depressione

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Sulla psicologia oncologica e l’elaborazione del lutto.

Le ho definite “Strettoie” e probabilmente terrò questa parola come titolo del libro che raccoglierà i racconti scritti in questi anni sulla malattia. In questo articolo porto alcune riflessioni che spero possano aiutare il sistema di sofferenza formato dalla persona che scopre di avere un problema (“il nuovo amico sempre con me” come lo ha [...]

By |Luglio 7th, 2018|Psicologia|0 Comments

Il perfezionista imperfetto

Quanto vogliamo essere perfetti? Non ci accorgiamo di quanto questo desiderio possa nascondere a volte un vero e proprio disagio. In psicologia si definisce perfezionista chi vuole ottenere, a tutti i costi, risultati perfetti. È utile fare un distinguo: da una parte chi dà sempre il meglio dì sé senza preoccuparsi del risultato finale; dall'altra [...]

By |Maggio 19th, 2018|Articoli, Psicologia|1 Comment

CINEMA E PSICOTERAPIA: MIELE

Questa mattina mi sono riproposto appena sveglio di scrivere un articolo relativo ad un bellissimo film, MIELE, della regista Valeria Golino, che è alla sua prima regia. Ho visto questo film nel week end, in una condizione psicologica particolare, come può essere quella di chi ha la febbre alta e tanti fastidiosi dolori... Come ha [...]

By |Ottobre 17th, 2013|Articoli|0 Comments

Umorismo in Psicoterapia

Tra i tanti ricordi che ho di coloro che si rivolgono a me anche per ricevere un aiuto psicologico, ho quello di una donna anoressica, la quale durante il colloquio ad un certo punto mi disse che “sorridevo troppo”!! Naturalmente dentro di me pensai: “per fortuna che non mi ha visto ridere per le battute di spirito che talora vengono fuori in psicoterapia ”! Scattò subito la necessità di interrogarmi sull’umorismo … quanto potesse essere gradevole e di conseguenza ricercato o contrariamente quanto dovesse essere contenuto e magari relegato a ristrettissimi ambiti della relazione umana. Qualche giorno fa mi è capitato di riguardare in tv il film Patch Adams, una meravigliosa pellicola sia nella trama che nel messaggio che trasmette. Patch Adams è un film del 1998 prodotto negli USA dalla Universal, liberamente tratto dall’autobiografia di Hunter “Patch” Adams (Gesundheit: good health is a laughing matter ovvero la buona salute è una questione di risate), narra di un personaggio controcorrente che introduce la risoterapia nei primi anni settanta. Mi sono soffermata a riflettere sulla frase pronunciata da Patch/Robin Williams quando dice: “Cosa c’è di così brutto nel morire? Perché non possiamo trattare la morte con umanità?” Alludendo al modo di relazionarsi con una persona in fin di vita. Di conseguenza il paragone con la psicoterapia è scattato istantaneamente … e mi sono chiesta ancora una volta perché durante la psicoterapia ci si difende tanto dall’uso dell’umorismo. Non lo si ritiene importante? La psicoterapia è una cosa seria non una cosa seriosa, ma chi ha detto che non lo è anche l’umorismo? I benefici dell’umorismo sulla salute psicofisica sono rilevati da numerose ricerche, tuttavia vi è un carente interesse per lo studio circa gli effetti in psicoterapia dell’umorismo; immagino dipenda dal fatto che gli psicoterapeuti siano poco inclini ad inserire volontariamente motti di spirito o humour. Naturalmente il primo a studiare l’argomento fu Sigmund Freud, il quale ne parlò come un meccanismo di difesa. Di contro, recenti studi sui disturbi ossessivo-compulsivo, l’ansia, le fobie e la depressione, hanno dimostrato l’efficacia di modalità umoristiche da parte del terapeuta come enzima dell’alleanza terapeutica. Negli USA (e dove se no!) è nata l’Association for Applied and Therapeutic Humor AATH che fornisce ricerche e metodi di applicazioni dello humour. La AATH propone una bella definizione dell’umorismo: “Qualsiasi intervento che promuove la salute e il benessere attraverso lo stimolo di una scoperta divertente, l’espressione o l’apprezzamento di assurdità o incongruenze nelle situazioni di vita. Questo intervento può migliorare la salute o essere utilizzato in modo complementare per facilitare la guarigione o il coping fisico, emozionale, cognitivo, sociale o spirituale”. L’umorismo in psicoterapia è qualcosa di complesso che coinvolge aspetti cognitivi ed emotivi che unendosi tra loro creano un vissuto di divertimento e allegria; naturalmente la percezione dell’umorismo varia in base alla relazione che esiste tra paziente e terapeuta e allo stato psicologico del momento. Le funzioni che svolge l’umorismo in terapia sono diverse, tra cui: Assestment. Gli psicoterapeuti devono essere attenti a ciò a cui i pazienti trovano divertente, evitando così battute infelici. Devono richiamare l’attenzione sull’atteggiamento umoristico del paziente, facendolo coscientizzare. Creare alleanza. L’umorismo può servire per “rompere il ghiaccio” ridurre la tensione di un primo colloquio e alleviare l’ansia di intraprendere un importante percorso. Lo humour autentico, è un facilitatore sociale e connette in modo soddisfacente le persone. Apprendere prospettive alternative. Fa percepire idee nuove apparentemente inconciliabili. Ridurre lo stress. L’humour come strategia per modificare il modo di costruire il proprio mondo intrapsichico e relazionale. Fondamentale è l’empatia che il terapeuta veicola nella relazione con il paziente, l’umorismo funzione a patto che vi sia una seria e non seriosa, relazione empatica; in modo che gli interventi umoristici siano impiegati in modo genuino trasmettendo sincerità e attenzione per il vissuto del paziente. Naturalmente l’uso dell’umorismo in terapia non è scevro di rischi. Uno dei pericoli più frequenti è che i pazienti non si sentano presi sul serio: il commento può essere stato percepito come inappropriato, insensibile o non essere stato colto. Anche il terapeuta può commettere l’errore di produrre un umorismo negativo: Continua a leggere “Umorismo in Psicoterapia” »

