{"id":3485,"date":"2016-11-13T17:17:48","date_gmt":"2016-11-13T16:17:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psises.it\/?p=3485"},"modified":"2020-03-24T10:42:15","modified_gmt":"2020-03-24T09:42:15","slug":"vi-presento-il-professor-luigi-boscolo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psises.it\/?p=3485","title":{"rendered":"Vi presento il professor Luigi Boscolo &#8211; I parte"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14550991_10209596547183627_98354808_o-e1478705394571.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3486\" src=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14550991_10209596547183627_98354808_o-e1478705394571-300x225.jpg\" alt=\"14550991_10209596547183627_98354808_o\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14550991_10209596547183627_98354808_o-e1478705394571-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14550991_10209596547183627_98354808_o-e1478705394571-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14550991_10209596547183627_98354808_o-e1478705394571-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/14550991_10209596547183627_98354808_o-e1478705394571.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel quadro delle voci interne che un terapeuta ha durante il lavoro clinico, una persona che resta per me indimenticabile e che ritorna spesso nella mia mente \u00e8 il professor Luigi Boscolo, un grande maestro che ho purtroppo frequentato relativamente poco, in quanto direttore della scuola Sistemica di Milano. Ci sono persone che riescono a parlarti per delle ore e che con il loro fascino intellettuale riescono a mantenere un&#8217;attenzione continua nell&#8217;altro. Ci sono persone come Luigi Boscolo che continueranno a parlare ai cuori di chi ha avuto il piacere di conoscerle e ascoltarle, per sempre e con la stessa chiarezza, l&#8217;identica purezza, lo stesso spessore intellettuale, di quando sono entrate a far parte del tuo sistema formativo.<\/p>\n<p><strong>Psises<\/strong> nelle persone della dott. Daniela De Vito e del dott. Pasquale Tarantini hanno deciso di dare spazio a questa voce importate della formazione sistemica.<\/p>\n<p>Iniziamo con un articolo di Pietro Barbetta oggi Direttore del Centro Milanese di Terapia della Famiglia dal titolo <strong>Alcune\u00a0note sulla vita di Luigi Boscolo tratte dal numero 35 di Connessioni Rivista di Consulenza e Ricerca sui Sistemi Umani.<\/strong> \u00a0Ringraziamo l&#8217;amico professor Barbetta per averci autorizzato a pubblicare questo saggio \u00a0uscito\u00a0per la prima volta, immediatamente dopo la scomparsa di Luigi Boscolo, su Doppiozero.com<\/p>\n<p>Il 12 gennaio 2015 muore Luigi Boscolo.<\/p>\n<p>Nato il 27 marzo 1932, si laurea in Medicina a Padova, si forma come pediatra e come psicoanalista a New York City. Negli anni Sessanta New York \u00e8 gi\u00e0 la capitale culturale del mondo occidentale. La citt\u00e0 pi\u00f9 importante degli Stati Uniti, sembra essere del tutto eccentrica al mainstream nordamericano. L\u00e0 s\u2019incontrano artisti, filosofi, scrittori e psicoanalisti ebrei rifugiati dall\u2019esplosione antisemita in Europa; in particolare dopo il nazismo in Germania e l\u2019emanazione delle leggi razziali in Italia. Tra costoro, dall\u2019Italia, Edoardo Weiss (1889-1970) e Silvano Arieti (1914-1981). Dopo la guerra, la maggioranza rimane l\u00e0 e continua la propria attivit\u00e0. Boscolo ci va nel 1960 e ci rimane no al 1967. Insieme con lui &#8211; immagino oggi il loro ricongiungimento nell\u2019Ade &#8211; Gianfranco Cecchin (1932-2004), morto dieci anni fa.<\/p>\n<p>Boscolo frequenta il corso di Psicoanalisi presso il New York Medical College-Metropolitan Hospital. I suoi primi maestri\u00a0sono il gi\u00e0 menzionato Silvano Arieti e Nathan Ackerman (1908-1971) che gi\u00e0 pratica la psicoanalisi familiare.<\/p>\n<p>Nel 1966 Arieti invita Mara Selvini Palazzoli (1916-1999) a tenere un seminario a New York sui disturbi alimentari, in quel periodo Selvini sviluppa il tema dell\u2019anoressia mentale in psicoanalisi. Rientrato a Milano su invito di Mara Selvini, Boscolo si aggrega a un gruppo di psicoanalisti con studio in Sant\u2019Ambrogio, al quale si aggiungono Gianfranco Cecchin e Giuliana Prata. Presto si apre un nuovo studio in via Leopardi al diciannove. L\u00e0 comincia l\u2019esperienza italiana della terapia familiare e l\u00e0, da cinquanta anni, si formano generazioni di terapeuti familiari sistemici provenienti da tutto il mondo.<br \/>\nDurante la seconda met\u00e0 degli anni Sessanta cominciano a soffiare i venti di una psichiatria democratica che non contesta solo la repressione della cura manicomiale e l\u2019elettroshock, ma anche le pratiche elitarie di una psicoanalisi rivolta a strati privilegiati d\u2019intellettuali, spesso ammantata di linguaggi esoterici, chiusa in chiese intoccabili. Sono gli anni della rottura. L\u2019oggetto della critica \u00e8 principalmente la posizione di sapere\/potere del terapeuta, o, nel linguaggio lacaniano, che va oggi di moda, la posizione dell\u2019analista come soggetto supposto sapere.