{"id":4480,"date":"2026-07-29T12:35:20","date_gmt":"2026-07-29T10:35:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.psises.it\/?p=4480"},"modified":"2026-07-29T12:35:20","modified_gmt":"2026-07-29T10:35:20","slug":"dallonlife-allonai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psises.it\/?p=4480","title":{"rendered":"Dall\u2019onlife all\u2019onAI"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7585.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4481\" src=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7585-300x168.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7585-200x112.jpeg 200w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7585-300x168.jpeg 300w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7585-400x224.jpeg 400w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7585-600x336.jpeg 600w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7585-768x430.jpeg 768w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7585-800x448.jpeg 800w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7585-1024x573.jpeg 1024w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7585.jpeg 1125w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Le connessioni delle connessioni e la nuova esperienza psicologica del mondo<\/strong><\/p>\n<p>Per molti anni abbiamo parlato di vita reale e vita virtuale come se fossero due territori distinti. Da una parte il corpo, la casa, il lavoro, le relazioni; dall\u2019altra lo schermo, i social network, le chat e le identit\u00e0 digitali.<\/p>\n<p><strong>Luciano Floridi<\/strong> ci ha aiutato a comprendere che questa distinzione non regge pi\u00f9.<\/p>\n<p>Con il concetto di onlife, Floridi descrive una condizione nella quale online e offline non sono due vite parallele, ma dimensioni intrecciate della stessa esperienza. Non entriamo pi\u00f9 semplicemente in rete: viviamo dentro ambienti nei quali il digitale modifica continuamente ci\u00f2 che pensiamo, desideriamo, ricordiamo e facciamo.<\/p>\n<p>Oggi, per\u00f2, siamo forse davanti a un passaggio ulteriore.<\/p>\n<p>Non viviamo soltanto onlife. Stiamo entrando in una condizione che potremmo chiamare <em>&#8220;onAI&#8221;: una vita nella quale l\u2019intelligenza artificiale non \u00e8 pi\u00f9 soltanto uno strumento esterno, ma diventa una presenza intermedia tra noi e il mondo.<\/em><\/p>\n<p>Tra la domanda e la risposta.<br \/>\nTra il desiderio e la scelta.<br \/>\nTra l\u2019esperienza e il suo racconto.<br \/>\nTra ci\u00f2 che sentiamo e le parole con cui proviamo a comprenderlo.<\/p>\n<p>L\u2019intelligenza artificiale cambier\u00e0 davvero l\u2019arte?<\/p>\n<p>Quando diciamo che l\u2019intelligenza artificiale cambier\u00e0 l\u2019arte, rischiamo di confondere l\u2019arte con la semplice produzione di un oggetto esteticamente riuscito.<\/p>\n<p>Una macchina pu\u00f2 generare un\u2019immagine sorprendente, una melodia suggestiva, un testo formalmente elegante. Pu\u00f2 riconoscere strutture, ricombinare stili, imitare linguaggi e produrre in pochi secondi ci\u00f2 che richiederebbe a una persona molte ore di lavoro.<\/p>\n<p>Ma l\u2019opera d\u2019arte non coincide interamente con il suo risultato visibile.<\/p>\n<p>L\u2019arte \u00e8 anche il rapporto tra un essere umano e la propria esperienza. \u00c8 il bisogno di dare forma a un lutto, a un desiderio, a una contraddizione, a una memoria o a una domanda che non trova risposta.<\/p>\n<p>L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 produrre contenuti senza aver vissuto ci\u00f2 che rappresenta. Floridi propone, a questo proposito, una distinzione decisiva: l\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 possedere una forma di agency, cio\u00e8 produrre effetti e compiere operazioni autonome, senza per questo avere intelligenza, coscienza o comprensione nel senso umano.<\/p>\n<p>Un sistema pu\u00f2 scrivere una poesia sul dolore, ma non ha perduto nessuno.<br \/>\nPu\u00f2 rappresentare la paura, ma non ha mai tremato.<br \/>\nPu\u00f2 descrivere l\u2019amore, ma non ha mai atteso il ritorno di qualcuno.<\/p>\n<p>Per questo l\u2019intelligenza artificiale probabilmente non canceller\u00e0 l\u2019arte. Cambier\u00e0 piuttosto le condizioni della sua produzione, della sua diffusione e del suo riconoscimento.