Come promesso sulla mia pagina FB, inserisco questo articolo di riflessione sul fatto di questi giorni che ha visto arrestato un “consigliere comunale/connazionale” per uno schiaffo al figlio, mentre era in vacanza in Svezia.
Innanzitutto vorrei andare nella “mia amata” Puglia nei prossimi mesi e ringraziare di persona Giovanni Colasante, eroe dei nostri giorni, perché grazie al suo gesto si è parlato di questo “silente” problema sociale, molto più viscido e complesso, per fare un paragone, dell’obesità da bevanda gassata/dolce.
A parte la battuta sullo “sfortunato”, vi segnalo subito http://www.unicef.it/doc/599/il-testo-della-convenzione-sui-diritti-dellinfanzia.htm in cui troverete il Testo della Convenzione sui diritti dell’Infanzia
Approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176, depositata presso le Nazioni Unite il 5 settembre 1991. La traduzione italiana qui riprodotta è quella pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 giugno 1991. L’UNICEF Italia sottolinea che sarebbe preferibile tradurre il termine inglese “child”, anziché con “fanciullo”, con “bambino, ragazzo e adolescente”.
Diritti del fanciullo (ragazzo etc.) datata 1989. Ho sentito dire in questi giorni la Svezia è avanti e talvolta qualcuno diceva “esageratamente” avanti.
Da un punto di vista psicologico uno schiaffo ad un bambino/ragazzo è la fine della relazione e della comunicazione a favore di un potere giocato con la violenza.
In pratica il genitore che picchia il bambino in quel momento lo predispone psicologicamente ad una sofferenza grave di tipo ansioso, depressivo o ancora peggio ad un modeling asociale centrato sulla violenza.
E’ vero anche che questa non è una verità assoluta, ci sono di sicuro altre verità nell’esperienze personali, ma questo è il punto di vista psicologico e credo condiviso da tutti coloro che raccolgono nel proprio lavoro quotidiano le testimonianze di vita e le sofferenze delle persone. Il bambino è nuovo al mondo e deve sperimentarlo. In questa sua ricerca spontanea e priva di regole, rischia costantemente di non rispettare le regole di casa o sociali. L’esperienza serve a crescere e a formare lo psichismo. Le regole servono a veicolare la crescita nel rispetto della sicurezza del bambino. Le regole sono fatte per essere infrante, spesso sfidando le regole il bambino apprende e i genitori devono favorire l’apprendimento e l’errore sempre che non ci sia rischio di vita.
I genitori (vittime spesso della quotidianità) non riescono a contenere i figli e costruiscono una serie di regole che servono agli adulti di casa, ma che spesso sono poco funzionali e poco recepibili da uno psichismo in crescita. Lo scontro tra queste differenze porta “talvolta” allo schiaffo, in cui viene veicolata dall’adulto tutta la frustrazione della propria quotidianità, l’incapacità di cedere parti proprie a favore del più debole/giovane, l’incapacità di provare ad essere empatico con un bambino e ciliegina sulla torta, spesso lo scoprirsi incoerenti e falsi nella relazione con il proprio figlio.
Non mi voglio dilungare, anche perché mi piacerebbe aggiungere considerazioni, idee e ipotesi dopo aver letto vostri feedback.
Vi lascio con una sensazione di grande frustrazione, quella che si prova spessissimo per strada, quando si assiste al pianto di un bambino che protesta la propria idea, voglia e a cui segue spesso lo schiaffone, la patacca (come si dice in quel di Reggio) o lo schiaffo sulle mani del genitore, che ha come effetto l’aumento di ira e rabbia del bambino e quindi del pianto disperato…. “come fa a non capire quello che voglio, cosa significano queste inutili parole che servono solo a confondermi, perché la persona che mi bacia, mi abbraccia e mi sorride in alcuni momenti non mi lascia libero di sperimentare il mondo e di crescere?”…. “Giocare, correre, gridare, chiedere attenzione è quello che so fare, è il mio lavoro”…
E se lo schiaffone in età evolutiva e dello sviluppo (direi primi 7/8 anni di vita) segna per sempre uno psichismo in formazione, uno schiaffone successivo in adolescenza segna per sempre una relazione padre/figlio o madre/figlio che non sarà mai più come prima, in cui un figlio che avrà dovuto abbassare il livello di psichicità per accettare la regola da schiaffo, si rivolgerà convalescente al mondo rischiando ancora di più di subire le pressioni sistemiche di vita, aprendo ad una fragilità direttamente proporzionale alla violenza dello schiaffo e al contorno psicologico rabbioso che lo ha accompagnato.
