{"id":232,"date":"2011-08-28T14:20:10","date_gmt":"2011-08-28T14:20:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psises.it\/?p=232"},"modified":"2020-03-24T10:42:25","modified_gmt":"2020-03-24T09:42:25","slug":"cosleeping-dormire-insieme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psises.it\/?p=232","title":{"rendered":"Cosleeping:  \u201cdormire insieme\u201d"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"..\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/cosleeping7.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"cosleeping7\" src=\"..\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/cosleeping7.jpeg\" alt=\"\" width=\"231\" height=\"156\"><\/a><\/p>\n<p>Addormentarsi vicino ai genitori \u00e8 molto diffuso, anche se le interpretazioni sono diverse e spesso controverse, non sembra che il fenomeno abbia influenze negative sullo sviluppo dei bambini.<\/p>\n<p><strong><em>Cosleeping<\/em><\/strong> \u00e8 il termine con cui si identificano tutte le situazioni in cui il bambino dorme con i genitori. In tutta la prima infanzia (fino ai tre anni) \u00e8 una richiesta molto diffusa quella del bambino di addormentarsi vicino a i genitori. Al contrario sono molto diverse le modalit\u00e0 attraverso cui i genitori rispondono a tale richiesta: nei paesi occidentali (pi\u00f9 evoluti!) viene vissuta come una richiesta \u201cspeciale e distinta\u201d dalle altre ed etichettata come \u201c<strong><em>vizio<\/em><\/strong>\u201d. Tale richiesta invece \u00e8 inquadrata nell\u2019insieme dei naturali e \u201cnormali\u201d comportamenti di attaccamento secondo la teoria dell\u2019Attaccamento di John Bowlby e Mary Ainsworth.<\/p>\n<p>Il bambino gi\u00e0 nei primi mesi di vita ricerca la vicinanza delle figure parentali di riferimento (madre, padre e altre figure di accudimento), tale vicinanza ha lo scopo di proteggerlo dai \u201cpericoli\u201d. La ricerca di vicinanza si fa pi\u00f9 intensa quando il bambino \u00e8 a disagio, ammalato o spaventato. Il sonno \u00e8 una situazione di vulnerabilit\u00e0 verso i pericoli dell\u2019ambiente in cui l\u2019uomo si \u00e8 evoluto.<!--more--><\/p>\n<p>E\u2019 ovvio, pertanto, affermare che la richiesta del \u201c<em>cosleeping<\/em>\u201d da parte del piccolo sia altamente motivata, e che sia opportuno e auspicabile soddisfarla, quanto meno nei primissimi anni di vita.<\/p>\n<p>Questo costrutto \u00e8 ampiamente confermato nelle stime di diffusione del \u201c<em>cosleeping primario<\/em>\u201d in tutti i paesi con culture tradizionali, tribali e pre-industriali dove si protrae ben oltre il terzo anno si et\u00e0 del bambino.<\/p>\n<p>Nei paesi industrializzati asiatici \u00e8 praticato dal 30% al 50% delle famiglie per alcuni anni; nei paesi industrializzati occidentali \u00e8 praticato dal 5% al 10% per i primi tre anni.<\/p>\n<p>Contrariamente a J. Bowlby e M. Ainsworth vi sono stati e eminenti studiosi tra cui Sant\u2019Agostino, B. Spock, T. Berry Brazelton e Freud che per ragioni differenti, mettevano in guardia \u201ccontro i rischi di questa pratica\u201d. In seguito Brazelton ha modificato la sua posizione, cos\u00ec come i freudiani post-moderni hanno ridefinito l\u2019originaria posizione di Freud.<\/p>\n<p>Negli anni \u201990 un\u2019interessante ricerca condotta da J. McKenna, S. Mosko e C. Richard ha sottolineato come \u201c<em>madre e neonato siano una coppia ben strutturata dall\u2019evoluzione per dormine insieme<\/em>\u201d. Sono stati infatti, confrontati tracciati encefalo grafici, ritmi del respiro, temperatura corporea e altri parametri fisiologici evidenziando che quando mamma e piccolo dormono vicini mostrano interessanti parallelismi nelle fasi del sonno e in altri aspetti del loro encefalogramma. Non solo, nelle mamme i comportamenti di allattamento, accudimento, protezione e controllo sono facilitati e incrementati. Gran parte di questi comportamenti avviene senza il pieno controllo vigile contribuendo ad una migliore qualit\u00e0 del sonno.<\/p>\n<p>Nel 2005 le linee guida dell\u2019Accademia Americana di Pediatria raccomandava il \u201c<em>contatto precoce e notturno tra madre a bambino per facilitare l\u2019allattamento<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La questione si complica quando il \u201c<em>cosleeping<\/em>\u201d si protrae in et\u00e0 pi\u00f9 avanzate. E\u2019 luogo comune credere che coloro che protraggono questa pratica hanno cattive abitudini cio\u00e8 sono \u201c<em>viziati<\/em>\u201d da un \u201ccosleeping\u201d primario e pu\u00f2 essere causa di danni psicologici tra cui la mancanza di autonomia. Tali affermazioni si possono confutare senza ombra di dubbio.