{"id":3489,"date":"2016-11-18T11:39:53","date_gmt":"2016-11-18T10:39:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psises.it\/?p=3489"},"modified":"2020-03-24T10:42:15","modified_gmt":"2020-03-24T09:42:15","slug":"vi-presento-il-professor-luigi-boscolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psises.it\/?p=3489","title":{"rendered":"Vi presento il professor Luigi Boscolo parte II"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14572606_10209596546303605_1347305693_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3494\" src=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14572606_10209596546303605_1347305693_o-300x225.jpg\" alt=\"14572606_10209596546303605_1347305693_o\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14572606_10209596546303605_1347305693_o-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14572606_10209596546303605_1347305693_o-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14572606_10209596546303605_1347305693_o-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14572606_10209596546303605_1347305693_o.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In questa foto di tanti anni fa un giovanissimo studente con il professor Luigi Boscolo. \u00a0Chiesi al professor Luigi Boscolo durante una pausa di un suo workshop sulla psicoterapia sistemica, una foto ricordo. Non esit\u00f2 a rendersi disponibile e a commentare con quel suo modo di fare accogliente e rasserenante. Mai avrei pensato di ritrovarla negli archivi del mio vecchio Pc in disuso, pochi giorni dopo la morte del professore.<\/p>\n<p>Ricordare il professor Luigi Boscolo, non pu\u00f2 prescindere dal raccontare a chi non l&#8217;avesse conosciuto, una sua modalit\u00e0 che trovai per me\u00a0terapeutica: Luigi Boscolo parlava con un tono di voce talmente basso e riusciva a litigare con i pi\u00f9 moderni microfoni. Quel suo modo di comunicare riusciva a \u00a0tenere la platea in ascolto in un religioso silenzio \u00a0che permetteva di ascoltare i suoi meravigliosi racconti terapeutici e i continui salti da una all&#8217;altra delle migliaia di storie che erano il suo ricchissimo bagaglio di esperienza terapeutica e di vita. Ma perch\u00e9 questa modalit\u00e0 o se si vuole caratteristica del professor Luigi Boscolo fu terapeutica per l&#8217;allora studente del corso di specializzazione in psicoterapia dott. Pasquale Tarantini? Facilmente spiegabile da chi mi conosce e sa benissimo che il basso tono della mia\u00a0voce e il fare fatica ad ascoltarmi nelle aule, nonch\u00e9 i salti di argomento che utilizzo\u00a0nel raccontare, i viaggi da una storia all&#8217;altra sono\u00a0caratteristiche simili (con un po&#8217; di presunzione) a quelle del professore,\u00a0genio riconosciuto dell&#8217;arte di fare psicoterapia. Ricordo che per me ascoltare per la prima volta il professor Luigi Boscolo fu una grande iniezione di autostima per empatia da condivisione di modalit\u00e0: in un attimo cap\u00ec che la perfezione che cercavo con ipotetici corsi di dizione e comunicazione teatrale non mi sarebbe mai appartenuta e che sarei stato un valido terapeuta e comunicatore con il mio stile che non avevo mai accettato.<\/p>\n<p>Vi riporto\u00a0di seguito una parte della testimonianza di Max Cornwell tratta sempre dalla rivista sistemica Connessioni che chiude la parte di commemorazione tratta dalla rivista:<\/p>\n<p><em>La terapia familiare internazionale ha perso un grande pensatore, un leader e un insegnante, con la morte di Luigi Boscolo, 82 anni, avvenuta all\u2019inizio di gennaio di quest\u2019anno. L\u2019Italia ha perso un vero ambasciatore. Era malato da diversi anni, ma ha frequentato ostinatamente il suo amato Centro Milanese ogni giorno fino a quando non \u00e8 stato troppo debole per continuare. Precedentemente, il suo amato figlio adottivo Guido era morto fra le sue braccia sulla strada su cui si affaccia il Centro, dopo una brutta esperienza post chirurgica. Lascia Jacqueline Pereira, nata a Haiti, sua moglie per circa 50 anni, di una forza unica, personale e professionale, e sua fidata alleata. Lascia anche il suo Centro e i suoi molti allievi, cos\u00ec come un inestimabile lascito di articoli originali e insegnamenti e pratiche creative disseminati per l\u2019Italia e il mondo della terapia familiare. Molti sono ne sono stati influenzati o ne sono stati messi positivamente in questione.<\/em><\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 17\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><em>Luigi era uno di tre gli nati a Sottomarina di Chioggia, a sud della laguna di Venezia, in un modesto contesto agricolo. Sua madre fu una gura di supporto e di ispirazione durante tutta la sua vita. Da ragazzo fu toccato in molti modi dalla Seconda Guerra Mondiale e per un periodo una batteria della contraerea tedesca stazion\u00f2 nella sua fattoria. Alcuni dei militari furono gentili con il piccolo Luigi. Sua madre, dopo avere avventurosamente salvato il marito dai lavori forzati \u2013 facendosi largo nella colonna, schiaffeggiandolo ed insultandolo fingendo che fosse pazzo e che fosse fuggito alle sue cure \u2013, insistette perch\u00e9 la famiglia si trasferisse nella bellissima citt\u00e0 palladiana di Vicenza, dove in seguito avviarono una prospera attivit\u00e0 di immagazzinamento a freddo di prodotti agricoli. Luigi ricordava spesso che alcuni soldati della batteria li aiutarono a loro rischio.<\/em><\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 18\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><em>Una notte, stanco ed estremamente pensieroso, Luigi mi mostr\u00f2 i luoghi in cui si nascondeva durante i raid aerei. La guerra rimase sempre parte di lui. Sprezzante verso il fascismo, non dimentic\u00f2 mai le intricate ambiguit\u00e0, le ironie e le alleanze forgiate durante l\u2019infanzia e il disagio, le apparenti contraddizioni agli occhi di un osservatore inconsapevole, la grandezza dell\u2019eroismo delle persone comuni nei confronti degli altri, i piccoli trionfi della sopravvivenza \u2013 il tutto sempre presentato all\u2019interno di una profonda comprensione e di un amore per la storia e per le culture italiane intessute nelle sue conversazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Luigi fu la prima persona della sua famiglia a frequentare l\u2019universit\u00e0. Accolse questo fatto con umilt\u00e0 e talvolta incredula ma affezionata lealt\u00e0 verso le sue origini. Quando spos\u00f2 Jackie a New York, rimase profondamente colpito nell\u2019apprendere che i suoi genitori avevano organizzato una grande festa di matrimonio parallela, con due sedie vuote al tavolo degli sposi. Non potevano proprio contemplare che si sposasse senza che la famiglia partecipasse con molti ospiti.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questa foto di tanti anni fa un giovanissimo studente con il professor Luigi Boscolo. \u00a0Chiesi al professor Luigi Boscolo durante una pausa di un suo workshop sulla psicoterapia sistemica, una foto ricordo. Non esit\u00f2 a rendersi disponibile e a commentare con quel suo modo di fare accogliente e rasserenante. 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