{"id":1362,"date":"2013-01-12T19:01:27","date_gmt":"2013-01-12T18:01:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psises.it\/?p=1362"},"modified":"2020-03-24T10:42:21","modified_gmt":"2020-03-24T09:42:21","slug":"premiazione-primo-premio-letterario-psises","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psises.it\/?p=1362","title":{"rendered":"Premiazione Primo Premio Letterario Psises."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/0000.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1367\" title=\"0000\" src=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/0000-224x300.jpg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/0000-224x300.jpg 224w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/0000.jpg 336w\" sizes=\"auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/a>Il giorno 15.12.2012 si \u00e8 tenuta presso il nuovo Centro Correggio Art Home in Via Borgovecchio 39<strong>, la cerimonia di premiazione del Primo Premio Letterario di Psises. <\/strong><\/p>\n<p><strong>1\u00b0 classificato &#8211; Ex Equo &#8211;\u00a0 PAOLA LUSVARDI con &#8220;Due giornate speciali&#8221; e \u00a0<strong>SILVIA LUSVARDI con &#8220;La separazione&#8221;.<\/strong> <\/strong><\/p>\n<p>2\u00b0 classificato &#8211; (non previsto in caso di ex-equo al primo posto)<\/p>\n<p><strong>3\u00b0 classificato &#8211; TEODORO LORENZO con &#8220;La lanciatrice sulla Luna&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Eccon l&#8217;estratto dalle opere vincenti per come presentato durante la Premiazione.<\/p>\n<p>&#8230; un racconto interessante, commovente. Due parti che raccontano due giornate speciali, che trovano una fine comune.<\/p>\n<p><em>Negli ultimi tempi entrare qui mi d\u00e0 sempre pi\u00f9, un senso di angoscia profondo, tangibile, all\u2019altezza dello stomaco. Un odore nauseante di morte. In fondo \u00e8 Lei che vengo a trovare distesa sul tuo letto. La Morte, pronta a prenderti. So che \u00e8 vicina come so che Virginia sta per nascere.<\/em><\/p>\n<p><em>Devo percorrere tre piani di scale ripide e dissestate per giungere al tuo capezzale. Ogni piano una sosta, per riprendere fiato: la mia piccola \u00e8 al sicuro nel mio grembo ma ormai a termine, si fa sentire sulle gambe e sulla schiena.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>La prima parte parla di morte, quella di una nonna, salutata dalla nipote che vive un momento speciale della sua vita: l\u2019arrivo del primo figlio. E\u2019 emozionante il distacco dalla nonna simbolo dell\u2019albero genialogico a cui appartiene e a cui affondano le sue radici.<\/p>\n<p><em>Tu sei la mia memoria, il mio passato, la fonte della mia forza di oggi. Da te ho imparato ad alzarmi dopo le cadute, a perseverare. Mentre non sono riuscita a imparare, a trovare sempre il lato bello delle cose come fai tu, ad avere ricordi positivi e amore, anche per chi forse non lo merita\u2026 La tua vita \u00e8 stata dura, il lavoro ti ha piegato fisicamente e moralmente, ma tu da sola, hai affrontato ogni cosa. <\/em><\/p>\n<p><em>Adesso non sei sola, sono qui con te, con mia sorella e i nostri mariti\u2026 Ti sono sempre piaciuti!<\/em><\/p>\n<p><em>Ora un sospiro faticoso ti esce dal petto\u2026 ti contrai. Poi ti abbandoni di nuovo. Ogni istante sembra l\u2019ultimo, ma ancora non lo \u00e8.<\/em><\/p>\n<p><em>Aiuto\u2026 ho paura! Non lasciarmi! Non adesso! Devi vedere la mia piccola. Manca poco alla sua nascita.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>I tempi della vita non li decidiamo noi. Vorrebbe far vedere la bimba alla nonna, ma la morte arriva.