<\/p>\n<p>Render\u00e0 pi\u00f9 facile produrre immagini, testi e musiche. Ma proprio per questo potrebbe diventare pi\u00f9 difficile distinguere ci\u00f2 che \u00e8 soltanto tecnicamente efficace da ci\u00f2 che porta con s\u00e9 una necessit\u00e0 umana.<\/p>\n<p><strong><em>Il valore dell\u2019opera potrebbe spostarsi sempre pi\u00f9 dal semplice oggetto alla sua storia: chi ha scelto di realizzarla, perch\u00e9 lo ha fatto, quale esperienza ha attraversato e quale responsabilit\u00e0 assume nei confronti di ci\u00f2 che produce.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Floridi definisce distant writing quella forma di scrittura nella quale una persona non compone direttamente ogni frase, ma dirige, seleziona e organizza la produzione linguistica realizzata attraverso un sistema artificiale. La questione dell\u2019<em>autorialit\u00e0,<\/em> quindi, non scompare: si sposta dalla sola esecuzione alla progettazione, alla scelta e alla responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019artista non sar\u00e0 necessariamente colui che realizza manualmente ogni passaggio. Sar\u00e0 sempre pi\u00f9 colui che sa <em>attribuire una direzione, riconoscere ci\u00f2 che ha valore e assumersi la responsabilit\u00e0 del significato.<\/em><\/p>\n<p><strong>Dalla connessione alle connessioni delle connessioni<\/strong><\/p>\n<p>La prima rivoluzione digitale ha collegato le persone.<\/p>\n<p>La seconda ha collegato le persone alle piattaforme, agli archivi, agli oggetti, agli algoritmi e alle comunit\u00e0 virtuali.<\/p>\n<p>L\u2019intelligenza artificiale introduce un livello ulteriore: non mette soltanto in relazione elementi diversi, ma interpreta, traduce e riorganizza le relazioni esistenti.<\/p>\n<p>Potremmo definirle connessioni delle connessioni.<\/p>\n<p>Non chiediamo pi\u00f9 soltanto a Internet di mostrarci un\u2019informazione. Chiediamo a un sistema di collegare informazioni, sintetizzarle, adattarle alla nostra storia e restituircele sotto forma di consiglio, immagine, spiegazione o decisione possibile.<\/p>\n<p>L\u2019AI diventa cos\u00ec una sorta di terzo elemento della relazione.<\/p>\n<p>Tra medico e paziente.<br \/>\nTra insegnante e studente.<br \/>\nTra autore e lettore.<br \/>\nTra terapeuta e paziente.<br \/>\nPerfino tra una persona e la rappresentazione che ha di se stessa.<\/p>\n<p>Dal punto di vista sistemico, non si tratta di aggiungere semplicemente un nuovo strumento dentro una relazione gi\u00e0 esistente. L\u2019ingresso di un nuovo elemento modifica l\u2019intero sistema.<\/p>\n<p>Quando una coppia consulta continuamente un\u2019intelligenza artificiale per interpretare i propri conflitti, non resta pi\u00f9 soltanto una coppia. Diventa un sistema triangolare nel quale una voce artificiale pu\u00f2 essere usata come mediatore, alleato, giudice o conferma delle proprie convinzioni.<\/p>\n<p>Quando una persona racconta prima a una macchina ci\u00f2 che prova e solo successivamente al proprio terapeuta, anche la relazione terapeutica cambia. Il paziente pu\u00f2 arrivare in seduta con una narrazione gi\u00e0 organizzata, con un\u2019ipotesi diagnostica o con parole che non sono nate interamente dalla propria elaborazione.<\/p>\n<p>La questione non \u00e8 se questo sia necessariamente positivo o negativo. La domanda \u00e8: che funzione sta assumendo l\u2019intelligenza artificiale dentro quella relazione?<\/p>\n<p><strong>Le conseguenze psicologiche dell\u2019onAI<\/strong><\/p>\n<p><em>Una mente pi\u00f9 estesa, ma anche pi\u00f9 dipendente.<\/em><\/p>\n<p>L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 funzionare come un\u2019estensione della memoria, della scrittura e dell\u2019immaginazione. Pu\u00f2 aiutarci a mettere ordine, trovare alternative e uscire dalla fissit\u00e0 di un solo punto di vista.<\/p>\n<p>Ma una funzione continuamente delegata rischia di diventare una capacit\u00e0 sempre meno esercitata.<\/p>\n<p>Se chiedo sempre a una macchina come scrivere, potrei lentamente perdere fiducia nella mia voce.<br \/>\nSe le domando costantemente che cosa scegliere, potrei diventare meno capace di tollerare il dubbio.<br \/>\nSe la uso per interpretare ogni emozione, potrei smettere di sostare nell\u2019incertezza necessaria per comprenderla.