{"id":4241,"date":"2025-11-08T10:07:00","date_gmt":"2025-11-08T09:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.psises.it\/?p=4241"},"modified":"2025-11-08T10:24:54","modified_gmt":"2025-11-08T09:24:54","slug":"il-cambiamento-in-psicoterapia-sistemico-relazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psises.it\/?p=4241","title":{"rendered":"Il cambiamento in psicoterapia sistemico-relazionale"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il cambiamento in psicoterapia sistemico-relazionale.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9D2B37F7-6B62-419F-A3AC-14B4D6CBDE47.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4243\" src=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9D2B37F7-6B62-419F-A3AC-14B4D6CBDE47-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9D2B37F7-6B62-419F-A3AC-14B4D6CBDE47-66x66.jpg 66w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9D2B37F7-6B62-419F-A3AC-14B4D6CBDE47-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9D2B37F7-6B62-419F-A3AC-14B4D6CBDE47-200x200.jpg 200w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9D2B37F7-6B62-419F-A3AC-14B4D6CBDE47-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9D2B37F7-6B62-419F-A3AC-14B4D6CBDE47-400x400.jpg 400w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9D2B37F7-6B62-419F-A3AC-14B4D6CBDE47-600x600.jpg 600w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9D2B37F7-6B62-419F-A3AC-14B4D6CBDE47-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9D2B37F7-6B62-419F-A3AC-14B4D6CBDE47-800x800.jpg 800w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9D2B37F7-6B62-419F-A3AC-14B4D6CBDE47.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><b>Dall\u2019omeostasi all\u2019irriverenza: pratiche dialogiche per trasformare i sistemi<\/b><\/p>\n<p>Nel modello sistemico-relazionale il cambiamento non \u00e8 un\u2019azione sull\u2019individuo, ma una <strong>trasformazione delle regole di interazione, dei confini, e dei significati condivisi<\/strong>. Dalla prima alla seconda cibernetica, fino agli sviluppi post-moderni e dialogici, il terapeuta passa dall\u2019essere osservatore esterno a co-costruttore di storie e contesti. Con un\u2019attenzione recente \u2014 <em>come ricorda Mauro Mariotti<\/em> \u2014 a evitare <strong>derive relativiste e a ricucire epistemologia e prassi clinica<\/strong>.<\/p>\n<p><b>1) Perch\u00e9 \u201ccambiare\u201d in clinica significa cambiare relazioni e significati<\/b><\/p>\n<p>Nell\u2019approccio sistemico-relazionale i sintomi sono eventi del sistema: <strong>hanno senso nella trama di regole, aspettative e linguaggi che legano le persone tra loro.<\/strong><\/p>\n<p>Per questo il cambiamento non coincide con la \u201ccorrezione\u201d di un comportamento, ma con una <strong>riorganizzazione di significato: nuove cornici, nuove posture reciproche, nuove narrazioni.<\/strong><\/p>\n<p>Una distinzione utile per la storia della psicoterapia sistemica \u00e8 tra cibernetica di primo ordine e di secondo ordine:<\/p>\n<ul>\n<li>Primo ordine: aggiustamenti entro assetti stabili (es. rinegoziare orari, routine, confini operativi).<\/li>\n<li>Secondo ordine: trasformazioni che toccano regole e cornici (chi decide cosa; quale narrativa governa la famiglia; che funzione ha il sintomo).<\/li>\n<\/ul>\n<p><b>2) Dalla prima alla seconda cibernetica: come cambia lo sguardo<\/b><\/p>\n<p><strong>Prima cibernetica<\/strong> (omeostasi, retroazione negativa).\u00a0Il focus \u00e8 sul <strong>mantenimento dell\u2019equilibrio: il terapeuta osserva dall\u2019esterno e aiuta il sistema a ridurre le deviazioni (metafora del termostato).<\/strong><\/p>\n<p><strong>Seconda cibernetica (osservatore incluso, autopoiesi).<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>L\u2019osservatore \u00e8 parte del sistema. Terapeuta e persone in terapia co-producono ci\u00f2 che osservano. La terapia diventa un dialogo generativo: si lavora su linguaggi, cornici, differenze che si amplificano fino a generare nuove configurazioni.