroppo non solo per casi come Francesco (problemi mentali), ma per tante altre situazioni di disagio psicologico in cui le famiglie si trovano impreparate rispetto alle problematiche e alle conseguenti richieste di competenze necessarie al sistema. Un genitore non nasce competente e fa quello che può ma a volte la sola spinta affettiva non è sufficiente e rischia di complicare i vissuti come ben evidenziato nel film.

Vi riporto il commento preso da una recensione di Antonio Scarinci che sembra condensare quest’ultimo passaggio:
A distanza di una quarantina d’anni i drammi che vivono tante famiglie sembrano cancellare gli avanzamenti che in una stagione storica ben precisa sono stati compiuti. L’intervento pubblico è sempre più asfittico, le risorse impegnate sempre più ristrette e la speranza di avere cure adeguate porta sempre più malati a rivolgersi al privato.
Nelle pieghe di una burocrazia malata, di norme e strutture carenti, di risorse impiegate male e spesso dissipate e malversate si intrecciano tragedie e disastri. Gli esempi da citare sarebbero tanti e percorrono l’intera penisola da Torino dove si muore in strada per un Trattamento Sanitario Obbligatorio a Salerno dove si muore legati ad un letto di contenzione in SPDC (servizio psichiatrico di diagnosi e cura).
Certo, negli ultimi anni si sono fatti notevoli progressi nella cura dellemalattie mentali, ma chi usufruisce di quelle cure previste dalle linee guida e dai protocolli che le istituzioni e le associazioni scientifiche hanno messo a punto e che dovrebbero rappresentare interventi d’elezione e buone pratiche da adottare in termini universalistici?
Il film di Sidoni coinvolge e denuncia: le responsabilità degli operatori, le fragilità famigliari e personali, l’atteggiamento espulsivo e marginalizzante della comunità, ma dà anche speranza nella possibilità di ricevere aiuto. E’ possibile che quella diversità, che poi tutti affrontiamo come possiamo, che quelle stranezze, che anche ognuno di noi si porta dentro, possano essere comprese, accolte e magari anche trattate quando assumono connotati maladattivi in strutture che facciano del rispetto della dignità umana e della compassione i capisaldi di un percorso di cura anche tecnicamente appropriato

Guarda il trailer e se guarderai il film inviami un commento: