9788833955094_0_0_300_80Nel 1993 Luigi Boscolo pubblica con Paolo Bertrando, amico e collaboratore del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, il libro i tempi del tempo.

Qui di seguito vi porto la presentazione del libro in uno dei siti di vendita on line:

Il tempo può essere concepito in maniera differente da diverse persone o gruppi di persone, o anche dallo stesso soggetto in momenti diversi. Ogni concezione del tempo è “vera” in un determinato ambito descrittivo e soltanto in quello. La dimensione temporale è importantissima nel funzionamento e nell’evoluzione della coppia e della famiglia. L’attenzione ai vissuti della famiglia e del sistema famiglia-terapeuti riguardo al tempo, l’utilizzazione terapeutica dei rituali familiari sono elementi che caratterizzano il modo di lavorare dei due autori e la proposta teorico-applicativa qui presentata.

Vi riporto alcune parti tratte dal libro che tolgono alla complessità dello stesso, ma che spero possano farci riflettere come persone e come terapeuti sul TEMPO. Naturalmente gli argomenti trattati sono molto tecnici, per cui non vi preoccupate, continuate a leggere e provate comunque a capirne il senso.

Comincio con una frase di Heinz von Foerster studioso di cibernetica (sua è la distinzione tra macchine banali e macchine non banali) pensatore essenziale del costruttivismo radicale e della cosiddetta seconda cibernetica (che estende e complessifica la tradizionale prima cibernetica di Norbert Wiener e John von Neumann): l’esperienza del tempo è una costruzione, non l’acquisizione di una realtà esterna. 

Questa semplice frase racchiude l’intera ipotesi del libro: I TEMPI SONO INDIVIDUALI.

Un altro spunto di riflessione lo trovo nel riportare il Principio di indeterminazione di Werner Heisenberg (1962). Si sostituisce la concezione deterministica con una concezione probabilistica. Heisenberg ha dimostrato che è impossibile determinare precisamente la posizione e la velocità delle particelle subatomiche: per osservare le particelle è necessario illuminarle, cioè bombardarle con fotoni (quanti di luce), che a loro volta ne cambieranno lo stato energetico e ne modificheranno la traiettoria e la velocità.

Riporto questo passaggio per riflettere su quanto osserviamo e quanto di noi riportiamo nei diversi contesti. IL TERAPEUTA FA PARTE DEL SISTEMA DI CURA.

Continuando la lettura il Capitolo 2 , il libro parla di Tempo e Relazioni. Vi riporto il pensiero di Elias (1984): il tempo non è un oggetto, ma un’astrazione derivata dalla nostra esperienza di successione e mutamento da un lato, di costanza degli oggetti che mutano dall’altro. Il tempo può essere concepito in maniera differente da diverse persone, da diversi gruppi di persone, o anche dalla stessa persona in momenti diversi. E’ un errore parlare di tempo “più vero” di un altro.

Ancora una volta si sottolinea la PERCEZIONE INDIVIDUALE del trascorrere complesso del TEMPO. Tante le considerazioni che derivano da questo assunto: a volte il sintomo è il risultato di conflitti tra i tempi individuali dei partecipanti al sistema. Per esempio spesso i genitori dicono: Mio figlio è lento o arriva sempre in ritardo o non si sveglia o ieri l’ora (di scuola, lavoro) è volata, oggi non passa. Quali i vostri esempi sulla percezione del tempo?

Altro passo per comprendere l’utilità di questo libro da un punto di vista di cibernetica di II ordine, complessità e psicoterapia sistemica: I concetti di Maturana, Valera, von Foerster e von Glaserfeld condussero a prendere in considerazione, ogni volta che si valuta un sistema, le posizioni di ciascun osservatore facente parte del sistema significativo. Si conosce tanto più un sistema quanto più si prendono in considerazione i diversi punti di osservazione. Se il terapeuta, invece di crearsi un’ipotesi sulla base dei propri pregiudizi e del suo unico punto d’osservazione, cerca di immaginare e correlare le possibili ipotesi  o punti di vista degli altri membri del sistema significativo di cui fa parte, può, in tal modo, costruire un’ipotesi più complessa, pluricentrica e in un certo senso collettiva. L’ipotesi personale, che rischia di essere unidimensionale, piatta come un’immagine monoculare, viene sostituita da un’ipotesi complessa, pluridimensionale, dotata di profondità , offrendo così un’immagine stereoscopica del sistema.

Questo punto mi permette di sottolineare che spesso i terapeuti sistemici  chiamano in terapia parenti e amici del paziente. Sono una risorsa per un’idea complessa e approfondita. Ricorda inoltre ai colleghi terapeuti che le ipotesi interpretative debbano essere idee (in ottica psicologica) con cui confrontarsi e non verità giudicanti dei terapeuti, figlie di un’epistemologia del potere. I gruppi sistemici hanno una marcia in più grazie alla ricchezza delle ipotesi dei partecipanti.

Ultima narrazione parole utilizzate da Luigi Boscolo tratte dalla fine di una terapia di coppia: … oggi concludiamo la terapia. Vediamo che si è innescata un’evoluzione del rapporto di voi come coppia, di voi come famiglia, con il vostro bambino, un’evoluzione positiva per cui a questo punto non riteniamo più necessaria la nostra presenza. Naturalmente ci aspettiamo che ci saranno degli alti e bassi, com’è riscontrabile in tutte le coppie. La vita è un problema, i conflitti sono all’ordine del giorno. In questo senso sono d’accordo con voi che la felicità, se possiamo chiamarla felicità, non è una linea continua, ma ci sono sprazzi di felicità , come ci sono sprazzi d’indifferenza, sprazzi di discussione. Vivere insieme vuol dire trovare soluzioni, trovare compromessi e così via. Noi crediamo a questo punto che voi siate in grado di trovare le vostre soluzioni. E la paziente Anna: Per tutta la vita? Boscolo conclude: Quello che vediamo adesso è una coppia, una famiglia che si evolve, che è alla ricerca del nuovo equilibrio. Riteniamo che adesso possiate affrontare con i vostri mezzi i vostri conflitti e le difficoltà che la vita vi offre. Vediamo che fra alti e basti avete preso questa direzione. Quando lei chiedeva per tutta la vita? questo non è possibile dirlo. Nel caso che in futuro riteniate d’aver bisogno d’un aiuto, avete il nostro indirizzo. 

Questo punto lo riporto come augurio alle coppie in terapia. Non finirete il percorso perfetti e felici, ma avrete una possibilità di riprendere la vostra coppia e trovare nel dialogo e nelle differenze individuali, la vostra ricchezza e le soluzioni condivise con cui affrontare la vita, non tutta la vita ma quella che avrete voglia di  affrontare insieme.

Aspetto i vostri feedback per decidere se continuare con altri punti importanti tratti da questo libro che consiglio a tutti i colleghi.