{"id":4447,"date":"2026-07-09T09:29:44","date_gmt":"2026-07-09T07:29:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.psises.it\/?p=4447"},"modified":"2026-07-09T09:30:16","modified_gmt":"2026-07-09T07:30:16","slug":"la-stanza-chiusa-quando-un-ragazzo-si-ritira-dal-mondo-e-la-famiglia-resta-fuori-dalla-porta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psises.it\/?p=4447","title":{"rendered":"La stanza chiusa.  Quando un ragazzo si ritira dal mondo e la famiglia resta fuori dalla porta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7321.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4448 alignleft\" src=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7321-300x167.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"167\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7321-200x111.jpeg 200w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7321-300x167.jpeg 300w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7321-400x223.jpeg 400w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7321-600x334.jpeg 600w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7321-768x428.jpeg 768w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7321-800x446.jpeg 800w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7321-1024x571.jpeg 1024w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG_7321.jpeg 1125w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Negli ultimi anni incontro sempre pi\u00f9 spesso giovani che sembrano essere spariti dalla vita reale.<\/p>\n<p>Dormono fino al primo pomeriggio, trascorrono la notte davanti al computer, giocano online, navigano sui social, partecipano a chat infinite, costruiscono relazioni virtuali che occupano gran parte della loro giornata.<\/p>\n<p>La loro stanza diventa il centro del mondo.<\/p>\n<p>Fuori da quella porta restano la scuola, il lavoro, gli amici, gli affetti, le sfide della crescita e, spesso, anche i genitori.<\/p>\n<p>Quando questi ragazzi arrivano in terapia, la descrizione che le famiglie portano \u00e8 quasi sempre la stessa:<\/p>\n<p>\u201cNon esce pi\u00f9.\u201d<br \/>\n\u201cVive di notte.\u201d<br \/>\n\u201cNon studia.\u201d<br \/>\n\u201cNon lavora.\u201d<br \/>\n\u201cPassa tutto il tempo davanti allo schermo.\u201d<\/p>\n<p>Dietro questi comportamenti, per\u00f2, raramente troviamo pigrizia o mancanza di volont\u00e0.<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 spesso troviamo sofferenza.<\/p>\n<p><strong>Il peso del fare<\/strong><\/p>\n<p>Viviamo in una societ\u00e0 che misura il valore delle persone attraverso le prestazioni.<\/p>\n<p>Studiare.<br \/>\nLavorare.<br \/>\nProdurre.<br \/>\nRiuscire.<\/p>\n<p>Per alcuni giovani il mondo esterno viene percepito come un luogo in cui ogni azione \u00e8 sottoposta a giudizio.<\/p>\n<p>Ogni esame pu\u00f2 diventare una sentenza.<br \/>\nOgni colloquio una minaccia.<br \/>\nOgni relazione una possibile ferita.<\/p>\n<p>In queste condizioni il ritiro non \u00e8 una scelta di comodit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 una strategia di sopravvivenza.<\/p>\n<p>Non esco perch\u00e9 fuori sto male.<br \/>\nNon provo perch\u00e9 potrei fallire.<br \/>\nNon mi espongo perch\u00e9 potrei essere umiliato.<\/p>\n<p>La stanza diventa cos\u00ec un rifugio.<\/p>\n<p>Un luogo apparentemente sicuro dove il dolore viene anestetizzato.<\/p>\n<p><strong>La notte come spazio protetto<\/strong><\/p>\n<p>Molti di questi ragazzi iniziano progressivamente a invertire il ritmo sonno-veglia.<\/p>\n<p>Dormono di giorno e vivono di notte.<\/p>\n<p>La notte ha caratteristiche particolari.<\/p>\n<p>Il telefono squilla meno.<br \/>\nLe richieste diminuiscono.<br \/>\nI genitori dormono.<br \/>\nIl mondo sembra rallentare.<\/p>\n<p>La notte diventa il momento in cui si pu\u00f2 esistere senza essere continuamente sollecitati.<\/p>\n<p>\u00c8 una forma di adattamento che spesso protegge dall\u2019ansia, ma che finisce per allontanare ulteriormente dalla vita sociale.<\/p>\n<p><strong>La rete che sostiene e imprigiona<\/strong><\/p>\n<p>Internet rappresenta una risorsa straordinaria.<\/p>\n<p>Molti ragazzi trovano online amicizie autentiche, gruppi di appartenenza, passioni condivise e occasioni di apprendimento.<\/p>\n<p>Sarebbe un errore demonizzare il mondo digitale.<\/p>\n<p>Il problema nasce quando il virtuale sostituisce completamente il reale.<\/p>\n<p>Quando il ragazzo non utilizza pi\u00f9 la rete come strumento ma come rifugio permanente.