E sé fosse vero che un figlio imita più o meno coscientemente i propri genitori, allora abbiamo un bisogno urgente ed esagerato di fare emergere il bambino che è in noi, vittima della violenza della nostra epoca, per abbassare il rischio di ripetere con i nostri figli quello stesso dolore che noi stessi abbiamo provato, che ci ha fatto malissimo e che a volte ci raccontiamo come “giustamente mio padre o mia madre mi picchiarono” in nome di quell’amore per i nostri genitori, così importanti per noi, amore che però ci ha fatto ancora di più soffrire all’epoca e che rischia di rubarci ora la relazione con i nostri figli.

heiiii !! bel commento !! avete ragione, non ho capito tutto xò… xkè sono parole e concetti difficile x una quasi quattordicenne xDD … ma il resto è okey, perfetto !!
Concordo a pieno con l'articolo, e ciò che mi fa tristezza è sentire da chiunque, e sopratutto chi opera in campo educativo dire "cosa vuoi che faccia uno schiaffo, o una pacca sul sedere, non mai fatto del male a nessuno".
Mi fa rabbrividire come genitori, optano la "fatitica" frase se non fai a modo ti arriva una patacca, e come se non avessero voglia di spiegare, di confrontarsi, di ragionare con i propri figli. Utilizzare "questo metodo" significa chiudere la relazione, il confronto e la possibilità di una crescita condivisa!
Io ho ricevuto schiaffi in faccia anche quando sbagliavo qualcosa (ad esempio, lasciare dei fiori dentro l’armadio per andare a giocare, armadio che poi si riempiva di moscerini) o contraddicevo i miei genitori. Ho preso schiaffi fino all’età di 31 anni. Giorni fa (adesso ne ho più di 40) ero a casa dei miei e ho avuto una discussione con mia mamma che per far valere le sue ragioni e far sì che si riconoscesse che lei avesse ragione (non era così, ma pazienza) si è avvicinata con il viso al mio dicendomi di smetterla, quasi a minacciarmi.
Purtroppo porto con me le conseguenze degli schiaffi (anche uno a settimana fa male) ricevuti negli anni, delle umiliazioni (capitava che quando piangessi mia mamma facesse l’imitazione di me che piangevo dicendomi “uh come sono brutta quando piango! Uh!”, o mio papà mi diceva di smetterla; oppure mi dicevano che non potessi avere paura di quella determinata cosa…non venivano rispettati i miei sentimenti), delle botte pesanti che ho ricevuto 2-3 volte in vita mia (al culmine di un litigio, mia mamma iniziava a picchiarmi con tutte e due le mani, alzando le braccia e scaricandosi su di me che mi ero rannicchiata sul letto o per terra). Ho visto anche (ne ricordo 4 volte circa) mio papà dare uno schiaffo a mia mamma per, a suo dire, fermarla dal continuare a gridare quando litigavano.
Inoltre mia mamma aveva l’abitudine di alzare spesso la voce.
Ero sempre sul chi va là perché non sapevo quale mia azione non gradita avrebbe potuto provocare la sua rabbia. Cercavo in tutti i modi di essere la brava bambina che loro volevano che io fossi.
Mi sentivo continuamente sbagliata, la pecora nera della famiglia, quella che ha qualcosa che non va.
Conseguenze?
Forte stress cronico, alti livelli di ansia cronica, forte insicurezza e rabbia, sentimento di impotenza, autostima pari a zero, non sintonia con i miei veri desideri e bisogni, continua ricerca dell’approvazione, dipendenza affettiva, continui dubbi su me stessa e le mie capacità intellettive, conformismo.
Adesso, grazie al lavoro, faticoso e doloroso, che ho intrapreso con la mia psicoterapeuta, sto piano piano riacquisendo fiducia in me. L’ansia è ancora alta in determinate situazioni, ma non più continua per tutto il giorno. So che arriverà il giorno in cui tutta la sofferenza e il dolore accumulati se ne andranno per essere finalmente me stessa.