<\/p>\n<p><em>Ci guardi un ultima volta, con i tuoi occhi verdi, dolci e sapienti di un sapere di tanti decenni! Di fame, di guerra, di amore per chi \u00e8 con te e per chi, con te, \u00e8 stato un tempo. \u00c8 come se ora, tu potessi riposare veramente. <\/em><\/p>\n<p><em>Adesso li chiudi e ci saluti per sempre. <\/em><\/p>\n<p><em>Tutto sembra improvvisamente immobile, fermo. C\u2019\u00e8 un forte silenzio. La finestra \u00e8 aperta e qualche nuvola solca il cielo come se anche lass\u00f9 ci fosse tristezza per te.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi chiedo se \u00e8 vero, e lo domando agli altri\u2026 &lt;&lt;E\u2019 morta?&gt;&gt; E\u2019 cos\u00ec che si muore? Non l\u2019avevo mai visto prima. Non ti sei scomposta eri tranquilla decisa. E ora che faccio? Chi lo dice a tuo figlio? Un velo di solitudine mi attraversa e comincio a piangere a dirotto di un pianto liberatorio.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Ed ecco la nascita della bimba, siamo nella seconda parte dello scritto.<\/p>\n<p><em>Proprio ieri sera la luna era grande, lattiginosa e tonda\u2026 proprio ieri ho abbassato lo sguardo di fronte alla sua luce pensando a te\u2026 Un brivido mi ha attraversato la schiena. E un nodo mi si \u00e8 stretto alla gola: &lt;&lt;Forse ci siamo\u2026&gt;&gt; E poi &lt;&lt;Ma no! E\u2019 ancora presto! Mancano dieci giorni!&gt;&gt;<\/em><\/p>\n<p><em>E all\u2019alba ti sei fatta sentire con la tua forza, la tua vitalit\u00e0. Ho detto a mio marito di andare tranquillamente al lavoro e che lo avrei aspettato. Ma non ero io a decidere!<\/em><\/p>\n<p><em>Ho subito cercato di dominare la situazione, come spesso mi accade nei momenti difficili. Mi ripetevo le parole dell\u2019ostetrica del corso pre-parto, mentre preparavo una borsa da portare con me, \u00e8 tutto normale, non succede nulla\u2026 Si partorisce anche in casa e da sole! Non \u00e8 una malattia\u2026 Ora provo con respiri profondi a concentrarmi a parlarti\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>Ma ben presto prendi il sopravvento. Dopo un paio d\u2019ore da sola tra dolori, con momenti pi\u00f9 impegnativi chiamo mia sorella\u2026 Mi potr\u00e0 sostenere e fare compagnia! Non si sa mai! <\/em><\/p>\n<p>&#8230; ancora frammenti dell\u2019attesa e poi la VITA. La nascita della figlia diviene simbolo di continuit\u00e0 tra generazioni.<\/p>\n<p><em>Al massimo della mia vulnerabilit\u00e0, un\u2019altra onda di dolore: ora basta!<\/em><\/p>\n<p><em>Sono diventata un animale feroce che \u00e8 stato ferito e vuole togliersi di dosso la causa del suo male. Voglio vederti! Ora basta questa \u00e8 l\u2019ultima.<\/em><\/p>\n<p><em>Un grido esce dal mio petto, i miei pugni sono stretti! <\/em><\/p>\n<p><em>Arriva la stessa sensazione vissuta prima e poi sempre respinta. Ora non la rifuggo la voglio vivere fino in fondo! Voglio che il dolore mi attraversi e che dia i suoi frutti. Ancora pochi istanti\u2026 sei l\u00ec, ti sento! Ci siamo quasi, siamo oltre la cima della montagna\u2026. Tra poco ti vedr\u00f2 e ti sentir\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>Eccoti V (il nome della figlia)! Sei qui tra le mie braccia stanche ma forti per te.<\/em><\/p>\n<p><em>Sei piccola ma grande nel mio cuore. <\/em><\/p>\n<p>Vita e morte. Thanatos ed Eros, La morte e la vita, non si incontrano nella realt\u00e0, ma si incontrano nello scritto di Paola Lusvardi che invito sul palco a ritirare il premio.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/1111.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1368\" title=\"1111\" src=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/1111-300x216.