<\/p>\n<p>Floridi e altri studiosi hanno recentemente sottolineato un rischio analogo nel lavoro intellettuale: un prodotto pu\u00f2 perfino apparire migliore grazie all\u2019AI, mentre la persona che lo ha prodotto non sviluppa pi\u00f9 il giudizio, la pazienza e la profondit\u00e0 che nascono dall\u2019attraversamento personale del processo.<\/p>\n<p>Il problema, dunque, non \u00e8 soltanto ci\u00f2 che otteniamo. \u00c8 ci\u00f2 che diventiamo mentre lo otteniamo.<\/p>\n<p>Secondo me l&#8217;OnAI come l&#8217;ho definita credo che amplificher\u00e0 anche le derive dei comportamenti patologici per cui sar\u00e0 sempre pi\u00f9 evidente quello che gi\u00e0 percepiamo: &#8220;ma cosa sta succedendo al mondo, sono tutti impazziti?&#8221;<\/p>\n<p><strong>L\u2019illusione di essere compresi<\/strong><\/p>\n<p>Le intelligenze artificiali linguistiche possono rispondere con precisione emotiva, gentilezza e continuit\u00e0. Possono usare parole che fanno sentire una persona riconosciuta.<\/p>\n<p>Questa esperienza non va banalizzata. A volte una risposta ben formulata pu\u00f2 davvero aiutare qualcuno a organizzare un pensiero o a sentirsi meno solo.<\/p>\n<p>Eppure esiste una differenza essenziale tra ricevere una risposta che appare empatica ed essere compresi da una coscienza capace di partecipazione emotiva.<\/p>\n<p>I modelli linguistici producono risposte attraverso regolarit\u00e0 apprese nei testi; possono imitare forme di ragionamento plausibili senza possedere una comprensione fondata sulla verit\u00e0, sul significato vissuto o sull\u2019esperienza personale.<\/p>\n<p>La macchina pu\u00f2 costruire una risposta coerente al mio dolore. Non pu\u00f2 essere ferita dal mio dolore.<\/p>\n<p>Dal punto di vista psicologico, il rischio nasce quando confondiamo la qualit\u00e0 formale della risposta con la reciprocit\u00e0 della relazione.<\/p>\n<p><strong>L\u2019intolleranza dell\u2019attesa<\/strong><\/p>\n<p>Le relazioni umane sono lente, imperfette e imprevedibili.<\/p>\n<p>L\u2019altro pu\u00f2 non capire subito. Pu\u00f2 rispondere male. Pu\u00f2 essere stanco, distratto o in disaccordo. Una macchina, invece, \u00e8 quasi sempre disponibile e costruisce la propria risposta intorno alla nostra domanda.<\/p>\n<p>Questo potrebbe abituarci a una relazione senza attesa, senza vera alterit\u00e0 e con un livello ridotto di frustrazione.<\/p>\n<p>Ma la maturazione psicologica nasce anche dall\u2019esperienza di incontrare qualcuno che non coincide con noi.<\/p>\n<p>Se ci abituiamo soltanto a interlocutori adattivi, rischiamo di percepire le normali resistenze delle relazioni umane come difetti insopportabili.<\/p>\n<p>La conferma infinita del proprio punto di vista<\/p>\n<p>Ogni sistema generativo risponde a partire dal modo in cui formuliamo la domanda.<\/p>\n<p>Una persona gelosa pu\u00f2 chiedere: \u00abNon \u00e8 evidente che il mio compagno mi stia mentendo?\u00bb. Una persona arrabbiata pu\u00f2 descrivere un conflitto selezionando soltanto le colpe dell\u2019altro.<\/p>\n<p>L\u2019intelligenza artificiale, se utilizzata senza spirito critico, pu\u00f2 diventare una sofisticata macchina di convalida.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 voglia ingannarci, ma perch\u00e9 lavora dentro la cornice che le offriamo.<\/p>\n<p>In questo senso l\u2019AI rischia di rafforzare una dinamica gi\u00e0 presente nei social network: non incontrare il mondo, ma ricevere una versione del mondo progressivamente adattata alle nostre convinzioni.<\/p>\n<p><strong>La nuova disuguaglianza psicologica<\/strong><\/p>\n<p>La futura divisione non sar\u00e0 soltanto tra chi usa e chi non usa l\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 tra chi la utilizza mantenendo capacit\u00e0 critica e chi le consegna progressivamente il proprio giudizio.<\/p>\n<p>Tra chi se ne serve per ampliare il pensiero e chi la usa per evitare la fatica di pensare.<\/p>\n<p>Tra chi mantiene la responsabilit\u00e0 delle decisioni e chi trasforma ogni suggerimento algoritmico in un\u2019autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Floridi insiste sulla necessit\u00e0 di preservare il capitale semantico: l\u2019insieme delle esperienze, dei riferimenti culturali, delle memorie e delle conoscenze attraverso cui attribuiamo significato al mondo. Una macchina pu\u00f2 elaborare informazioni; non possiede una biografia dalla quale quelle informazioni acquistino un senso vissuto.