<\/p>\n<p>Quando ogni esperienza significativa viene vissuta esclusivamente attraverso uno schermo.<\/p>\n<p>In quel momento il digitale non amplia la vita.<\/p>\n<p>La sostituisce.<\/p>\n<p><strong>Le guerre familiari<\/strong><\/p>\n<p>I genitori assistono spesso impotenti a questa trasformazione.<\/p>\n<p>All\u2019inizio chiedono.<\/p>\n<p>Poi insistono.<\/p>\n<p>Successivamente controllano.<\/p>\n<p>Infine combattono.<\/p>\n<p>Le conversazioni si trasformano in interrogatori.<\/p>\n<p>Le richieste in accuse.<\/p>\n<p>Le preoccupazioni in conflitti quotidiani.<\/p>\n<p>Il ragazzo si chiude ancora di pi\u00f9.<\/p>\n<p>I genitori aumentano la pressione.<\/p>\n<p>Si crea una spirale che alimenta il problema.<\/p>\n<p>La famiglia finisce per organizzarsi intorno al sintomo.<\/p>\n<p>Si parla quasi esclusivamente del figlio ritirato.<\/p>\n<p>Ogni giornata ruota attorno alla sua inattivit\u00e0.<\/p>\n<p>Il sintomo diventa il principale regolatore delle relazioni familiari.<\/p>\n<p><strong>Uno sguardo sistemico<\/strong><\/p>\n<p>La prospettiva sistemica ci invita a non cercare un colpevole.<\/p>\n<p>Non esistono quasi mai spiegazioni semplici.<\/p>\n<p>Esistono invece storie relazionali complesse.<\/p>\n<p>Molti ragazzi ritirati provengono da famiglie che hanno attraversato separazioni dolorose, lutti, conflitti cronici, assenze emotive o profonde fragilit\u00e0 affettive.<\/p>\n<p>Altre volte troviamo genitori molto presenti ma estremamente ansiosi.<\/p>\n<p>Madri e padri che oscillano tra iperprotezione e scoraggiamento.<\/p>\n<p>Momenti di controllo intenso alternati a fasi di rinuncia educativa.<\/p>\n<p>In alcuni casi il giovane sembra essere diventato il contenitore delle paure dell\u2019intero sistema familiare.<\/p>\n<p>In altri casi porta il peso di aspettative molto elevate.<\/p>\n<p>Il messaggio implicito diventa:<\/p>\n<p>\u201cDevi riuscire.\u201d<\/p>\n<p>Ma quando il fallimento viene vissuto come catastrofico, la soluzione pi\u00f9 sicura pu\u00f2 apparire quella di non tentare pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>Le maturit\u00e0 facili e gli aiuti che rischiano di diventare trappole<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi anni sono aumentate le situazioni in cui ragazzi molto fragili riescono a conseguire titoli di studio attraverso percorsi fortemente facilitati.<\/p>\n<p>Naturalmente ogni sostegno educativo pu\u00f2 rappresentare una risorsa importante.<\/p>\n<p>Nessuno dovrebbe essere lasciato solo nella propria difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma esiste anche una domanda che dobbiamo avere il coraggio di porci.<\/p>\n<p>L\u2019aiuto sta favorendo l\u2019autonomia oppure sta proteggendo il sintomo?<\/p>\n<p>Quando ogni ostacolo viene rimosso, il giovane rischia di non sperimentare mai la propria capacit\u00e0 di affrontare le difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Il mondo appare sempre pi\u00f9 pericoloso.<\/p>\n<p>Lui sempre pi\u00f9 fragile.<\/p>\n<p>Gli altri sempre pi\u00f9 necessari.<\/p>\n<p>L\u2019intenzione \u00e8 aiutare.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 confermare inconsapevolmente l\u2019idea che non possa farcela da solo.<\/p>\n<p><strong>Dietro la chiusura c\u2019\u00e8 spesso una depressione silenziosa<\/strong><\/p>\n<p>Molti di questi ragazzi non si presentano come depressi.<\/p>\n<p>Non piangono.<\/p>\n<p>Non parlano necessariamente di tristezza.<\/p>\n<p>Non sembrano disperati.<\/p>\n<p>Ma dietro l\u2019apatia, il ritiro, l\u2019inversione del ritmo sonno-veglia, la perdita di interesse per la vita reale e la rinuncia progressiva alle esperienze di crescita, troviamo spesso forme di depressione mascherata.<\/p>\n<p>Una depressione che si esprime attraverso il ritiro pi\u00f9 che attraverso il dolore dichiarato.<\/p>\n<p>Una depressione che non grida.<\/p>\n<p>Si spegne lentamente.<\/p>\n<p><strong>Riaprire la porta<\/strong><\/p>\n<p>Il lavoro terapeutico non consiste nello strappare il ragazzo dalla sua stanza.<\/p>\n<p>Consiste nel comprendere perch\u00e9 quella stanza sia diventata cos\u00ec necessaria.<\/p>\n<p>Dietro ogni porta chiusa c\u2019\u00e8 una storia.<\/p>\n<p>Dietro ogni isolamento c\u2019\u00e8 una sofferenza che cerca protezione.<\/p>\n<p>Dietro ogni ragazzo che sembra non voler vivere, molto spesso troviamo un ragazzo che non si sente abbastanza forte per affrontare la vita.