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/1111-300x216.jpg 300w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/1111.jpg 448w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Continuiamo con le premiazioni&#8230;<\/p>\n<p>&#8230; E\u2019 la storia di una separazione. Ci troviamo spesso in studio a confrontarci con situazioni di coppie che decidono di separarsi. In questa storia tutto \u00e8 pi\u00f9 difficile, amplificato dal dolore&#8230;<\/p>\n<p><em>\u00c8 stata proprio lei, la sua ragazza, a chiedergli di tagliarle i capelli, di \u201crasarla\u201d per essere precisi; \u00e8 stufa di perderli tutto il giorno, ha detto. E lui ha preso il rasoio elettrico, con cui solitamente rifila la propria barba, e reclinando la testolina sul lavandino del bagno l\u2019ha rasata. <\/em><\/p>\n<p><em>Gli occhi inespressivi ma velati di lacrime<\/em>.<\/p>\n<p>Quando ci sono grandi dolori ogni cosa viene descritta e percepita al rallentatore nei minimi particolari. Le emozioni diventano profonde e tirano fuori nuclei essenziali dell\u2019individuo. All\u2019interno del nucleo familiare non si distingue il malato. Ognuno fa a gara ad esserlo di pi\u00f9, ognuno a suo modo tenta di reagire alla malattia. Il padre taglia i capelli alla figlia che li perde per la chemioterapia E ancora poco dopo rivolto alla moglie.<\/p>\n<p><em>&lt;&lt; E quando glielo diciamo? &gt;&gt; chiede alla moglie con un tono di voce spezzato, lieve nel volume ma colmo di timore.<\/em><\/p>\n<p><em>&lt;&lt; Non lo so! Siccome l\u2019hai voluta TU la separazione glielo dici TU! &gt;&gt;.<\/em><\/p>\n<p>Una separazione durante la malattia di una delle tre figlie. Un padre emarginato fin dalla nascita della figlia all\u2019interno della propria famiglia vive le emozioni a distanza e non partecipa in modo corporeo a questa vita.<\/p>\n<p><em>Lui soffoca; ha abbandonato da qualche tempo l\u2019illusione che un fatto cos\u00ec grave come avere una figlia malata possa, in un qualche modo, osmosi forse, sanare un amore finito. Lo sperava ardentemente e per qualche tempo dopo la diagnosi era cos\u00ec; sua moglie era talmente disperata e bisognosa di conforto che non aveva possibilit\u00e0 di odiarlo, troppo intenta a sopravvivere a quel dolore e alle colpe, spontaneamente assegnate a s\u00e9 stessa per averla partorita in un mondo di tali sofferenze .<\/em><\/p>\n<p>I luoghi della malattia\u2026<\/p>\n<p><em>Nel reparto l\u2019aria \u00e8 calda, l\u2019ambiente accogliente, eppure lui percepisce la nausea anche poco prima di entrare dalla solita porta; una volta aperta l\u2019odore di disinfettante irrompe nelle sue narici, il suono delle pompe ad infusione lo assorda, vedere gli altri degenti, coi loro genitori, lo spaventa: bambini calvi giocano al fianco delle loro flebo. Tutti hanno lo sguardo perso, infranto.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>L\u2019aiuto psicologico.<\/p>\n<p><em>La psicologa si protende verso sua moglie ed appoggia una manina sulla sua.<\/em><\/p>\n<p><em>&lt;&lt; Coraggio, sono qui per questo! &gt;&gt; <\/em><\/p>\n<p><em>Lui le guarda estraneo, a stento percepisce il proprio corpo. <\/em><\/p>\n<p><em>&lt;&lt; E lei vuole aggiungere qualcosa? &gt;&gt; chiede in tono perfettamente gentile ed invitante la psicologa rivolgendosi a lui che in tutto questo tempo non si \u00e8 nemmeno mosso. La posa marmorea dovrebbe gi\u00e0 bastare a rispondere a questa domanda. Il cuore aumenta notevolmente il ritmo che scandisce la sua vita organica.<\/em><\/p>\n<p><em>&lt;&lt; Io\u2026 penso che mia moglie abbia centrato il punto\u2026 &gt;&gt; replica timidamente, lo sguardo rivolto in basso, le mani congiunte sulle proprie cosce; il suo pensiero cerca invano una via di fuga.<\/em><\/p>\n<p><em>La dottoressa accenna un piccolo sorriso e torna nella postura precedente mentre la moglie apre l\u2019immensa borsa da cui estrae un fazzoletto. Ha gi\u00e0 gli occhi colmi di lacrime.<\/em><\/p>\n<p><em>&lt;&lt; Non abbia timore signora, io comprendo le sue difficolt\u00e0. Il pianto \u00e8 una manifestazione di emozioni, si senta libera di esprimersi! &gt;&gt; la rassicura con voce dolce e materna e lei reagisce con un singhiozzo pi\u00f9 forte ma che subito reprime ristabilendo velocemente un atteggiamento neutrale.