By |Settembre 23rd, 2012|Articoli|12 Comments

Distimia: “dietro le rispettabili facciate”.

La distimia (o disordine distimico) è una forma di disagio depressivo minore nel senso che comporta una minore compromissione delle relazioni sociali e dell’attività lavorativa. Si presenta con disturbi lievi ma con andamento cronico; solitamente (causa la relativa levità degli effetti). E’frequente che il malato non ne sia consapevole in quanto convinto che il disagio quotidiano sia parte integrante, da sempre, del suo carattere. Generalmente il soggetto distimico riesce ad espletare le proprie funzioni lavorative e ad avere rapporti sociali, ma in modo nettamente diminuito e con uno sforzo notevole anche nelle cose più “normali” e di cui le persone con le quali si relaziona, spesso anche i familiari stessi, ben difficilmente si rendono conto. L’atteggiamento quasi perennemente cupo, triste e taciturno può facilmente causare stizza, se non rabbia, nel prossimo che lo considera solo un fastidioso pessimista che si crede assuma volontariamente codesto atteggiamento per cause che non vuole esprimere, ed infatti o non esistono o sono sopravvalutate negativamente, e questo il distimico lo sa, ma anche il chiedere aiuto è una di queste difficoltà che sente insormontabili. In questo modo si innesca un circolo vizioso che rafforza nel distimico la bassa autostima, l’insicurezza e l’autopercezione negativa accrescendo lo sconforto e l’introversione. Questa categorizzazione tratta dal DSM IV è sicuramente quanto di più “soporifero” per un psicoterapeuta sistemico relazionale. La letteratura sistemica è sempre stata restia a trattare temi direttamente o indirettamente diagnostici e ancora di più ad inquadrare i disturbi nevrotici nonostante i sintomi spesso siano delle importanti metafore sul piano relazionale. Da sempre spostare il focus sul piano delle relazioni è un’operazione che richiede coraggio ma anche delicatezza. Continua a leggere “Distimia: “dietro le rispettabili facciate”.” »

By |Ottobre 9th, 2011|Articoli|10 Comments