{"id":4523,"date":"2026-10-15T08:46:42","date_gmt":"2026-10-15T06:46:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.psises.it\/?p=4523"},"modified":"2026-10-15T08:46:42","modified_gmt":"2026-10-15T06:46:42","slug":"lestranea-quando-la-vita-rompe-la-fotografia-di-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psises.it\/?p=4523","title":{"rendered":"L\u2019estranea: quando la vita rompe la fotografia di famiglia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0daac146-48e4-48aa-8223-08ea3ea8d464.jpg.avif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4524\" src=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0daac146-48e4-48aa-8223-08ea3ea8d464.jpg-300x187.avif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"187\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0daac146-48e4-48aa-8223-08ea3ea8d464.jpg-200x125.avif 200w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0daac146-48e4-48aa-8223-08ea3ea8d464.jpg-300x187.avif 300w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0daac146-48e4-48aa-8223-08ea3ea8d464.jpg-400x250.avif 400w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0daac146-48e4-48aa-8223-08ea3ea8d464.jpg-600x375.avif 600w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0daac146-48e4-48aa-8223-08ea3ea8d464.jpg-768x480.avif 768w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0daac146-48e4-48aa-8223-08ea3ea8d464.jpg-800x500.avif 800w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0daac146-48e4-48aa-8223-08ea3ea8d464.jpg-1024x640.avif 1024w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/0daac146-48e4-48aa-8223-08ea3ea8d464.jpg.avif 1170w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Una riflessione personale sul film di Paolo Strippoli<\/p>\n<p>Se chiudo gli occhi e ripenso a L\u2019estranea, vedo una famiglia che vorrebbe tenere la vita al riparo da tutto: una grande casa, una festa, genitori e figli vicini. Mi resta soprattutto l\u2019immagine del dormire insieme, come se bastasse raccogliere tutti nello stesso spazio perch\u00e9 niente potesse accadere.<\/p>\n<p><em><strong>Poi la vita entra. Senza chiedere permesso.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Per me questo film ha avuto una risonanza particolare.<\/p>\n<p>Paolo Strippoli \u00e8 di Corato, il paese dove sono nato, ed \u00e8 figlio di due amici della mia giovinezza, che non vedo da circa trent\u2019anni. In una scena si sente anche mio nipote cantare \u201cLo zingaro\u201d. A volte legami che il tempo ha allentato possono riavvicinarsi attraverso una voce, un\u2019immagine, una storia.<\/p>\n<p>La risonanza pi\u00f9 profonda, per\u00f2, \u00e8 arrivata dalla famiglia raccontata sullo schermo.<\/p>\n<p>Anch\u2019io, da bambino, avevo una famiglia che sentivo perfetta. Mio padre era sarto e aveva un negozio di abbigliamento: una somiglianza concreta con il mondo del film, che ha reso ancora pi\u00f9 breve la distanza fra la storia dei Colonna e la mia. Nella nostra famiglia la poliomielite di mia sorella aveva gi\u00e0 aperto una frattura dolorosa. Poi, quando avevo dieci anni, mor\u00ec mia madre.<\/p>\n<p>Rivedendo quel mondo apparentemente protetto, ho risentito qualcosa di quell\u2019esperienza: la scoperta che ci\u00f2 su cui appoggiamo la nostra vita pu\u00f2 cambiare, anche quando abbiamo fatto tutto per custodirlo. Per un bambino, la famiglia \u00e8 il mondo. Quando viene colpita, anche il mondo perde la sua prevedibilit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che il film mi ha toccato: <strong>nell\u2019illusione di poter controllare la vita.<\/strong><\/p>\n<p>Possiamo prenderci cura, costruire, prevenire. Ma nessuna casa, nessun successo, nessuna fotografia di famiglia pu\u00f2 garantirci che il dolore rester\u00e0 fuori. Il mito della famiglia perfetta diventa cos\u00ec una promessa impossibile da mantenere. E quando la realt\u00e0 la infrange, possiamo sentirci chiamati a riparare tutto, a qualunque costo.<\/p>\n<p>Nella mia lettura, l\u2019Estranea d\u00e0 un volto anche a questa tentazione interiore. La sua presenza soprannaturale pu\u00f2 evocare una parte di noi che, davanti all\u2019impotenza, sussurra: <strong>\u00abDeve esserci un modo per far tornare tutto come prima\u00bb.<\/strong> \u00c8 la parte che vorrebbe riscrivere gli eventi, conservare la propria storia e quella della famiglia, diventare la regista del destino.<\/p>\n<p>\u00c8 una lettura simbolica, suscitata dal film. Mi interessa quel punto doloroso in cui il desiderio di proteggere qualcuno pu\u00f2 trasformarsi nel bisogno di decidere per lui; in cui custodire un legame finisce per significare impedirgli di cambiare.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 rimasto addosso anche Tobia, il ragazzo che comincia a mangiare senza misura. Nella trama, il suo cambiamento \u00e8 legato al prezzo del patto con l\u2019Estranea. Sul piano emotivo, per\u00f2, il suo corpo mi interroga: sembra portare il costo di una salvezza decisa altrove.<\/p>\n<p>Tobia ha visto la sorella gravemente aggredita dal cane. Intorno a lui, la sicurezza familiare si incrina. La sua fame mi evoca il tentativo di riempire qualcosa che non trova parole. Non posso sapere se questo sia il senso intenzionale del personaggio e non voglio trasformarlo in una diagnosi. Posso per\u00f2 riconoscere la forza dell\u2019immagine: un dolore che occupa il corpo, mentre la famiglia cerca disperatamente di ritrovare il proprio ordine.<\/p>\n<p>Da psicoterapeuta sistemico, mi colpisce proprio questa circolazione: una scelta compiuta per un membro della famiglia modifica la vita degli altri. Nel film, ogni riparazione produce nuove ferite. La sofferenza si sposta, mentre il tentativo di cancellarla diventa sempre pi\u00f9 urgente.<\/p>\n<p>Come spettatore, e come figlio, conosco il desiderio che tutto questo non accada: che una madre resti, che una malattia risparmi una sorella, <strong>che la fotografia possa continuare. Alle volte, nei momenti belli di famiglia, si vorrebbe bloccare il tempo per renderli infiniti.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019estranea mi ha lasciato una domanda: quando la vita rompe quella fotografia, possiamo imparare a restare vicini anche senza riuscire a ricomporla?<\/p>\n<p>Forse la cura comincia anche l\u00ec. Nel poter dire: non riesco a impedire tutto, ma posso esserci. <strong>Possiamo dare parole al dolore e cercare insieme un modo di vivere dopo quello che \u00e8 accaduto?<\/strong><\/p>\n<p><em>ps. La lettura dell\u2019Estranea come figura dell\u2019inconscio e della fame di Tobia come immagine del dolore sono interpretazioni personali, non diagnosi o intenzioni attribuite al regista.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione personale sul film di Paolo Strippoli Se chiudo gli occhi e ripenso a L\u2019estranea, vedo una famiglia che vorrebbe tenere la vita al riparo da tutto: una grande casa, una festa, genitori e figli vicini. 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