<\/em><\/p>\n<p><em>&lt;&lt; Cosa secondo voi pu\u00f2 aiutare vostra figlia? In fondo la conoscete bene e sicuramente vi siete gi\u00e0 trovati nelle condizioni di assisterla\u2026 anche se le malattie avute in passato non sono paragonabili a ci\u00f2 che state vivendo ora\u2026&gt;&gt;.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Il tragico momento del comunicare ai figli la sua decisione.<\/p>\n<p><em>Da tre giorni sua figlia ha terminato il penultimo ciclo di terapia e hanno dormito tutti meno del solito per i risvegli notturni necessari a somministrarle antidolorifici. Nonostante ci\u00f2 sua moglie ha preparato un bel pranzetto, richiesto espressamente dalla figlia che quel giorno ha insolitamente appetito.<\/em><\/p>\n<p><em>Pranzano tutti insieme nel salotto in genere riservato alle occasioni speciali. Forse la madre vuole celebrare le voglie gastronomiche della figlia, pensa. Lui si insospettisce ma cerca comunque di essere razionale e considerare il fatto come una semplice casualit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Il suo stomaco si sazia, la sua mente si ingozza di paura.<\/em><\/p>\n<p><em>&lt;&lt; Ragazze &gt;&gt; esordisce rivolgendosi alle figlie &lt;&lt; devo dirvi una cosa. &gt;&gt; loro lo guardano intensamente, una traccia di terrore solca i loro occhi; non sanno cosa aspettarsi. Sperano solo non sia una tragica notizia da addizionare a ci\u00f2 che gi\u00e0 sperimentano da mesi.<\/em><\/p>\n<p><em>&lt;&lt; Io e la mamma ci separiamo. &gt;&gt; conclude con fermezza. <\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/3333.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1369\" title=\"3333\" src=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/3333-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/3333-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/3333.jpg 448w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>E con immenso piacere che invito sul palco a ritirare il premio la dott.ssa Silvia Lusvardi autrice di questo meraviglioso racconto. Una storia di sofferenza, per la sofferenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ed infine il terzo classificato.<\/p>\n<p>&#8230; parla di una ragazza con una piccola malformazione che le ha segnato la vita. E\u2019 una ragazza che trova nello sport, nel lancio del disco l\u2019unica motivazione alla vita.<\/p>\n<p><em>Non le era mai piaciuta la discoteca.<\/em><\/p>\n<p><em>Non amava quella caverna, a met\u00e0 tra rifugio di guerra e baraccone delle meraviglie di un luna-park, quel buio sotterraneo rotto da vampate di luce multicolore , quella musica prodotta in serie, un disco dopo l\u2019altro, un disco dentro l\u2019altro, musica violentata fino a diventare rumore, amplificato e assordante.<\/em><\/p>\n<p><em>Non amava quella confusione; il forzato contatto con gli altri , quel continuo e obbligato sfregarsi, strusciarsi, toccarsi, scusa permesso, quegli odori che invadono le narici, zaffate nauseanti di profumo, colonia deodorante dopobarba brillantina lacca sudore.<\/em><\/p>\n<p><em>Ridicoli poi le apparivano le persone che ballavano sulla pista, acefali burattini disarticolati affaccendati in ancheggi, dondolii, convulsioni di braccia e gambe tra smorfie e ammiccamenti .<\/em><\/p>\n<p><em>Ma lei, Silvia De Andreis, genovese, vent\u2019anni appena compiuti era certo un caso a parte, anomalo rispetto ai\u00a0 suoi coetanei e nei suoi pensieri, anche lei ne era consapevole, c\u2019era sicuramente della\u00a0 esagerazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Del resto l\u2019esagerazione era divenuta il suo tratto distintivo.<\/em><\/p>\n<p>Spesso il sentimento di non accettazione da parte degli altri ci fa sentire esclusi.