E siamo finalmente giunti al culmine della giornata di Premiazione. Un momento che in questa edizione è diventato veramente speciale. Leggete il perché.

I CLASSIFICATO AL PREMIO LETTERARIO: 

LETTERE DA SHIRAZ di Fabio De Vito

E’ la storia di un amore in guerra. Lettere di amore, di dolore, di sofferenza, di angoscia, ma anche di gioia e di speranza. Lettere di un marine per la sua compagna. La cronaca di una morte annunciata. Uno scritto creativo, ricco di dettagli reali, frutto di un lavoro assiduo, preciso. Il lettore resta coinvolto, ha la sensazione di essere parte della storia, continua la lettura tutta di un fiato, con la voglia di allungare la vita di un eroe e l’angoscia per fatti di vita che speri possano non appartenerti mai. Premio all’originalità e alla capacità di commuovere.

BREVE ESTRATTO DEL RACCONTO:

Cara Adelina, siamo appena arrivati nella base di Qarchak, a 10 minuti in jeep da Tehran, in questo momento sono le 22 e credo di avere ancora un po’ di tempo per scriverti… Mi aspettavo facesse più caldo, invece, ci hanno dato il giaccone pesante in goretex, guanti e calzamaglie. Qui facciamo ogni giorno il tifo affinché non finisca con bende, cerotti e ammacchi di ginocchia, il morale è alto, non abbiamo paura, siamo protetti e la gente qui ci vuole bene, stai tranquilla, non corriamo pericoli, il tuo caporale William Braker è in buone mani.

Come promesso, sono di ritorno vivo dal campo Onu, abbiamo distribuito cibo, acqua in bottiglia, latte in polvere e medicinali. Abbiamo anche giocato a soccer con i ragazzi del posto, alcuni ci prendevano in giro, ridevano di noi perché eravamo molto imbottiti e c’erano appena 32° di fresco sole! Tuttavia erano bimbi con tanta voglia di vivere, di sentire calore umano, di sentirci amici e così ci trattavano. Riuscivano a sorridere, a essere spensierati nonostante portassero ferite di cui non ho nemmeno il cuore di raccontarti. Mi si è stretto il cuore su di una in particolare, la piccola Hanna, una bimba di due anni, senza le gambe e senza un occhio. Stringeva una bambola vestita da sposa, che al tocco di un bottone pronunciava delle parole in una lingua incomprensibile e lei la guardava, la osservava, la curava come fosse un cagnolino o una sorella più piccola. Una scena di una tenerezza unica. La sua vista mi ha ricordato tanto noi due… Abbracciami nostro figlio, digli che mi manca, mi manca tanto il suo viso, le sue mani, il suo sguardo serio e nostalgico.

Il momento più duro ma bello per me, Adelina, è la notte, perché in quell’attimo della giornata posso chiudere gli occhi e posso tornare a vederti. Ti vedo sorridere, sempre, giocare con Morris, tenergli quelle piccole e morbide mani, ti vedo su di lui, baciargli il collo e stringerlo tanto a te.

Siamo in marcia, direzione Shiraz, località in mano alla milizia alleata. Ci sono alcuni disordini causati da un gruppo di fondamentalisti ma sembrerebbe tutto tranquillo, almeno per il momento. Sono al fianco di Steve ora, ti manda un caro abbraccio, ha detto che vuole conoscerti, non ci crede che sei un angelo, il mio angelo, bella più di una dea, crede che io conti palle!

Con la jeep, con i ragazzi abbiamo raggiunto una guarnigione inglese, nelle vicinanze del lago Maharlu…… una meraviglia unica. Non trovo le parole per descriverlo: è disegno, è un vezzo di Dio, un ristoro per il cuore e per l’anima. È un’enorme distesa d’acqua di colore rosa, del tutto piatta e davvero surreale, sembra di contemplare un quadro, un disegno del passato che magicamente si mostra in tutta la sua reale forma davanti a occhi che non possono fare altro che caricarsi di stupore e meraviglia … La sera, al tramonto, quel colore rosa si tende a confondere con le tonalità blu del cielo, fino a formare una scala di colori che rapisce sogni e desideri. Il rosso della terra sale e si confonde con il riflesso dell’acqua sul cielo, fino a perdersi al suo zenit, al vertice, dove poggiano le stelle. Ci sono barchette a forma di cigno, con la testa piegata verso il basso, per poterci legare le funi alla riva. Hanno becchi dipinti di rosso scarlatto e ce ne sono tante, una vicina all’altra, che ondeggiando tra loro si carezzano, perdendo mano a mano della sottile polvere di vernice, tappezzando come un arcobaleno il manto d’acqua. E io qui che chiudo gli occhi e ti vedo, ti vedo e facciamo l’amore ….come l’ultima volta, che stringo le tue mani nelle mie e ti guardo gli occhi, quegli occhi che mi hanno fatto perdere nel tuo mondo, in quel tuo abisso di anima, in quel mistero che rapisce e porta via in spazi da nessuno conosciuti. Adelina, non so se riuscirò a scriverti ancora… ma sappi che ti amo, amo tutto di te, ricordati di me, sempre e spero che un giorno tu possa vedere questo posto con i tuoi occhi e immaginare questo momento, insieme. Ti bacio…

Una fredda mattina di fine Marzo, Adelina riceve una telefonata dal comando degli Stati Uniti, all’altro capo si palesa un certo comandante Kilton, il quale comunica che il suo giovane marito, William Braker, è purtroppo morto a seguito di un’imboscata. Che il suo corpo è in volo e sta facendo ritorno a casa. Il silenzio, il vuoto, il buio, il bimbo che gioca con i suoi rudimenti, i suoi occhi, verdi e colmi di lacrime, diventano piccoli, stretti… cupi.

