Le ho definite “Strettoie” e probabilmente terrò questa parola come titolo del libro che raccoglierà i racconti scritti in questi anni sulla malattia.

In questo articolo porto alcune riflessioni che spero possano aiutare il sistema di sofferenza formato dalla persona che scopre di avere un problema (“il nuovo amico sempre con me” come lo ha definito di recente una paziente), la famiglia, gli amici e i conoscenti e l’equipe medica.

Vorrei partire dalla prevenzione. È stata il cavallo di battaglia della medicina e della psicologia negli anni ‘80. Avere una buona attenzione al proprio corpo (autopalpazione del seno, attenzione alla modifica dei nei o al sangue nelle feci e ad altri sintomi predittivi) e a livello più sistemico una sanità che investe in screening, sono sicuramente un investimento per  la completa e tempestiva guarigione. Durante un recente incontro il Presidente della Lilt, Prof. Schitulli, per anni oncologo di fama consigliava alle donne screening annuali aldilà dei protocolli regionali figli di politiche economiche. Come dire sulla salute non si risparmia.

Il secondo punto di riflessione è la comunicazione della diagnosi. Oggi i medici, affiancati da colleghi psico-oncologi trasmettono l’informazione (l’esito istologico) rispettando l’unicità della persona coinvolta e la sensibilità dei familiari. Questo buon inizio non basta, il sistema di malattia può andare in crisi in qualsiasi momento del percorso di guarigione e manifestare malessere che andrebbe letto, accolto e contenuto. In più un sistema di guarigione tonico che riesce ad evitare il blocco emozionale e le ansie conseguenti, collabora al meglio per una soluzione positiva e definitiva. Ricordo a riguardo il prof. Veronesi che diceva che a parità di stadio della malattia oncologica, l’esperienza clinica e le statistiche evidenziavano un valore differenziale importante, nella positività che malato e famiglia avevano dimostrato nel percorso di cura.

Terzo punto di riflessione i bambini presenti nel sistema di malattia, sia quando questi sono attori principali del percorso, sia quando sono parte della famiglia che affronta un percorso di cura. Queste situazioni hanno bisogno di un’attenzione agli aspetti psicologici che tenga conto sia del momento ma anche degli sviluppi successivi. Spesso si è pronti e supportati nel momento di crisi, difficilmente si trova sostegno negli anni successivi. Aver attraversato una “strettoia” anche quando si è stati supportati, non sempre garantisce nel tempo che l’esperienza e la ferita conseguente non possa riaprirsi. Alle volte i genitori di bambini guariti, nel momento post stress manifestano sintomi che li portano a mettere in dubbio la relazione.

Quarto punto di riflessione la parte sempre sottovalutata di “elaborazione del lutto”. Con elaborazione del lutto intendo un più o meno breve percorso psicologico con sedute in cui si affronta il dolore della perdita. Purtroppo non sempre le persone si rendono conto di avere bisogno e sul momento i meccanismi di difesa psicologici possono ingannare parenti e amici, che tenderanno a credere nella ripresa. Purtroppo una mancata elaborazione del lutto porta nel tempo conseguenze disastrose a livello psicologico. Vorrei fare una piccola parentesi sulla definizione di lutto psicologico: considero lutto anche l’aver avuto un grosso problema (per esempio un infarto, un incidente, una separazione affettiva subita etc.) e anche in questi casi consiglio una elaborazione psicologica del lutto della perdita.

Quinto punto di riflessione il momento della fine. Quando purtroppo l’equipe medica sente che il limite scientifico è stato raggiunto possono essere attivate modalità per rendere unica un’esperienza che sia pur nella sua tragicità può essere vissuta come indimenticabile e rendere, ove possibile, ancora più infinito e indelebile il ricordo di chi ci lascia.

Sesto e ultimo punto di riflessione la possibile magia di ridefinire la relazione con chi ci lascia. Anche quando ci sono delle rabbie reciproche nelle relazioni di perdita, per esempio un figlio che porta rabbia e rancore verso un padre, per come narra quella relazione e per i fatti del passato, un ascolto empatico, decodificante del messaggio che sottende dolore e rabbia, può avvicinare nell’ultimo momento e rendere finalmente visibile l’amore maltrattato, ignorato, offeso…

Di questo se l’emozione e la situazione lo permetteranno parlerò a Milano presso la Libreria Bocca il giorno 22 luglio. Attendo come sempre vostri commenti, critiche e suggestioni sulla casella di posta info@pasqualetarantini.it)