Dalle storie del cinema alle stanze di terapia
“Non è sempre l’amore a mancare. A volte manca il limite.”
Ci sono storie che non restano sullo schermo.
Entrano nelle stanze di terapia, nei racconti delle coppie, nei silenzi che si creano tra due persone che si sono amate — e che spesso continuano ad amarsi, anche mentre si fanno male.
Il film It Ends With Us offre uno spunto potente per riflettere su questo:
quanto sia difficile riconoscere quando una relazione smette di essere un luogo sicuro e diventa, lentamente, uno spazio di sofferenza.
Non è sempre evidente quando una relazione fa male. Nel film “It Ends With Us” questo passaggio è raccontato con grande delicatezza: il momento in cui una relazione, inizialmente vissuta come intensa e significativa, inizia a mostrare crepe più profonde. Senza bisogno di scene esplicite o spiegazioni didascaliche, emerge un processo molto realistico: la difficoltà a riconoscere la violenza quando è intrecciata all’amore, la tendenza a giustificare, a minimizzare, a rimandare. Il punto centrale non è l’evento in sé, ma il percorso interno della protagonista, che lentamente arriva a una domanda decisiva: dove finisco io dentro questa relazione? È in questo spazio che prende forma la possibilità di dire basta — non come gesto impulsivo, ma come atto di consapevolezza e di tutela di sé.
Una delle illusioni più frequenti nelle coppie è pensare che il problema sia “gestibile”.
Che basti capirsi meglio, parlare di più, resistere un po’ di più.
Nella pratica clinica, però, emergono spesso dinamiche diverse:
- giustificazioni continue del comportamento dell’altro
- oscillazioni tra momenti di forte vicinanza e improvvise rotture
- difficoltà a riconoscere il limite tra amore e dipendenza
- paura di perdere la relazione anche quando fa soffrire
Il punto non è solo cosa accade nella relazione, ma come viene narrato da chi la vive.
Il primo colloquio di coppia: dove tutto è già in atto
Nelle lezioni svolte con gli allievi è emerso chiaramente un aspetto centrale:
il primo contatto con una coppia non è mai neutro.
Già nella telefonata o nel primo incontro si delineano:
- alleanze implicite
- narrazioni parziali
- tentativi di portare il terapeuta “da una parte”
Spesso uno dei due arriva con una storia già costruita:
l’altro diventa il problema, la causa, il nodo da risolvere.
Ma la terapia sistemica ci insegna qualcosa di diverso:
il problema non è mai dentro uno solo, ma nella relazione che si è costruita tra i due.
Tra cinema e clinica: il tema del limite
Il film mostra un passaggio cruciale:
il momento in cui una persona inizia a chiedersi se ciò che vive è davvero accettabile.
Questo è uno dei punti più delicati anche in terapia.
Perché non basta dire “questa relazione fa male”.
Serve che quella consapevolezza emerga dall’interno della persona.
Nel lavoro clinico, questo si traduce in domande come:
- Cosa ti fa restare?
- Cosa temi di perdere?
- Quando hai iniziato a sentirti così?
- Che idea di amore stai proteggendo?
Le difficoltà del terapeuta
Anche per il terapeuta, la terapia di coppia è un terreno complesso.
Nelle simulazioni svolte in aula, gli allievi hanno sperimentato in prima persona:
- la fatica di non schierarsi
- il rischio di interpretazioni rapide
- l’impatto emotivo dei racconti portati
- la difficoltà di mantenere una posizione osservativa
La tentazione di “capire subito” è forte.
Ma il lavoro terapeutico richiede qualcosa di diverso:
sospendere il sapere per costruire insieme un significato.
Quando il cambiamento è possibile
Non tutte le relazioni devono essere salvate.
Ma tutte meritano di essere comprese.
A volte il lavoro terapeutico porta a ricostruire il legame.
Altre volte aiuta a riconoscere che quel legame non può più essere un luogo di crescita.
In entrambi i casi, il passaggio fondamentale è uno:
trasformare la confusione in consapevolezza.
Una riflessione per chi legge
Molte coppie arrivano in terapia quando il dolore è già alto.
Quando le parole si sono consumate, e restano solo reazioni.
Eppure, proprio lì può iniziare un lavoro importante:
non per tornare a come si era prima, ma per capire cosa è successo nel tempo.
Capire una relazione non significa salvarla a tutti i costi.
Significa smettere di subirla… e iniziare a sceglierla.
Bibliografia
- John Gottman (1999) – The Seven Principles for Making Marriage Work
Analisi empirica delle dinamiche di coppia e dei fattori che predicono stabilità o rottura. - Sue Johnson (2008) – Hold Me Tight
Approccio focalizzato sulle emozioni e sull’attaccamento nelle relazioni di coppia. - Salvador Minuchin (1974) – Families and Family Therapy
Fondamentale per comprendere le strutture relazionali e le dinamiche sistemiche. - Paul Watzlawick et al. (1967) – Pragmatica della comunicazione umana
Testo chiave per leggere le dinamiche comunicative disfunzionali nelle relazioni.