<\/p>\n<p><em>Da l\u00ec scorgeva le compagne che ballavano in cerchio sorridendosi, godendo unicamente dei movimenti che imprimevano ai loro corpi.<\/em><\/p>\n<p><em>Si sorprese di invidiarle.<\/em><\/p>\n<p><em>Come avrebbe\u00a0 voluto in quel momento staccarsi dal parapetto,\u00a0 dimenticare il suo odiato corpaccione e unirsi alle sue amiche, lanciarsi in quel canestro luminoso\u00a0 di serpenti umani e mischiarsi a loro, contorcersi, emettere versi e gridolini di piacere, sibilare con lingua e bocca, farsi serpente anche lei.<\/em><em><\/em><\/p>\n<p>A volte basta l\u2019interesse di una persona per farci toccare il cielo con un dito.<\/p>\n<p><em>Silvia gir\u00f2 gli occhi per osservare quell\u2019ombra\u00a0 e colse una massa disordinata di capelli e lo scintillio di una lente.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201c Mi chiamo Miriam. E\u2019 tanto che ti osservo ma eri talmente assorta che non volevo disturbarti. L\u2019ho fatto ? \u201c<\/em><\/p>\n<p><em>Silvia strinse quella mano: la sent\u00ec calda e sottile come una sfoglia di pasta.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201c Allora, ti ho disturbato?\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>La ragazza ora emergeva in tutta la sua nettezza; gli occhi scuri dietro gli occhiali, la piega colma della camicetta, le gambe nervose strette nei jeans e slanciate dai tacchi. Silvia la osservava con curiosit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Sarebbe stato facile\u00a0 per lei far cadere nel nulla quella domanda e allontanarsi con un pretesto qualsiasi ma una strana attrazione, una\u00a0 misteriosa forza sconosciuta la tratteneva. Del resto, si disse, l\u2019incanto \u00e8 svanito, tanta vale scambiare due parole.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201c No anzi. Io sono Silvia, piacere \u201c<\/em><\/p>\n<p><em>\u201c Ma a cosa pensavi di tanto importante da rimanere tutto questo tempo in contemplazione del mare? Sembrava che\u00a0 qualcosa ti attirasse, ti spingevi oltre il parapetto\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cMi sentivo aquilone. Ho sperato che il soffio della notte mi staccasse da queste pietre e mi trascinasse con s\u00e9 a fare capriole tra le stelle. Ma il mio corpo mi ha tenuto ancora una volta attaccata alla terra.\u201d<\/em><\/p>\n<p>E le persone speciali hanno sempre modi e parole curano le nostre sofferenze e ci riempiono di gioia. Come sono vere queste parole:<\/p>\n<p><em>\u201cNon lo dicevo per il fisico, quello non mi interessa. Se vuoi saperlo credo anzi che il corpo sia soltanto\u00a0 una gabbia fastidiosa del pensiero. Un\u2019anomalia che ci inchioda alla terra e ci incatena alla quotidiana soddisfazione dei suoi sporchi appetiti. La zavorra che ci impedisce di volare, la carcassa di un aereo che in qualche epoca lontana ha solcato i cieli. E lo ha fatto sicuramente\u00a0 <\/em><em>perch\u00e9<\/em><em> ce ne portiamo appresso il ricordo indelebile. Di tanto in tanto, rarissime volte purtroppo, ci guizza dentro il riverbero di una luce, il ricordo del sole che batte sui vetri della carlinga e sentiamo viva la sensazione che finalmente tutto l\u2019orizzonte e le sue verit\u00e0 si spalancheranno di fronte ai nostri occhi. Ma \u00e8 solo un attimo fugace, un barbaglio del cuore subito risucchiato dalla nostra carne\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>Questa volta tocc\u00f2 a Silvia sorprendersi.<\/em><\/p>\n<p><em>In una sola immagine quella ragazza aveva reso chiare quelle confuse sensazioni che si arruffavano all\u2019improvviso nella sua coscienza.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/foto-teodoro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1371\" title=\"foto teodoro\" src=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/foto-teodoro-300x265.