<\/p>\n<p>Quanto pi\u00f9 povero diventa il nostro capitale semantico, tanto pi\u00f9 rischiamo di dipendere da sistemi che ci restituiscono significati gi\u00e0 confezionati.<\/p>\n<p><strong>Il compito della psicoterapia<\/strong><\/p>\n<p>La psicoterapia non pu\u00f2 ignorare la condizione onAI, ma neppure considerarla soltanto una minaccia.<\/p>\n<p>Dovr\u00e0 interrogare il modo in cui ciascuna persona utilizza questi strumenti.<\/p>\n<p>L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 essere una risorsa creativa, un supporto alla riflessione, uno spazio preliminare nel quale iniziare a formulare domande ancora confuse.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 per\u00f2 diventare anche un regolatore emotivo sostitutivo, un rifugio dall\u2019imprevedibilit\u00e0 delle relazioni, una fonte inesauribile di rassicurazioni o un\u2019autorit\u00e0 alla quale delegare la propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>Il terapeuta potrebbe allora domandare:<\/p>\n<p>Quando senti il bisogno di consultare l\u2019AI?<br \/>\nChe cosa ottieni da quella risposta?<br \/>\nChe cosa eviti di sentire, decidere o chiedere a una persona reale?<br \/>\nLa utilizzi per aprire possibilit\u00e0 o per trovare conferme?<br \/>\nDopo averla consultata ti senti pi\u00f9 autonomo o pi\u00f9 dipendente?<\/p>\n<p>Sono domande relazionali, non tecnologiche.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 nessuno strumento possiede una funzione psicologica in s\u00e9. La sua funzione nasce nel sistema di relazioni, bisogni, paure e significati nel quale viene inserito.<\/p>\n<p>Restare umani non significa rifiutare la macchina<\/p>\n<p>Non dobbiamo scegliere tra un passato interamente umano e un futuro completamente artificiale. Quel passato, probabilmente, non \u00e8 mai esistito: l\u2019essere umano ha sempre pensato attraverso strumenti, linguaggi, libri, immagini e tecnologie.<\/p>\n<p>La questione \u00e8 quale posizione assumiamo nei confronti degli strumenti che costruiamo.<\/p>\n<p>L\u2019intelligenza artificiale non distrugger\u00e0 necessariamente l\u2019arte, il pensiero o la relazione. Potrebbe per\u00f2 indebolirli quando verr\u00e0 utilizzata per sostituire l\u2019esperienza invece che per rielaborarla.<\/p>\n<p>L\u2019onAI pu\u00f2 diventare uno spazio di ampliamento dell\u2019umano oppure una forma raffinata di dipendenza.<\/p>\n<p>La differenza non sar\u00e0 determinata soltanto dalla potenza delle macchine.<\/p>\n<p>Dipender\u00e0 dalla nostra capacit\u00e0 di restare autori delle domande, responsabili delle scelte e custodi del significato.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una macchina pu\u00f2 aiutarci a creare infinite connessioni.<\/p>\n<p>Ma il compito di decidere quali connessioni meritino di diventare una storia, una relazione o un\u2019opera d\u2019arte rimane profondamente umano.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Clark, A., &amp; Chalmers, D. J. (1998). \u201cThe Extended Mind\u201d. Analysis, 58(1), 7\u201319.<\/p>\n<p>Floridi, L. (a cura di) (2015). The Onlife Manifesto: Being Human in a Hyperconnected Era. Springer.<\/p>\n<p>Floridi, L. (2023). The Ethics of Artificial Intelligence. Oxford University Press.<\/p>\n<p>Floridi, L. (2023). \u201cAI as Agency Without Intelligence\u201d. Philosophy &amp; Technology, 36.<\/p>\n<p>Floridi, L. (2025). \u201cDistant Writing: Literary Production in the Age of Artificial Intelligence\u201d. Minds and Machines.<\/p>\n<p>Reeves, B., &amp; Nass, C. (1996). The Media Equation. Cambridge University Press.<\/p>\n<p>Turkle, S. (2011). Alone Together. Basic Books.<\/p>\n<p>Turkle, S. (2015). Reclaiming Conversation. Penguin Press.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le connessioni delle connessioni e la nuova esperienza psicologica del mondo Per molti anni abbiamo parlato di vita reale e vita virtuale come se fossero due territori distinti. Da una parte il corpo, la casa, il lavoro, le relazioni; dall\u2019altra lo schermo, i social network, le chat e le identit\u00e0 digitali. 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