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Effetto pratico: non \u201caggiustiamo\u201d persone; trasformiamo conversazioni.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><b>3) Tre vie al cambiamento: struttura, strategia, narrazione<\/b><\/p>\n<p>Strutturale (Minuchin).\u00a0Si riorganizzano gerarchie e confini (coppia genitoriale, fratria, alleanze). Obiettivo: aumentare differenziazione e flessibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Strategico (Haley\/Madanes).\u00a0Si interviene sul pattern ricorsivo con mosse brevi e prescrizioni mirate. Il focus \u00e8 sul come la danza si mantiene.<\/p>\n<p>Narrativo (White\/Epston; Sluzki).\u00a0Il problema \u00e8 nella storia dominante, non nella persona. Si esternalizza il problema e si co-costruiscono storie alternative \u201cmeglio formate\u201d, che ancorano identit\u00e0 e relazioni a risorse, valori ed eccezioni.<\/p>\n<p><b>4) Meccanismi clinici del cambiamento<\/b><\/p>\n<p>A. L\u2019uso della comunicazione.\u00a0Domande circolari, connotazione positiva, prescrizioni paradossali e riformulazioni cambiano la grammatica relazionale.<\/p>\n<p>B. Contesto e co-costruzione.\u00a0Il cambiamento emerge dal dialogo; terapeuta e sistema negoziano significati, ruoli, confini.<\/p>\n<p>C. Resistenze come autoregolazione.\u00a0La \u201cresistenza\u201d difende la coerenza del sistema. Si lavora con ridefinizioni, amplificazioni controllate, perturbazioni che aprono alternative senza violare la stabilit\u00e0 necessaria.<\/p>\n<p><b>5) L\u2019irriverenza (Cecchin): una libert\u00e0 clinica che apre possibilit\u00e0<\/b><\/p>\n<p>L\u2019irriverenza non \u00e8 mancanza di rispetto, ma<em><strong> d<em>ubbio<\/em> sistemico e curiosit\u00e0 radicale verso le nostre stesse ipotesi.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Strumenti: umorismo che alleggerisce, domande paradossali che scardinano rigidit\u00e0, sospensione del giudizio per vedere oltre i binari abituali.<\/p>\n<p><strong>Obiettivo: evitare la riverenza ai modelli e mantenere la terapia viva, creativa, contestuale<\/strong>.<\/p>\n<p><b>6) Epistemologie recenti e la critica di Mauro Mariotti: oltre il rischio relativista<\/b><\/p>\n<p>Il passaggio al post-moderno e al dialogico ha moltiplicato prospettive e linguaggi. Tuttavia \u2014 come segnala Mauro Mariotti \u2014 se spinto all\u2019estremo pu\u00f2 produrre tre rischi:<\/p>\n<ol>\n<li>Relativismo difuso: tutto vale, nulla orienta.<\/li>\n<li>Svuotamento operativo: molta conversazione, poca trasformazione osservabile.<\/li>\n<li>Distanza tra teoria e stanza di terapia: epistemologia brillante ma poca accountability clinica.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Che fare, allora?<\/p>\n<p>Mauro Mariotti invita a un\u2019epistemologia situata e responsiva, capace di:<\/p>\n<ul>\n<li>Ricucire teoria e prassi: ogni scelta conversazionale va ancorata a ipotesi cliniche e criteri di esito (condivisione di indicatori con la famiglia\/coppia: cosa vedremo di diverso? dove? quando? chi se ne accorge?).<\/li>\n<li>Integrare livelli: strutture, emozioni, narrazioni, contesti socio-culturali (multi-livello e multi-prospettico).<\/li>\n<li>Dichiarare il posizionamento del terapeuta: non neutralit\u00e0 astratta, ma responsabilit\u00e0 trasparente (quali valori porto? come influenzo ci\u00f2 che accade?).<\/li>\n<li>Coltivare pratiche riflessive brevi ma regolari: micro-debrief post-seduta, \u00e9quipe riflettente, note cliniche che connettano mosse, ipotesi, effetti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In sintesi: dialogico s\u00ec, ma con orientamento; pluralismo s\u00ec, ma con criteri; creativit\u00e0 s\u00ec, ma con etica della responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>7) Dalle teorie alle pratiche: cosa fa \u201cdomani\u201d un terapeuta sistemico<\/b><\/p>\n<ul>\n<li>Definisci target condivisi e osservabili.