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"265\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/foto-teodoro-300x265.jpg 300w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/foto-teodoro.jpg 380w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un lavoro toccante, il racconto di un frammento di vita che fa riflettere. L\u2019incontro tra due donne sconosciute, che sembrano parlare la stessa lingua, che sentono dal primo momento una grande empatia. Con vero piacere invito sul palco l\u2019avvocato Lorenzo Teodoro e invito voi a fare un applauso al Terzo Classificato alla Prima Edizione del Premio Letterario di Psises.<\/p>\n<p>Le versioni complete degli scritti possono essere richieste tramite Email all&#8217;indirizzo info@psises.it.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/AAAAA.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1382\" title=\"AAAAA\" src=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/AAAAA-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/AAAAA-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/AAAAA.jpg 448w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Un particolare ringraziamento alla lettrice dei brani in sala <strong>Manuela Salardi<\/strong> che ha saputo trasferire emozione ad ogni riga letta. Avrei voluto dare uno spazio a parte a Mauela splendida collaboratrice nella lettura, ma anche organizzatrice dell&#8217;intero evento compresi premi &#8220;Writer di Psises&#8221; e &#8220;Le persone che ho incontrato&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/11111.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1383\" title=\"11111\" src=\"http:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/11111-245x300.jpg\" alt=\"\" width=\"245\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/11111-245x300.jpg 245w, https:\/\/www.psises.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/11111.jpg 336w\" sizes=\"auto, (max-width: 245px) 100vw, 245px\" \/><\/a>Un altro grande abbraccio e ringraziamento la &#8220;puntualissimo&#8221; fotografo dei tre eventi <strong>Lorenzo Dondi<\/strong>. Anche per lui avevo pensato di inserirlo in un piccolo articolo di ringraziamento. <strong><em>Grazie persone splendide che mettete la vostragrande capacit\u00e0 e\u00a0 professionalit\u00e0 per la riuscita di questi incontri.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ringrazio gli autori che hanno dato disponibilit\u00e0 alla divulgazione dei propri scritti e tutti coloro che hanno partecipato a questa edizione del Premio Letterario Psises.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giorno 15.12.2012 si \u00e8 tenuta presso il nuovo Centro Correggio Art Home in Via Borgovecchio 39, la cerimonia di premiazione del Primo Premio Letterario di Psises. 1\u00b0 classificato &#8211; Ex Equo &#8211;\u00a0 PAOLA LUSVARDI con &#8220;Due giornate speciali&#8221; e \u00a0SILVIA LUSVARDI con &#8220;La separazione&#8221;. 2\u00b0 classificato &#8211; (non previsto in caso di ex-equo al [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[392,391,275],"class_list":["post-1362","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli","tag-malattia-e-psicoterapia","tag-morte-e-psicoterapia","tag-premio-letterario-2"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1362","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1362"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1362\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1376,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1362\/revisions\/1376"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1362"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1362"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psises.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1362"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}