Quando ci sono fatti di vita di grosso impatto emotivo, come si capisce di aver bisogno di qualche seduta di psicoterapia?
Elencherei alcuni gli eventi di grosso impatto emotivo:

la perdita di una persona cara familiare o parente o animale domestico

una malattia importante della persona o nel sistema di affetti (infarto, cancro, ictus etc)

un incidente (con ferite importanti) o decesso in seguito a incidente (stradale, lavorativo, altro)

evento naturale con conseguenze importanti (terremoto, alluvione, incendio)

l’aborto compreso quello spontaneo

la perdita del lavoro

una bocciatura scolastica

una delusione amorosa

il suicidio nel sistema degli affetti

il trasferimento lavorativo forzato

altro (ci sono tantissime situazioni che rendono necessaria la richiesta di consulenza).

Spesso come dicevamo nella precedente risposta sono gli altri a preoccuparsi. Una persona ferita usa solitamente due modalità per esprimere un disagio interiore: ansia , con un allarme interno che sfocia a volte in attacco di panico, la depressione reattiva intesa come chiusura in se stessi o perdita di alcune relazioni.

Ci sono tuttavia manifestazioni più difficili da cogliere a causa di alcuni meccanismi di difesa che ne complicano la comprensione. Il più usato è la rimozione. Rimuovere significa in parole povere vivere illudendomi che l’evento non sia accaduto.

Altra possibile manifestazione psicologica è la formazione reattiva e cioè cercare di reagire fingendo con me stesso e con gli altri di aver superato il colpo:  anche se oggi mi sento appesantito o morire vivo al massimo facendo in modo di non ascoltare il disagio psicologico che mi accompagna.

Concludo dicendo che esistono segnali evidenti di un malessere psicologico, tipo il bere in eccesso o l’utilizzo di sostanze, che possono essere conseguenza della deriva di qualche evento irrisolto.

Considerazione utenti di Facebook:

Alice: Alcuni tipi di personalità fanno più fatica di altre ad ammettere a se stesse di avere bisogno

Risposta PSISES: Niente di più vero per molte persone. Per questo bisogna tendere la mano fornendo le informazioni sulla psicoterapia. Di solito avendo esse una struttura rimuovente, arriveranno prima o poi ad attivare meccanismi tipo ansia o attacchi di panico che potranno decidere di ignorare  o affrontare. Resta il fatto che i tempi sono diversi e che non sempre si hanno le energie per affrontare le proprie rigidità.

Cristina: Penso che sarebbe importante avvicinare le persone alla psicologia sin da piccoli, facendogliela vivere come un percorso normalissimo della vita e non come una “cura” a cui fare ricorso quando le difficoltà si manifestano. Proporrei un’ora di terapia a settimana a scuola, magari al posto di quella di religione.

Risposta PSISES: Sincronica. Oggi pensavo all’idea dello psicologo di base che però secondo me non risolverebbe le situazioni di disagio delle famiglie. La tua idea è geniale perché creerebbe una cultura diversa. Lascerei la religione per non scompensare i cattolici ma terrei l’idea di una materia che abbia a che fare con la psiche. Fantastico davvero.

Paola: Il senso era che molte persone non vedono i propri limiti, e li vedono invece nelle altre persone. In pratica vedo spesso persone che accusano gli altri di qualunque cosa pur di non ammettere le proprie problematiche…
E in questo senso sono l’anti-analisi!!!

Risposta PSISES: Raccontare di se stessi in modo adattivo è senza dubbio una nevrosi diffusa. Il proiettare propri vissuti sentiti inappropriati su altri è spesso un meccanismo inconscio talmente diffuso da diventare di facile individuazione. La situazione descritta ti fa sentire un po’ frustrata