<br \/>\n\u201cSe le cose andranno meglio, che scena vedremo a casa tra marted\u00ec e gioved\u00ec sera?\u201d<\/li>\n<li>Mappa le differenze che fanno differenza.<br \/>\nChi nota per primo un micro-cambiamento? Chi lo sostiene? Chi lo spegne?<\/li>\n<li>Allinea la mossa all\u2019ipotesi.<br \/>\nOgni intervento (domanda, prescrizione, ridefinizione) deve rispondere a: quale cornice voglio generare? quale funzione interrompere?<\/li>\n<li>Monitora con micro-valutazioni.<br \/>\nScala 0-10 co-definita, home task micro, \u201cspie di bordo\u201d (es. qualit\u00e0 del sonno, litigiosit\u00e0, alleanze di cura).<\/li>\n<\/ul>\n<p><b>8) Box operativi (per la formazione)<\/b><\/p>\n<p>Esercizio A \u2013 Omeostasi vs Amplificazione delle differenze<\/p>\n<p>Simula la stessa coppia con due conduzioni:<\/p>\n<ol>\n<li>Direttiva\/strategica (stabilizzare)<\/li>\n<li>Dialogica (generare differenze)<br \/>\nDebrief: come si sono sentiti membri e terapeuti? Cosa \u00e8 cambiato nel pattern?<\/li>\n<\/ol>\n<p>Esercizio B \u2013 L\u2019irriverenza che cura<\/p>\n<p>Due terapeuti adottano ironia leggera e domande paradossali su una rigidit\u00e0 di coppia.<\/p>\n<p>Debrief: l\u2019ironia \u00e8 rimasta rispettosa? Quale nuova ipotesi \u00e8 emersa?<\/p>\n<p>Esercizio C \u2013 Narrativo (Sluzki): \u201cRiscrivere la storia\u201d<\/p>\n<ol>\n<li>Storia dominante (trama, convinzioni, emozioni).<\/li>\n<li>Eccezioni e alleati; domande generative (\u201cChi ti ha visto diverso?\u201d).<\/li>\n<li>Titolo alternativo e sinossi in due righe.<\/li>\n<\/ol>\n<p><b>9) Conclusione: la bellezza concreta del cambiamento<\/b><\/p>\n<p>Il cambiamento sistemico \u00e8 non lineare: nasce da piccole differenze che, amplificate nel dialogo, riorganizzano la danza.<\/p>\n<p>La sfida attuale \u00e8 tenere insieme creativit\u00e0 e responsabilit\u00e0, pluralismo e orientamento, domande generative e criteri d\u2019esito.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la stanza di terapia resta un laboratorio di libert\u00e0 relazionale, dove anche l\u2019irriverenza diventa cura.<\/p>\n<p><b>Bibliografia essenziale (selezione ragionata)<\/b><\/p>\n<ul>\n<li>Bateson, G. (1972). Verso un\u2019ecologia della mente. Adelphi.<\/li>\n<li>von Foerster, H. (1981). Observing Systems. Intersystems.<\/li>\n<li>Keeney, B. P. (1983). Aesthetics of Change. Guilford.<\/li>\n<li>Boscolo, L., Cecchin, G., Hoffman, L., &amp; Penn, P. (1987). Milano Systemic Family Therapy. Basic Books.<\/li>\n<li>White, M., &amp; Epston, D. (1990). Narrative Means to Therapeutic Ends. Norton.<\/li>\n<li>Cecchin, G., Lane, G., &amp; Ray, W. A. (1992). Irreverence: A Strategy for Therapist\u2019s Survival. Family Process, 31(3), 219\u2013230.<\/li>\n<li>Sluzki, L. E. (var\u00ee saggi). Storie meglio formate e pratica narrativa nella clinica.<\/li>\n<li>Anderson, H., &amp; Goolishian, H. (1988). Human Systems as Linguistic Systems. Family Process, 27(4), 371\u2013393.<\/li>\n<li>McNamee, S., &amp; Gergen, K. J. (1992). Therapy as Social Construction. Sage.<\/li>\n<li>Bassoli, S., Mariotti, P., &amp; Frison, L. (a cura di). Manuale di psicoterapia sistemica relazionale (Ed. Sapere) \u2014 per l\u2019analisi critica delle epistemologie recenti e l\u2019esigenza di riallineare teoria, etica e prassi.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cambiamento in psicoterapia sistemico-relazionale. Dall\u2019omeostasi all\u2019irriverenza: pratiche dialogiche per trasformare i sistemi Nel modello sistemico-relazionale il cambiamento non \u00e8 un\u2019azione sull\u2019individuo, ma una trasformazione delle regole di interazione, dei confini, e dei significati condivisi. 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