Dov’è Steve? Dove sei, tu eri il suo angelo custode, tu ti sei preso cura di lui per oltre due mesi, dove sei ora? Cos’è successo a Will? …

Alla fine, un giorno di giugno, riceve una telefonata, una voce calda e fraterna che, aldilà della cornetta, esordisce: Ciao Adelina, sono… sono Steve… Al suo affannato saluto segue una pausa, anche lunga, cosa che Adelina sfrutta in maniera molto brusca: mi hai detto che mi ami….perché l’hai detto tu, non lui, lui non l’ha mai detto nelle sue lettere, erano i nostri accordi, perché, quindi? Un silenzio interminabile. Dopo, prende coraggio e replica: No Adelina, non sono io che ho scritto quella lettera, mi spiace… Una notte eravamo sott’attacco nemico… non ho fatto in tempo a proteggerlo, a difenderlo, una bomba è esplosa a 3 metri da lui e il suo petto si è …… lo abbiamo soccorso, portato in un centro medico e lo hanno operato. E’ stato lì…… L’ho dovuto lasciare per una missione, sono tornato dopo tre settimane e lui era lì, morto… Ad Adelina si rompe il cuore

Giugno, il giorno del secondo compleanno del piccolo Morris, più di un anno dopo…Tori entra in cucina, si avvicina ad Adelina e le da una busta bianca, con l’affrancatura dell’Esercito degli USA.

Mia cara Adelina… Credo di aver fatto un grande errore alcune notti fa, uno del 5° non è stato bene tutto il giorno, il Comandante mi ha chiesto di andare al suo posto. Steve si è opposto, abbiamo discusso ma lo sai, sono un soldato dell’esercito degli Stati Uniti e…..non posso comunque scegliere. Qualcosa dev’essere esploso, ho sentito un forte bruciore sul petto. Non potevo muovere il collo, avevo le mani bollenti, quasi infuocate, non sentivo le dita della mano.

Scorgevo del sangue dal mio petto e non riuscivo più a vedermi il naso. Ogni sei ore un infermiere mi somministra una forte dose di morfina, la sostanza che mi aiuta a non sentire dolore, a non digrignare dal dolore, in più, ogni giorno mi cambiando le bende per le ustioni che ho sul petto e sul volto e non voglio nemmeno descriverti quanto sia doloroso….insopportabile ……credo di non avere più carne sotto lo zigomo, con la lingua sento il cotone del bendaggio….. mi sento di morire, è un incubo, tutto, ogni cosa. Non posso toccarmi il viso, né togliermi le bende che ho sul volto. Vorrei evitarti queste descrizioni, ma non ce la faccio… non riesco a mentirti ….e ho paura, ne ho tanta. Vorrei che tutto fosse un romanzo, come sempre una poesia ma non ci riesco, ho tanta paura che ogni giorno sia l’ultimo, che ogni momento sia un addio. Il medico mi ha detto che per il momento non possono trasferirmi, ho delle ustioni gravi e c’è rischio d’infezione, quindi …. Sappi che quando chiudo gli occhi penso ancora a te, a Morris, a noi due… Vorrei tanto che tu stessi qui….. Dai un bacio al piccolo…e non ti aspettare nemmeno ora che ti dica ti amo. A presto Adelina…

La lettera si chiude con una citazione di un poeta anonimo: alla crudeltà del reale io preferisco un sogno ricco di colori, di cigni, di cieli stellati e una donna a cui dire sempre, ti amo.

IL DOPO PREMIAZIONE E LA SORPRESA.

Fabio De Vito, dopo aver consegnato il racconto per il Premio Letterario ha continuato a scrivere e il suo racconto è diventato un libro. Durante la premiazione Fabio De Vito, ha consegnato al Dott. Pasquale Tarantini, la prima copia del suo libro LETTERE DA SHIRAZ che in questi giorni è in pubblicazione.

 

 

 

 

Auguriamo a Fabio De Vito, che è un giovane avvocato di Bari, nonché fratello della dott.ssa Daniela De Vito, di vendere tantissime copie di questo meraviglioso e commovente racconto. Ci farebbe piacere che questo premio faccia da trampolino per un futuro narratore.

Nel frattempo proponiamo ai lettori di Psises di prenotare tramite Email all’indirizzo info@psises.it una copia del libro con autografo dall’autore.