<\/p>\n<p>L\u2019idea che il \u201ccosleeping secondario\u201d cio\u00e8 protratto oltre i primissimi anni di vita, derivi dal \u201cvizio\u201d del \u201ccosleeping primario\u201d, \u00e8 sconfessata dagli studi sul fenomeno effettuati. Vi sono due studi effettuati in Italia e in Svizzera dove il fenomeno del \u201ccosleeping\u201d non \u00e8 incoraggiato e pertanto poco praticato. In questo caso il fenomeno del \u201ccosleeping\u201d &nbsp;che \u00e8 inesistente nei primissimi mesi di vita del bambino, si fa molto pi\u00f9 frequente nei bambini pi\u00f9 grandicelli raggiungendo un picco intorno ai 4-5 anni di et\u00e0. Dopodich\u00e9 diviene meno ricorrente. Si comprende che l\u2019innalzamento che si ha intorno ai 12 mesi (nella fase in cui i bambini cominciano a camminare e quindi a vivere una maggiore autonomia) sia dovuta al fatto che i bambini possano riuscire a raggiungere il lettone autonomamente e che siano nella relazione di attaccamento, pi\u00f9 sensibili.<\/p>\n<p>Si deduce che evitare il \u201ccosleeping primario\u201d non prevenga il \u201ccosleeping secondario\u201d: i genitori seguono il consiglio di evitare il \u201ccosleping primario\u201d ma, appena la motivazione di attaccamento del bambino si fa pi\u00f9 intensa, molti figli si svegliano di notte e spaventati, ricercano la vicinanza di mamma o pap\u00e0. Questa tesi \u00e8 avvalorata da un\u2019altra ricerca effettuata su bambini coreani, paese nel quale il cosleeping \u00e8 pratica consolidata e diffusa, ci mostra che dopo l\u2019anno di vita il fenomeno resta molto diffuso , ma, anzich\u00e9 aumentare come in occidente, inizia lentamente a diminuire. Dove il \u201c<em>cosleeping<\/em>\u201d \u00e8 pratica diffusa , non si devono immaginare i bambini stretti in un letto matrimoniale con i genitori \u2026 bens\u00ec in futon o&nbsp; arredi comodi in grado di ospitare \u201ctutti\u201d comodamente.<\/p>\n<p>Coerente con l\u2019ipotesi che, rispettare in modo responsivo i bisogni precoci di attaccamento del bambino al momento del sonno, questi ha maggiore possibilit\u00e0 in seguito di dormire da solo senza particolari timori o disagi. In occidente la maggior parte dei bambini cosleepers lo diventa dopo i 12 mesi spinti appunto dal naturale bisogno di attaccamento. Spesso ricevono dai genitori risposte confuse, ambivalenti, di resistenza che si traducono in atteggiamenti di tolleranza.<\/p>\n<p>Questo genere di atteggiamenti rendono precaria la relazione&nbsp; di attaccamento e si pensa possa essere la causa di \u201c<em>cosleeping<\/em>\u201d tardivi e ostinati. Il \u201c<em>cosleeping primario<\/em>\u201d pu\u00f2 essere una valida prevenzione del \u201c<em>cosleeping<\/em>\u201d tardivo e i disturbi del sonno. Il \u201c<em>cosleeping<\/em>\u201d secondario \u00e8 un tentativo di <strong><em>coping<\/em><\/strong> (Le Strategie di <em>Coping<\/em> sono le modalit\u00e0 che definiscono il processo di <strong>adattamento<\/strong> ad una <strong>situazione<\/strong> <strong>stressante<\/strong>. Tuttavia esse non garantiscono il successo di tale adattamento. Infatti il <em>coping<\/em>, se \u00e8 funzionale alla situazione pu\u00f2 mitigare e ridurre la portata stressogena dell\u2019evento, ma, se \u00e8 disfunzionale ad essa, pu\u00f2 anche amplificarla) e di gestione dei disturbi del sonno.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 si deduce che: l\u2019insicurezza del bambino di 4 anni&nbsp; e pi\u00f9, il suo maggior bisogno di rassicurazione, lo \u201cstare attaccato\u201d alla mamma, non deriverebbero dal non essere stato stimolato precocemente ed adeguatamente all\u2019autonomia, bens\u00ec dall\u2019esatto opposto, cio\u00e8 dalla pregressa scarsa supportivit\u00e0 da parte dei caregiver, dalla mancanza dell\u2019interiorizzazione&nbsp; di una base sicura, o da angosce di perdita dei genitori. Il \u201c<em>cosleeping<\/em>\u201d primario \u00e8 un fenomeno diverso addirittura opposto al \u201ccosleeping\u201d secondario e tardivo, derivano infatti da differenti bisogni. In quest\u2019ultimi due casi il bambino persiste in uno stato di ansia da separazione (che cerca di compensare) vissuta nella fase di attaccamento, forse anche causa di una troppo precoce spinta al sonno solitario.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 di rassicurazione nei cosleepers tardivi pu\u00f2 esser dovuta anche alle minori capacit\u00e0 di contenimento e alla maggiore ansia dei genitori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Addormentarsi vicino ai genitori \u00e8 molto diffuso, anche se le interpretazioni sono diverse e spesso controverse, non sembra che il fenomeno abbia influenze negative sullo sviluppo dei bambini. Cosleeping \u00e8 il termine con cui si identificano tutte le situazioni in cui il bambino dorme con i genitori. 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