<\/p>\n<p>La terapia non pu\u00f2 limitarsi a modificare un comportamento.<\/p>\n<p>Deve aiutare il giovane e la sua famiglia a costruire nuove possibilit\u00e0 di relazione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 nessuno esce davvero dalla propria stanza semplicemente perch\u00e9 qualcuno gli ordina di farlo.<\/p>\n<p>Si esce quando il mondo torna a sembrare un luogo sufficientemente sicuro da poter essere abitato.<\/p>\n<p><strong>Quando il gruppo diventa una porta aperta<\/strong><\/p>\n<p>Nella mia esperienza clinica una delle risposte pi\u00f9 interessanti a queste forme di ritiro sociale \u00e8 rappresentata dalla terapia di gruppo tra giovani. Molti ragazzi arrivano con la convinzione che il mondo esterno sia un luogo ostile, giudicante, pericoloso. Hanno perso fiducia negli altri e, spesso, anche in se stessi.<\/p>\n<p>Il gruppo offre loro un\u2019esperienza diversa. Per la prima volta incontrano coetanei che condividono paure simili, fragilit\u00e0 analoghe, difficolt\u00e0 che fino a quel momento avevano vissuto come una vergogna personale. Scoprono di non essere gli unici a sentirsi inadeguati, spaventati o bloccati.<\/p>\n<p>Seduta dopo seduta, il gruppo diventa un piccolo laboratorio relazionale in cui si pu\u00f2 sperimentare fiducia, confronto, appartenenza e sostegno reciproco. Le relazioni smettono di essere soltanto fonte di ansia e tornano gradualmente a diventare una risorsa.<\/p>\n<p>In questo senso il lavoro terapeutico non consiste semplicemente nel convincere un ragazzo a uscire dalla propria stanza. Consiste nel costruire insieme a lui esperienze capaci di rendere il mondo esterno nuovamente abitabile. Quando un giovane scopre che esistono luoghi in cui pu\u00f2 essere accolto senza essere giudicato, pu\u00f2 sbagliare senza essere umiliato e pu\u00f2 sentirsi parte di qualcosa senza dover dimostrare continuamente il proprio valore, allora quella porta chiusa inizia lentamente ad aprirsi.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 qualcuno l\u2019abbia forzata dall\u2019esterno, ma perch\u00e9 dall\u2019altra parte comincia finalmente a intravedere qualcosa che vale la pena raggiungere.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia ragionata<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>L\u2019et\u00e0 tradita \u2013 Vittorino Andreoli (2010), Rizzoli. Analisi delle fragilit\u00e0 adolescenziali e del ritiro dalle esperienze di crescita.<\/li>\n<li>Il disagio della civilt\u00e0 \u2013 Sigmund Freud (1930), Bollati Boringhieri. Riflessione sul rapporto tra individuo, desiderio e richieste sociali.<\/li>\n<li>Pragmatica della comunicazione umana \u2013 1967, Astrolabio. Fondamentale per comprendere i circuiti comunicativi familiari.<\/li>\n<li>Mente e natura \u2013 1979, Adelphi. Una delle basi del pensiero sistemico e della comprensione delle relazioni.<\/li>\n<li>Famiglie e terapia della famiglia \u2013 1974, Astrolabio. Analisi delle strutture familiari e delle dinamiche di svincolo.<\/li>\n<li>Hikikomori \u2013 1998 (edizioni italiane successive), Bruno Mondadori. Testo fondamentale sul ritiro sociale giovanile.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni incontro sempre pi\u00f9 spesso giovani che sembrano essere spariti dalla vita reale. Dormono fino al primo pomeriggio, trascorrono la notte davanti al computer, giocano online, navigano sui social, partecipano a chat infinite, costruiscono relazioni virtuali che occupano gran parte della loro giornata. La loro stanza diventa il centro del mondo. Fuori da [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6,662],"tags":[1030,1031,1032,469],"class_list":["post-4447","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli","category-psicologia","tag-psicologia-salutementale-adolescenza-educazione-famiglia-leadershipeducativa-welfare-hikikomori","tag-psicologia-evolutiva","tag-psicoterapia-adolescenza","tag-psicoterapia-di-gruppo-2"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4447","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4447"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4447\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4452,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4447\/revisions\/4452"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4447"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4447"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4447"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}