“Storie che curano” è il titolo della lezione tenuta dal Dott. Pasquale Tarantini agli studenti del Corso di Laurea in Educazione Professionale dell’Università degli Studi di Milano.

Ringrazio il corpo docente e i giovani studenti del 2 e 3 anno del Corso di Laurea in Educazione Professionale per l’ospitalità e l’opportunità di condivisione di idee.

A tre settimane dall’incontro riporto, per un brainstorming condiviso, un elenco dei temi proposti o che si sarebbero dovuti trattare o che non sono stati trattati in maniera didattica ma che con idea clinico/ narrativa sono passati come ipotesi sistemiche. Resto a disposizione dei ragazzi per ulteriori approfondimenti e per l’invio degli scritti  (non letti), qualora qualcuno volesse ulteriormente approfondire il tema trattato. Ringrazio i ragazzi che mi hanno contattato tramite Email o Social, per feedback sulla giornata o richieste.

Abbiamo toccato i seguenti temi:

“Perturbazione” dei sistemi di cura come ipotesi di cambiamento. Attenzione dell’operatore alla narrazione del paziente e ipotizzazione di narrazione e storia alternativa che non debba essere troppo distante da quella portata.

Storia personale di una persona e “infinite narrazioni” della stessa.

La differenza tra un’epistemologia della verità e dell’interpretazione che giudica o definisce talvolta con etichette il sistema di cure e un’epistemologia dell’ipotesi che rispetti le unicità delle situazioni e tenga conto del coinvolgimento nella cura di tutta la rete compreso quello di operatori e medici.

Le voci interne che ognuno di noi conserva e preserva nella propria memoria. Di quanto sia importante mantenere per un operatore come per qualsiasi persona un buon ascolto dell’esperienze di studio e delle teorie di riferimento interiorizzate.

Comprendere che il lutto irrisolto e cioè senza che sia avvenuta una buona elaborazione dello stesso, possa potenzialmente generare patologie psicologiche. Gli operatori preparati a comprendere le dinamiche di lutto hanno la possibilità di mantenere una relazione empatica e comprensiva del paziente. A tale proposito si è parlato della differenza dei tempio individuali nell’affrontare il lutto e delle tappe di un’elaborazione del lutto: a. fase della negazione e del rifiuto in cui spesso come sistema di aiuto è preferibile mantenere un contatto che rispetti silenzi e distanze; b. fase della rabbia tra ritiro sociale ed esternalizzazione della stessa (perché è successo proprio a me); c. la fase di ripresa in cui il lutto e la narrazione cambiano verso nuove ipotesi alternative, che tendono a sostituire la storia narrata bloccata alla perdita; fase di accettazione in cui la narrazione cosciente di perdita e dolore non risulta essere invalidante nella vita della persona.

Si è parlato di bambino e della fragile capacità di affrontare la sofferenza e di come gli adulti e gli educatori ne debbano tenerne conto. La fragilità dei bambini avrebbe bisogno di sistemi di accoglimento che alle volte superano le competenze di parenti e educatori.

Abbiamo trattato il tema delle immagini indelebili che nei momenti di grande stress si formano nella memoria e diventano, se ben utilizzate, potenziale veicolo di elaborazione del lutto. Lo scrivere di queste immagini può essere un modo per curare la ferita e elaborare il dolore.

Abbiamo parlato di storia personale tra vincolo e possibilità. Di come ogni esperienza dolorosa di vita possa essere efficace motore di crescita. Abbiamo accennato al genogramma come forma di raccolta dati e stimolo alla riflessione sui sistemi di cura (accenno).

Abbiamo parlato dell’importanza del giovane nel sistema sociale come futuro e di quanto sia importante mantenere una buona protezione del proprio Sè, Essere educatori sociali  come tutti i lavori a contatto con la sofferenza e il dolore delle persone ha bisogno di continua verifica del proprio Se affinché si mantenga una buona stabilità in linea con le richieste del sistema di cura. L’operatore deve tener presente che il proprio sistema psicologico è complesso e costituito da diversi sottosistemi come quello genitoriale, familiare e amicale e il sistema di cura è fatto da diversi sottosistemi quali quello medico, dei colleghi, del paziente e della famiglia e magari della segreteria o amministrazione. L’operatore deve avere strategie per poter mantenere un buon livello di benessere psichico e ascoltarsi. L’equipe di lavoro, gli incontri con colleghi o di riflessione sul lavoro diventano fondamentali valvole di sfogo. L’operatore deve saper scaricare le tensioni accumulate con sport o  rilassamento, conservando le proprie passioni e considerare fondamentale una buona gestione delle relazioni familiari, genitoriali e amicali.

Abbiamo parlato di come errori o incidenti giovanili possano rovinare la vita dell’adolescente. Dipendenze da Alcol e droga sono “Cancri” non differenti da quelli fisici per grado di sofferenza. Un’attenzione particolare, in quanto educatori sociali, deve essere riposta nei grandi numeri che la dipendenza da gioco sta raggiungendo: sempre più persone, di ogni età, entrano in questo tunnel disgregando patrimoni economici e soprattutto relazionali e affettivi.

Mi fermo qui un po’ per il tempo sempre tiranno, un po’ perché mi farebbe piacere che qualche studente mi inviasse un proprio brainstorming rispetto a quanto emerso durante l’incontro.

Un caro augurio di Buon Natale e Buone Feste a tutti voi studenti e lettori.