<br \/>\nIl gruppo di Milano comincia a essere influenzato dalle idee dell\u2019antropologo Gregory Bateson (1904-1980), che, dopo avere inventato la teoria del double bind per spiegare la comunicazione schizofrenica, negli anni Cinquanta sviluppa l\u2019idea che il double bind sia sorgente di creazione e cambiamento discontinuo; che ci sia qualcosa che accomuna la schizofrenia, allora considerata come la pi\u00f9 grave tra le malattie mentali, alla creazione artistica, letteraria e scientifica.<br \/>\nAttraverso lo studio delle pratiche terapeutiche di Frieda Fromm-Reichmann (1889-1957) con un giovane paziente paranoico, si comincia a parlare di doppio legame terapeutico e Gisela Pankow (1914-1929) collega la teoria deldouble bind all\u2019identificazione proiettiva, che Wilfred Bion (1897-1979) trasforma in pratica terapeutica. Nel 1975 esce il libro Paradosso e controparadosso, che fa tesoro di queste esperienze e mostra le potenzialit\u00e0 terapeutiche di una pratica de nita \u201cprescrizione del sintomo\u201d.<br \/>\nLuigi Boscolo ha grande ammirazione per Nathan Ackerman e, proprio all\u2019Istituto Ackerman di New York, tre psicoterapeute cominciano a incontrare le famiglie, secondo quello che all\u2019estero \u00e8 definito Milan Approach . Da qui la pubblicazione Milan Systemic Family Therapy, Conversation in Theory and Practice, per Basic Books nel 1987, scritto, oltre che da Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin, da Lynn Hoffman e Peggy Penn. Il testo, rimasto per anni non tradotto in lingua italiana, appare nel 2004, grazie alla cura di Paolo Bertrando.<br \/>\nIn quei dodici anni, dal 1975 al 1987, il mondo culturale \u00e8 scosso dalla diffusione di nuove teorie, come i tentativi d\u2019integrazione tra la tradizione loso ca analitica anglosassone e la tradizione storico-ermeneutica continentale. Sul piano scientifico si affacciano nuove visioni del mondo: la teoria della complessit\u00e0, le teorie del caos, nuovi modelli cibernetici detti del second\u2019ordine, nuove teorie matematiche. Dall\u2019opera di Michel Foucault (1926-1984), le critiche ai sistemi di cura tradizionali in psichiatria e psicoterapia si diffondono e nascono nuove forme di terapia istituzionale, comunitaria, territoriale, gruppale, familiare.<br \/>\nSia Boscolo sia Cecchin s\u2019interessano e partecipano attivamente a queste discussioni e all\u2019invenzione di nuove pratiche sociali e terapeutiche. Gianfranco Cecchin sembra rivolgere i suoi interessi verso nuove forme di epistemologia, che pure<br \/>\ninteressano Boscolo. Quest\u2019ultimo sviluppa per\u00f2, con Paolo Bertrando, una ri essione intorno al tempo e alla temporalit\u00e0 terapeutica che sfocer\u00e0 nel libro I tempi del tempo, del 1993. Quel testo \u00e8 tuttora una miniera di ri essione per ogni persona che pratichi l\u2019azione terapeutica. Intanto l\u2019opera prende atto che la classica distribuzione del tempo nella terapia, cos\u00ec come stabilito dai crismi della psicoanalisi freudiana classica, \u00e8 entrata in crisi. Non si tratta solo del tempo, n\u00e9 di un astratto rapporto kantiano tra spazio e tempo; spazio e tempo sono espressioni culturali che de niscono diverse forme del setting.<br \/>\nNegli ultimi anni della sua attivit\u00e0 Boscolo sviluppa un certo interesse verso l\u2019etno-psichiatria. Pochi se ne accorgono perch\u00e9 pochi dedicano interesse agli argomenti etnico-culturali, la formazione psicologica, psichiatrica e psicoterapeutica in Italia si rivolge sempre pi\u00f9 a istanze neuro-cognitive individuali. I tentativi di occuparsi dei grandi temi dell\u2019immigrazione, delle dimensioni culturali e linguistiche del disagio, delle condizioni culturali del disturbo alimentare, delle condizioni sociali dell\u2019infanzia, sembrano lontani.<br \/>\nLa cosa pi\u00f9 ammirevole in Luigi Boscolo \u00e8 l\u2019arte delle lenti, ha una cultura psicoanalitica vastissima, ha passato un periodo, con Mara Selvini Palazzoli, che, staccatosi dalla psicoanalisi, si avvicina alle terapie strategiche del Mental Research Insititute di Palo Alto. Poi, lui e Cecchin, rompono, a loro volta, con Selvini per tornare alle idee di Gregory Bateson. Ogni epoca di rielaborazione ha il proprio linguaggio, la propria impostazione. Mai una posizione dogmatica, mai un gergo per addetti ai lavori. Eppure grande attenzione al linguaggio, all\u2019espressione, al senso; incauta verba fuge.<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 17\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel quadro delle voci interne che un terapeuta ha durante il lavoro clinico, una persona che resta per me indimenticabile e che ritorna spesso nella mia mente \u00e8 il professor Luigi Boscolo, un grande maestro che ho purtroppo frequentato relativamente poco, in quanto direttore della scuola Sistemica di Milano. 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